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Setteottobre Rassegna Stampa
07.11.2026 Michigan. Israele nel mirino di El-Sayed
Cronaca di Paolo Montesi

Testata: Setteottobre
Data: 07 novembre 2026
Pagina: 1
Autore: Paolo Montesi
Titolo: «Michigan. Israele nel mirino di El-Sayed»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE la cronaca di Paolo Montesi dal titolo: "Michigan. Israele nel mirino di El-Sayed"

Michigan. Israele nel mirino di El-Sayed

Abdul El-Sayed, il candidato democratico che accusa Israele di genocidio e chiede la sospensione degli aiuti militari americani allo Stato ebraico, ha vinto le elezioni per il Senato in Michigan, sconfiggendo il repubblicano Mike Rogers. Diventerà il primo musulmano nella storia degli Stati Uniti a sedere nella camera alta del Congresso. Un risultato che rafforza l’ala progressista del Partito democratico e potrebbe avere conseguenze importanti sui rapporti tra Washington e Gerusalemme.

Medico ed epidemiologo di 42 anni, figlio di immigrati egiziani, El-Sayed ha conquistato il seggio lasciato libero dal democratico Gary Peters. La sua campagna ha fatto leva soprattutto sulle difficoltà economiche delle famiglie americane, promettendo assistenza sanitaria universale e una drastica riduzione dell’influenza dei grandi finanziatori sulla politica. La questione israeliana, tuttavia, ha assunto un peso crescente, fino a diventare uno dei principali motivi di scontro all’interno dello stesso Partito democratico.

Nel discorso della vittoria, El-Sayed ha ribadito che il denaro dei contribuenti americani dovrebbe essere destinato alle scuole, alla sanità e alle infrastrutture anziché finanziare quello che ha definito «apartheid, genocidio o guerra». Ha poi attaccato l’AIPAC, la principale organizzazione americana di sostegno alle relazioni tra Stati Uniti e Israele, accusandola di avere investito decine di milioni di dollari per impedirne l’elezione.

Il successo del nuovo senatore rappresenta una sconfitta significativa per la componente democratica tradizionalmente vicina a Israele. Durante le primarie El-Sayed aveva superato, con un margine di circa un punto percentuale, la deputata moderata Haley Stevens, sostenuta da importanti esponenti del partito. Negli ultimi giorni della campagna, Stevens aveva addirittura annunciato il proprio sostegno al repubblicano Rogers, rendendo evidente la profondità della frattura.

La campagna elettorale è stata segnata anche da polemiche sull’antisemitismo. Particolarmente controverso uno spot nel quale l’aumento dei prezzi alimentari veniva collegato agli aiuti americani a Israele, con un riferimento ai soldi necessari per «uccidere palestinesi». El-Sayed ha evitato di condannare esplicitamente il messaggio, provocando proteste anche tra i democratici. Altre critiche hanno riguardato la sua vicinanza allo streamer Hasan Piker, noto per dichiarazioni estremiste, e alcune sue reazioni agli episodi di violenza contro obiettivi ebraici.

I repubblicani hanno cercato di sfruttare queste controversie, accusando El-Sayed di simpatie per l’estremismo islamista. Il candidato ha respinto le accuse, denunciando una campagna islamofoba alimentata anche da Donald Trump, che durante i comizi aveva ripetutamente storpiato il suo nome e attaccato la sua religione. Le presunte appartenenze del nuovo senatore a organizzazioni estremiste sono rimaste prive di prove.

Il risultato del Michigan assume un significato particolare anche per la presenza nello Stato di una numerosa comunità arabo-americana, soprattutto nell’area di Dearborn, dove la guerra di Gaza ha contribuito ad alimentare una crescente ostilità verso la politica israeliana e il sostegno militare statunitense.

La vittoria di El-Sayed conferma che una posizione apertamente ostile a Israele può ormai convivere con un successo elettorale in uno Stato decisivo, conquistato da Trump nelle presidenziali del 2024. Per la leadership democratica si apre una questione destinata a pesare sulle scelte future, soprattutto in vista delle presidenziali del 2028.

Per Israele, l’arrivo di El-Sayed al Senato costituisce un ulteriore segnale del cambiamento in corso nella politica americana. Il sostegno bipartisan allo Stato ebraico, per decenni uno dei punti più stabili della politica estera di Washington, incontra oggi un’opposizione sempre più organizzata all’interno del Partito democratico. E il nuovo senatore del Michigan ha già dimostrato di voler essere una delle sue voci più influenti.

 


info@setteottobre.com

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