Un po' di chiarezza in merito agli aiuti militari americani
Commento di David Elber

David Elber
Negli ultimi anni, negli Stati Uniti, ad ogni tornata elettorale, sempre più spesso viene strumentalizzato il tema degli aiuti militari americani a Israele. Questi aiuti sono diventati uno strumento per delegittimare l’avversario politico di turno. Soprattutto gli esponenti politici (democratici) e gli opinionisti dai palesi tratti antisemiti, hanno manifestato una vera ossessione su questo tema.
Ora vedremo, in modo chiaro, come questi aiuti siano in realtà una frazione delle spese militari americane. Oltre al fatto che, Israele, sia uno dei tantissimi Paesi del mondo che beneficiano degli aiuti americani, ma sia l’unico Paese che garantisce all’America delle enormi ricadute economiche e tecnologiche per tali aiuti. Questo aspetto viene malignamente taciuto da coloro che parlano a vanvera degli “aiuti militari a Israele”. Oltre a questo, cercherò di dimostrare, come tali aiuti siano diventati una autentica arma di ricatto americana per ingerire pesantemente nella sfera politica interna di Israele.
Alla vigilia delle recenti elezioni di midterm, anche il Presidente Trump non è sfuggito a questa psicosi e ha dichiarato la volontà di cessare gli aiuti militari americani a Israele. Tali aiuti ammontano complessivamente a 3,8 mld di dollari all’anno (3,3 sotto forma di Foreign Military Financing Program+ 0,5 per sistemi antimissile).
Ora cercheremo di fare chiarezza sul perché Israele riceve questi aiuti e come non sia l’unico Paese a riceverne.
La prima cosa da rimarcare è che Israele riceve gli aiuti militari americani (a fondo perduto) da quando ha firmato gli Accordi di Camp David con l’Egitto nel 1979. Cioè da quando gli USA hanno proposto di “compensare” Israele per il ritiro territoriale (dal Sinai) pur di arrivare alla pace (unico caso al mondo di uno Stato aggredito e vittorioso militarmente che si ritira dai territori conquistati). Vale a dire: Israele rinunciava a territori strategici per la propria sicurezza, e gli USA gli garantivano un “vantaggio militare qualitativo” sui Paesi dell’area, sotto forma di armi moderne per compensare il ritiro territoriale. Gli aiuti militari sono poi aumentati nel corso dei decenni successivi, con la firma del trattato di pace con la Giordania (1994) e la firma degli Accordi di Oslo con i palestinesi (1995), fino a arrivare a 3,8 mld di dollari nel 2025. Alla base c’era sempre con la stessa logica: Israele cedeva qualcosa agli arabi e in cambio riceveva degli aiuti militari americani. Però, l’importanza della “profondità territoriale” la si è potuta vedere appieno il 7 ottobre: l’attacco genocida palestinese è potuto riuscire perché Israele si era ritirato da una zona cuscinetto strategica all’interno della Striscia di Gaza per pressioni americane (Barak Obama) compensate da “aiuti militari” che nei fatti non sono serviti a nulla.
Una cosa meno nota degli aiuti militari americani, è che l’Egitto, la Giordania e l’Autorità Palestinese, pur guadagnando tutti e tre molto dagli accordi sottoscritti con Israele, ricevono a loro volta gli aiuti militari (a fondo perduto) dagli USA. Ma di questo, nessuno ne ha parlato nella campagna elettorale americana appena conclusa, come mai in passato. Di che cifre stiamo parlando? Se guardiamo al bilancio USA per la difesa del 2025, scopriamo che la Giordania ha ricevuto 1,65 mld di dollari, l’Egitto 1,30 mld e l’Autorità Palestinese 0,50 mld, cioè complessivamente 3,45 mld: praticamente la stessa cifra garantita a Israele. Con la differenza che Israele ha sempre rinunciato a qualcosa e ha fatto enormi concessioni, mentre gli arabi hanno aggiunto le armi americane, gratuite, alle concessioni ricevute da Israele. Di questo, però, nessuno ha mai detto nulla. Inoltre, se guardiamo al bilancio 2025 per la difesa americana, si scopre che questi non sono gli unici Paesi che ricevono gli aiuti militari americani. Complessivamente gli USA hanno distribuito oltre 20 mld di dollari di aiuti per: Ucraina, Etiopia, Congo, Nigeria, Sudan, Kenya, Mozambico, Uganda, Libano e altri paesi. Ma si parla unicamente di quelli ricevuti da Israele.
Nel 2025 gli USA hanno speso un totale di 895 mld di dollari per la difesa. Quindi Israele – al pari di Giordania, Egitto e AP – ha ricevuto lo 0,40% del budget complessivo per la difesa: non certo una cifra colossale.
Se si analizzano un po' più in profondità gli aiuti militari americani, si scopre che essi per il 95% sono stanziati con l’obbligo, da parte di Israele, di acquistarli presso fornitori americani, sono quindi, di fatto, una commessa per le stesse industrie militari americane. Ma questo impegno economico è meramente a fondo perduto? No, perché Israele, a differenza di Egitto, Giordania e Autorità Palestinese, partecipa attivamente alla ricerca e allo sviluppo dell’industria bellica americana che ne trae così enormi benefici in termini di maggiore sviluppo e qualità. Ciò rende l’appartato militare USA il più avanzato al mondo. Inoltre, questa superiorità militare americana non solo si traduce in una maggiore sicurezza difensiva di USA e NATO ma si traduce anche in una maggiore possibilità di esportazione di armi americane in tutto il mondo, con un enorme beneficio della stessa economia americana e questo, senza dubbio, vale ben più dello 0,4% del budget per la difesa. In parole povere gli USA non forniscono “gratis” le armi a Israele ma nei fatti hanno maggiori benefici che costi. Gli apparati militari americani questo lo sanno benissimo così come i presidenti, tanto è vero che il presidente Barak Obama, il più ostile a Israele nella storia degli Stati Uniti, non solo non ha interrotto gli aiuti ma li ha addirittura incrementati: l’attuale accordo da 3,3 mld è stato siglato da Obama nel 2016 con validità a fine 2028.
Vale la pena aggiungere alcune altre considerazioni su questa vicenda. I tempi e i modi scelti da Trump sono stati sbagliati. Per prima cosa la sua dichiarazione è avvenuta lo stesso giorno delle votazioni e così facendo, egli ha dato l’impressione che calunniatori antisemiti, come il candidato democratico musulmano El-Sayed (poi eletto al Senato), avessero ragione quando affermavano che gli aiuti americani a Israele “sottraevano risorse per i poveri americani”. Invece, come abbiamo visto, è vero l’opposto: gli aiuti hanno incrementato posti di lavoro e ridotto le spese. Per questa ragione la dichiarazione di Trump andava circostanziata e come minimo doveva altresì affermare che anche gli analoghi aiuti a Giordania, Egitto e AP andavano cessati per non “pesare sulle spalle dei contribuenti”, altrimenti si avvalora il tropo antisemita degli ebrei che si approfittano degli altri mentre gli arabi no. Un’altra considerazione va fatta sulla tempistica. Trump nella sua intervista ha parlato della cessazione degli aiuti alla fine del 2026. Ma l’accordo sottoscritto tra USA e Israele, nel 2016 dall’allora presidente Obama, scade nel 2028. Quindi si tratta dell’ennesimo accordo sottoscritto e non rispettato dagli americani, oppure è l’ennesimo abbaglio di un Presidente poco lucido? Infine, se cessano gli aiuti militari a Israele devono cessare anche quelli per Egitto, Giordania e Autorità Palestinese.
Per Israele questa decisione deve essere vista come un’opportunità per affrancarsi dai ricatti americani che sempre più hanno pesantemente interferito nelle decisioni interne del Paese, come fosse uno “Stato a sovranità limitata”. Il mero risparmio economico stà progressivamente diventando un boomerang dai pericolosissimi risvolti politici ed economici. Se vediamo la questione dal lato di Israele, ci accorgiamo che di fronte ad un notevole risparmio economico (3,8 miliardi di dollari annui) c’è una maggiore ingerenza politica americana che sfocia sempre più in ricatti politici e diplomatici (negli ambienti di sinistra), oltre che al già citato sentimento antisemita coltivato sui presunti costi per il “contribuente” americano per questi aiuti (negli ambienti di destra). Oltre a ciò, bisogna considerare il “danno” causato da questi aiuti all’industria israeliana della difesa, in quanto il ministero della difesa israeliano non investendo quei soldi nelle industrie militari locali, ma, in quelle americane fa si che non ci sia un ulteriore sviluppo della propria industria militare, che in molti campi è superiore a quella americana. Questo fatto porta ha due gravi conseguenze: la prima è mettere in subordine l’industria bellica nazionale a quella americana (e questo si traduce in maggiore ricattabilità nei momenti critici come è avvenuto nel 2024 con Biden); la seconda è quella di non far concorrenza alle aziende militari americane in molte occasioni. In pratica esiste un patto non scritto nel quale Israele si impegna a rinunciare a partecipare a forniture a paesi terzi se questo li pone in concorrenza diretta con gli americani. Infine, rinunciando ai “non gratuiti” aiuti, Israele si sottrarrà ai dibattiti politici americani che nulla hanno a che fare con lo Stato ebraico, mai nei quali viene coinvolto a sproposito per mere ragioni di politica interna: infatti è sempre l’unico Stato citato quando si parla di aiuti mentre il 90% complessivo degli aiuti viene destinato ad altri Stati.
C’è da augurarsi che la classe politica che guiderà il Paese nei prossimi anni capisca che Israele ha le capacità tecnologiche, economiche e militari per diventare pienamente autonomo per decidere del proprio futuro, soprattutto alla luce della nuova classe politica americana appena eletta e visibilmente ostile e pericolosa.