lunedi` 09 novembre 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

La sinistra ha appoggiato il terrorismo islamico 09/11/2026 (Video di Ciro Principe)


Clicca qui






Setteottobre Rassegna Stampa
09.11.2026 Hind Rajab Foundation a Firenze, le domande all’Università
Commento di Alessandro Bertani

Testata: Setteottobre
Data: 09 novembre 2026
Pagina: 1
Autore: Alessandro Bertani
Titolo: «Hind Rajab Foundation a Firenze, le domande all’Università»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Alessandro Bertani dal titolo: "Hind Rajab Foundation a Firenze, le domande all’Università"

Hind Rajab Foundation a Firenze, le domande all'Università

Salvo smentite, finora non pervenute, il 12 novembre si terrà al Campus di Novoli dell’Università di Firenze l’incontro “Perseguire i crimini commessi a Gaza: l’esperienza della Fondazione Hind Rajab”, pubblicizzato dall’Associazione Amicizia Italo-Palestinese. Parlerà Natacha Bracq, responsabile del contenzioso della Hind Rajab Foundation (HRF), introdotta dai professori Micaela Frulli, Alberto Tonini e Leonardo Bargigli.

Non è la solita iniziativa di propaganda pro-Pal che entra nelle nostre università. È qualcosa di ben altra portata, perché a essere ospitata è un’organizzazione le cui attività e i cui vertici destano legittime preoccupazioni, come emerge dalle fonti pubbliche consultate, tutte facilmente accessibili.

La HRF, associazione di diritto belga nata nel 2024, porta avanti campagne di “offensive litigation”, che si traducono in una sistematica pressione giudiziaria e politica nei confronti di militari e cittadini israeliani, esponendone nomi e volti, monitorandone gli spostamenti e richiedendone l’arresto o l’attivazione di indagini.

La sezione “Legal Action” del sito della HRF assume i caratteri di una lista di proscrizione: identità e fotografie di ragazzi, donne e uomini buttate lì, in pasto alla propaganda e a chissà cos’altro.

Tra i casi più emblematici, documentati dalla stessa HRF nel suo sito internet, figurano la denuncia del 2024 alla Corte penale internazionale contro mille militari israeliani con doppia cittadinanza e la richiesta agli Stati di arrestarli “immediatamente”. A ciò si aggiunge l’esposto del 25 ottobre scorso rivolto alle autorità del Regno Unito, affinché interrogassero tutti gli adulti israeliani in ingresso nel Paese sull’eventuale servizio prestato nell’IDF. Un ulteriore caso riguarda il dossieraggio nei confronti del comico Guy Hochman, con tanto di date e sedi delle sue tournée, e dell’imprenditore Alon Elgali.

Il denominatore comune è l’uso disinvolto della denuncia, il controllo massivo, l’origine israeliana degli accusati che diventa presunzione di colpevolezza. È la negazione delle più elementari regole dello stato di diritto, ma anche lo schema della colpa collettiva, tipica espressione di stereotipi antisemiti. A ciò si aggiunge un aspetto non meno inquietante: il rapporto tra i vertici della fondazione e l’islam politico.

Abou Jahjah e Karim Hassoun, direttore generale e direttore operativo della HRF, sono stati fondatore e presidente dell’Arab European League, il cui ramo belga, secondo uno studio del 2016 commissionato dal ministero olandese della Giustizia, sarebbe stato sciolto per rapporti con Hezbollah. Entrambi i dirigenti della HRF figurano anche fra i firmatari di un appello del 2009 per la rimozione di Hamas dalla lista terroristica europea e, come riferito dal Jerusalem Post il 6 febbraio 2025, sarebbero stati inseriti nella «No Fly List» statunitense.

Proprio Abou Jahjah, nel 2003, ha inoltre dichiarato al New York Times di aver ricevuto addestramento militare da Hezbollah e di averne fatto parte. Accusato di questa appartenenza, l’ha in seguito negata, ma in un messaggio ripreso dalla testata BRUZZ il 6 gennaio 2025 si è detto “onorato” dell’accusa e ha dichiarato di rispettare i miliziani per la loro resistenza contro l’esercito israeliano.

Non è stato da meno un altro dirigente, Haroon Raza, che, come riportano l’International Legal Forum e il National Jewish Advocacy Center, l’11 luglio 2025 ha postato su X “Possa Allah distruggere tutti i sionisti”: chiunque creda nel diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico e difenda il diritto di Israele a esistere meriterebbe quindi l’ira di Allah. Al sig. Raza non manca certo la chiarezza. Ecco, questo è quanto risulta sull’organizzazione che il 12 novembre sarà ospitata all’Università di Firenze.

Mi rivolgo dunque a Lei, Magnifica Rettrice, convinto che converrà con me che tutto ciò pone inevitabili interrogativi.
Per esempio: l’Ateneo ha approfondito il profilo dell’HRF e dei suoi dirigenti e i loro metodi di azione? Ritiene Lei che questi soggetti siano idonei a intervenire in un incontro nelle aule dell’Università? Quali misure sono state adottate per garantire agli studenti (israeliani, ebrei o “semplicemente” sionisti) la possibilità di partecipare all’evento serenamente, senza sentirsi esposti alle campagne dell’HRF o agli anatemi di un suo cofondatore? È Sua intenzione “compensare” questa iniziativa con altre, che propongano un punto di vista diverso su tematiche così delicate?

Magnifica Rettrice, non sono domande polemiche. Sono domande che nascono dalla convinzione che le università non debbano essere luoghi di propaganda, ma luoghi di confronto e formazione del pensiero critico. Luoghi sicuri, dove nessuno debba sentirsi, nemmeno per un singolo evento, limitato nella propria libertà per le opinioni che esprime, per il Paese da cui proviene o per il credo religioso che professa. Setteottobre seguirà la vicenda e fornirà ogni supporto, se richiesto. Lei intanto, per cortesia, ci rassicuri.

 


info@setteottobre.com

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT