ONU, nuova offensiva palestinese contro Israele Commento di Alessandro Carmi
Testata: Setteottobre Data: 09 novembre 2026 Pagina: 1 Autore: Alessandro Carmi Titolo: «ONU, nuova offensiva palestinese contro Israele»
Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE la cronaca di Alessandro Carmi dal titolo: "ONU, nuova offensiva palestinese contro Israele"
I palestinesi preparano una nuova offensiva diplomatica contro Israele all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, approfittando della delicata fase politica che accompagna la formazione del nuovo governo israeliano. Nel corso di novembre intendono sottoporre al voto una serie di risoluzioni che prendono di mira la presenza israeliana in Cisgiordania, gli insediamenti e i progetti edilizi nell’area E1, alle porte di Gerusalemme. L’iniziativa incontra tuttavia un ostacolo significativo nelle divisioni dell’Unione europea, i cui ventisette Stati membri, dopo una settimana di consultazioni, non sono riusciti a concordare una posizione comune.
Secondo quanto riferisce Ynet, le bozze sono oggetto di un intenso negoziato tra la rappresentanza palestinese e le delegazioni europee. Tra i provvedimenti figurano risoluzioni dedicate all’assistenza ai profughi palestinesi, alla tutela delle loro proprietà e dei mezzi di sostentamento, oltre alla condanna degli insediamenti israeliani nei territori che le Nazioni Unite definiscono occupati, compresi Gerusalemme Est e le alture del Golan.
Particolarmente significativa è la richiesta palestinese di una dichiarazione ufficiale dell’ONU che escluda il riconoscimento della presenza israeliana in Giudea e Samaria, denominazione ebraica della Cisgiordania. A questa si accompagna la proposta di rafforzare il principio della cosiddetta «differenziazione», che impone di distinguere, nei rapporti internazionali, il territorio dello Stato di Israele da quello conquistato durante la guerra del 1967.
La questione riguarda direttamente gli accordi economici e commerciali, la cooperazione istituzionale e il trattamento dei prodotti provenienti dagli insediamenti. Per i palestinesi rappresenta uno strumento attraverso il quale aumentare la pressione internazionale su Gerusalemme, anche in assenza di progressi nei negoziati diretti.
Un altro punto controverso è il progetto E1, l’area situata tra Gerusalemme e Ma’ale Adumim, dove Israele intende realizzare nuovi insediamenti residenziali. Il progetto incontra da anni l’opposizione palestinese e di numerosi governi occidentali, secondo i quali comprometterebbe la continuità territoriale di un futuro Stato palestinese. Israele considera invece quell’area strategica per i collegamenti con Gerusalemme e per la sicurezza della capitale.
Il mancato accordo europeo costituisce per il momento un risultato favorevole alla diplomazia israeliana. Le divergenze tra gli Stati membri riflettono sensibilità differenti nei confronti del conflitto e delle iniziative palestinesi nelle organizzazioni internazionali. L’assenza di una posizione condivisa, tuttavia, potrebbe non impedire che le risoluzioni vengano presentate e approvate, considerati gli equilibri tradizionalmente sfavorevoli a Israele nell’Assemblea generale.
L’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon, sta conducendo contatti con i Paesi alleati per attenuare il linguaggio dei documenti e ridurre il numero dei voti favorevoli. Secondo Danon, i palestinesi cercano di sfruttare l’attuale situazione politica israeliana per mettere in difficoltà il Paese sulla scena internazionale.
Le risoluzioni dell’Assemblea generale, generalmente prive di efficacia giuridicamente vincolante, possono comunque produrre conseguenze diplomatiche importanti, contribuendo a consolidare orientamenti politici che influenzano le relazioni bilaterali e le decisioni delle istituzioni internazionali.
La partita si giocherà dunque tanto sul contenuto dei testi quanto sul numero e sull’identità dei Paesi che decideranno di sostenerli. Per Israele sarà essenziale verificare se le divisioni europee si tradurranno in astensioni o voti contrari. Per la leadership palestinese, invece, l’obiettivo è ottenere un nuovo riconoscimento politico delle proprie rivendicazioni, mantenendo alta la pressione internazionale mentre a Gerusalemme si definiscono gli equilibri del nuovo governo.