Riprendiamo da BET Magazine il redazionale di Bet Magazine dal titolo: "“Milano città della Pace”, ma si attacca Israele. E Rav Arbib e Dalia Gubbay lasciano la sala"

A Palazzo Marino si è tenuto questa mattina, venerdì 6 novembre, l’incontro inaugurale della prima fase della Conferenza Internazionale “Milano Città per la Pace”, l’iniziativa promossa dal Consiglio comunale per offrire alla città l’opportunità di essere un “ponte per la riconciliazione fra i popoli”.
La Conferenza Internazionale “Milano Città per la Pace” è un’iniziativa promossa con un Ordine del giorno della maggioranza votato a maggio, che si ispira a quanto fatto dal Sindaco di Firenze Giorgio La Pira nel 1955 con il Convegno mondiale dei sindaci per la pace e dal Sindaco di Milano Aldo Aniasi che, negli anni ’70, promosse numerosi incontri tra i rappresentanti delle maggiori metropoli mondiali.
Oltre all’evento inaugurale, il programma di questa prima fase prevede nove panel tematici organizzati in vari luoghi della città: dalla Stecca al Museo del Risorgimento, dalle sedi di Ispi, Acli, Confcooperative Milano Navigli e Caritas alla Casa dei Diritti. Interessati anche chiese e luoghi di culto.
All’incontro inaugurale ha preso parte il Sindaco Giuseppe Sala, la Presidente del Consiglio comunale Elena Buscemi, il Sindaco di Lecco Filippo Boscagli (in collegamento) e la Sindaca di Andria, Giovanna Bruno, insignita del Premio “L’Isola che non c’è per la Pace 2026”. Ma proprio dalle parole di quest’ultima, è stato subito chiaro che anche in Comune, come nelle piazze, c’è solo un imputato: Israele. Giovanna Bruno, infatti, ha detto che quello in corso a Gaza “è un genocidio. L’infanzia dei bambini di Gaza è violentata come quella di tutti i bambini del mondo che vivono dove ci sono conflitti”.
Il rabbino capo di Milano, Rav Alfonso Arbib, ha lasciato l’aula consiliare di Palazzo Marino, dove stava partecipando seduto tra i banchi dei consiglieri, dopo le parole della Sindaca di Andria: ha scosso il capo e dopo poco si è alzato per andare via. “Nei conflitti non tutto è bianco e nero”, ha spiegato sottolineando che “prendere una posizione estrema e unilaterale non mi sembra che aiuti la pace”.
“Genocidio”: la parola magica che, guarda caso si usa solo se il “genocida” è lo Stato ebraico, il cui popolo è quello che ha subito il più grave genocidio nella storia dell’umanità. Non si dice a Putin, nonostante ciò che ha fatto in Cecenia e oggi in Ucraina, non si dice a Erdogan e alla Turchia che, dopo il genocidio degli armeni sta tentando quello dei curdi; non si dà del “genocida” a Hamas per il 7 ottobre e non solo, né all’IRAN, per lo sterminio dei suoi oppositori. “Genocidio” è solo quello dei palestinesi, che però, se si guardano i numeri, sono in costante crescita demografica. Il genocidio più strano della storia.
Non esiste genocidio con aumento costante della popolazione. Israele ha perso centinaia di soldati per combattere sul terreno e per evitare vittime civili. Se avesse voluto fare un genocidio avrebbe bombardato dal cielo e raso al suolo tutta la Striscia e la sua popolazione con bombe di profondità e missili incendiari e a Gaza ci sarebbero stati due milioni di morti. Questo sarebbe stato un genocidio. Non è tanto difficile da capire. Checché se ne dica, aiuti a Gaza non si sono mai interrotti da Israele e 600.000 bambini palestinesi sono stati, nonostante la guerra, vaccinati contro la polio. Poi certo che in guerra si muore, si viene sfollati, non si ricevono cure adeguate e si soffre tremendamente. Ma la guerra l’ha voluta Hamas, che aveva 750 chilometri di tunnel per proteggere la popolazione civile e invece non ci ha fatto entrare nemmeno un bambino (solo i figli di Sinwar e dei gerarchi islamisti).
Insomma il clichè del “genocidio”, che ormai è sdoganato e corre sulla bocca di ogni “politico” del campo largo e non solo, Giovanna Bruno avrebbe potuto evitarlo in un contesto come quello della Conferenza Internazionale “Milano Città per la Pace”. Non lo ha fatto dimostrando solo di non meritare il premio del quale è stata insignita.
Daniele Nahum: “Alla conferenza per la pace hanno teso un trappolone”
“Hanno voluto invitare la Sindaca di Andria, alla guida di una città famosa per conoscere la realtà della guerra come Tel Aviv e Betlemme, la quale nella sua relazione ha utilizzato il termine ‘genocidio’ riferito alla situazione di Gaza. – ha scritto il Consigliere comunale Daniele Nahum su Facebook – Bene ha fatto Alfonso Arbib, Rabbino Capo di Milano, ad alzarsi e andarsene appena ha sentito quelle parole”.
“Un termine che molti di noi contestano, non reputano appropriato e sul quale c’è un ampio dibattito. A prescindere da questo, non è affatto lungimirante promuovere una conferenza di pace e utilizzare parole che dividono.
Come ho detto ieri, la retorica della pace non serve a nulla e come è stata costruita questa iniziativa va nella direzione opposta. Visti i risultati, chiederò al Sindaco di coinvolgere tutti i gruppi politici nell’organizzazione dei prossimi eventi: o si costruiscono percorsi reali coinvolgendo città e paesi dei luoghi in conflitto, oppure sono iniziative totalmente inutili”.
La dichiarazione vertici comunità ebraica di Milano sulla manifestazione “sindaci per la pace”
«Abbiamo partecipato all’iniziativa “Sindaci per la pace” del Comune di Milano, ma siamo stati costretti a lasciare la sala durante l’evento inaugurale. La sindaca di Andria ha parlato esplicitamente, ribadendolo più volte, di genocidio palestinese e della proposta di Nobel per la pace ai bambini di Gaza. Crediamo sia un ottimo esempio di posizione apparentemente pacifista che serve ad alimentare i conflitti. È un mondo in bianco e nero in cui le colpe sono tutte da una parte e le vittime tutte dall’altra. Vorremmo ricordare che siamo in presenza di una guerra che dura da moltissimo tempo; siamo in presenza di una volontà esplicita, dichiarata dall’Iran e da Hamas, di distruggere lo Stato d’Israele, volontà ribadita centinaia di volte; siamo in presenza di un conflitto più recente nato dopo il più grande massacro di ebrei dopo la Seconda Guerra Mondiale. È un conflitto che ha causato moltissime vittime e moltissime sofferenze al popolo palestinese e al popolo israeliano. Ridurre il tutto alla demonizzazione dello Stato non solo non serve a raggiungere la pace ma serve ad alimentare il conflitto e l’atmosfera di odio in Medio Oriente che purtroppo si respira anche qui». Lo dichiarano Rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano, e Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano. Alla manifestazione era presente anche la vicepresidente della Comunità ebraica di Milano, Dalia Gubbay, che ha a sua volta abbandonato i lavori.