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Setteottobre Rassegna Stampa
07.11.2026 Iran, Teheran brinda per la sconfitta di Trump
Cronaca di Shira Navon

Testata: Setteottobre
Data: 07 novembre 2026
Pagina: 1
Autore: Shira Navon
Titolo: «Iran, Teheran brinda per la sconfitta di Trump»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE la cronaca di Shira Navon dal titolo: "Iran, Teheran brinda per la sconfitta di Trump"

Iran, Teheran brinda per la sconfitta di Trump

A Teheran la sconfitta di Donald Trump nelle elezioni americane di metà mandato è stata accolta come una vittoria dell’Iran. Mentre i Democratici conquistavano la maggioranza al Congresso, i vertici della Repubblica islamica si affrettavano a celebrare il risultato, presentandolo come la prova del fallimento della politica americana contro il regime degli ayatollah. Le dichiarazioni diffuse il 4 novembre dai principali esponenti del Parlamento iraniano rivelano quanto Teheran consideri importante, anche sul piano strategico, l’indebolimento politico del presidente americano.

Il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha interpretato il voto come un pronunciamento degli elettori contro la guerra. In un messaggio pubblicato su X ha sostenuto che gli americani, spinti dalla propria coscienza oppure dalle difficoltà economiche, avrebbero detto no a nuove avventure militari. Ha quindi avvertito Washington che un eventuale tradimento della volontà popolare, compiuto per soddisfare interessi internazionali, provocherebbe una risposta da incubo.

Il riferimento è al confronto militare tra Stati Uniti e Iran, che continua a occupare un posto centrale nella propaganda della Repubblica islamica. Ghalibaf cerca di attribuire al voto americano un significato che va ben oltre la politica interna, trasformando il successo democratico in una presunta bocciatura dell’intera strategia di pressione esercitata da Trump su Teheran.

Ancora più esplicito Hassan Ghashghavi, portavoce della commissione parlamentare per la Sicurezza nazionale, che ha utilizzato un’immagine destinata a colpire il presidente americano. «L’ombrello protettivo di Trump è sempre bucato quando la tempesta raggiunge il culmine», ha scritto, sostenendo che quanti si affidano al sostegno della Casa Bianca finiscono inevitabilmente per essere sconfitti. Tra gli esempi citati figurano Viktor Orbán in Ungheria, Jair Bolsonaro in Brasile e i candidati repubblicani appoggiati dal presidente.
Il vicepresidente del Parlamento, Ali Nikzad, ha rincarato la dose, descrivendo Trump come un leader prigioniero delle proprie illusioni, incapace di ottenere risultati attraverso le minacce e la propaganda sui social network. Secondo Nikzad, la sconfitta elettorale rappresenterebbe una conseguenza della precedente disfatta americana nel confronto con l’Iran.

Nelle sue dichiarazioni è tornato anche lo stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita una parte fondamentale del commercio mondiale di petrolio. Nikzad lo ha definito un simbolo della potenza iraniana, avvertendo che qualsiasi nuova iniziativa militare nella regione riceverebbe una risposta devastante.

La soddisfazione manifestata a Teheran risponde a un preciso interesse politico. Il regime iraniano ha bisogno di dimostrare alla propria popolazione che la pressione americana può essere sostenuta e che il confronto con Washington si sta risolvendo a suo favore. Presentare una consultazione elettorale statunitense come un referendum sulla politica verso l’Iran permette inoltre di alimentare l’immagine di una Repubblica islamica capace di resistere alla principale potenza occidentale.

Resta però una differenza sostanziale tra la propaganda iraniana e le conseguenze effettive del voto. La perdita della maggioranza parlamentare può complicare l’azione di Trump, soprattutto sul terreno dei finanziamenti e delle decisioni legislative, mentre la conduzione della politica estera e il comando delle forze armate rimangono prerogative fondamentali della presidenza.

Per Israele, che considera il programma nucleare iraniano e le attività militari di Teheran minacce dirette alla propria sicurezza, l’evoluzione degli equilibri americani avrà un’importanza particolare. Un presidente politicamente indebolito potrebbe incontrare maggiori difficoltà nel mantenere una linea di pressione costante sulla Repubblica islamica.

Le celebrazioni iraniane mostrano intanto quale risultato Teheran speri di ottenere dalla nuova situazione americana. Il regime guarda al Congresso democratico come a un possibile ostacolo per Trump e cerca già di sfruttare la divisione politica degli Stati Uniti. La vera partita comincerà quando Washington dovrà decidere come rispondere alle prossime mosse iraniane.
 


info@setteottobre.com

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