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Newsletter di Giulio Meotti Rassegna Stampa
07.11.2026 Fratelli Musulmani: un voto alla volta, fino alla vittoria
Commento di Giulio Meotti

Testata: Newsletter di Giulio Meotti
Data: 07 novembre 2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Fratelli Musulmani: un voto alla volta, fino alla vittoria»

 Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Fratelli Musulmani: un voto alla volta, fino alla vittoria"

 Informazione Corretta

Giulio Meotti

 

L’emozione della Ummah in queste ore è tanta: 

“State contando quanti musulmani ci rappresenteranno al Congresso a gennaio?

Deputato Andre Carson

Deputata Ilhan Omar

Deputata Rashida Tlaib

Deputata Lateefah Simon

Deputata Aisha Wahab

Deputato eletto Adam H. Hamawy

Deputata eletta Darializa Avila Chevalier

E, ciliegina sulla torta, il senatore eletto Abdul El Sayed, inshallah”. 

“Stasera dobbiamo dire Alhamdulillah”. 

La neodeputata convertita all’Islam Darializa Avila Chevaliervuole abolire la proprietà privata e la polizia, l’altra neodeputata Aisha Wahab chiede che si apra subito un dialogo con i Talebani e il nuovo deputato Adam Hamawyera amico dello “sceicco cieco” del primo attentato al World Trade Center. 

Ora, se numerosi politici repubblicani eletti al Congresso degli Stati Uniti avessero frequentato chi ha messo le bombe a Oklahoma City, se avessero genitori e parenti che hanno lavorato in “enti di beneficienza” indagati per aver finanziato il terrorismo suprematista bianco o se loro stessi militassero in organizzazioni che oggi vogliono sovvertire la democrazia liberale, oggi leggeremmo decine di articoli indignati sulla stampa italiana e occidentale e gli intellettuali griderebbero al “ritorno del fascismo”. 

Qui invece niente. Per cui vediamo di sopperire alle menzogne mediatiche. 

Come ricorda lo storico Victor Davis Hanson, “nei 126 anni di elezioni di metà mandato trascorsi dal 1900, il partito che detiene la Casa Bianca perde seggi alla Camera nel 90 per cento dei casi e al Senato nel 75”. 

Donald Trump si rivela soggetto alla forza di gravità politica tanto quanto George W. Bush e Barack Obama, che persero le elezioni di medio termine.

Questo per la politica che piace tanto ai nostri giornali (non ricordo titoli sul “referendum contro Obama”). 

Veniamo alla notizia più importante (in Francia gli islamogoscisti ora sperano di fare lo stesso alle presidenziali). 

Scrive Khaled Hassan:

“In un lasso di due settimane, la Fratellanza Musulmana ha conquistato seggi nella Knesset israeliana, ha ottenuto il suo primo senatore americano e il Presidente degli Stati Uniti ha annunciato, sotto pressione, che l’assistenza militare a Israele sarebbe terminata entro un mese. Hai idea di cosa significhi questo per il mondo?”.

Io un’idea ce l’ho. 

E in Minnesota, il famigerato stato-fogna degli scandali dei clan somali, sono stati eletti altri nove somali nel Congresso federale, dopo che anche la musulmana antisemita Ilhan Omar ha ottenuto la rielezione al Congresso.

I musulmani che ora siedono alla Camera e al Senato serviranno indubbiamente da teste di ponte per altri “fratelli” nei parlamenti.

 

L’Atlantic, che è una famosa rivista antitrumpiana, ha appena pubblicato un articolo agghiacciante sul nuovo deputato Hamawy: 

“La fotografia, scattata nell’aprile del 1993, mostra uno sceicco seduto su un divano, con indosso un caftano grigio, un turbante bianco e cremisi e occhiali da sole neri. La sua barba è folta e bianca. I giornalisti si affollano nel suo appartamento popolare di Jersey City, in attesa di ascoltarlo parlare. Omar Abdel-Rahman — l’uomo che i giornali chiamavano lo Sceicco Cieco — aveva già allora una reputazione in tutto il mondo musulmano come leader religioso del più grande gruppo jihadista egiziano. Nel 1981 le sue parole avevano ispirato gli assassini del presidente Anwar Sadat. La sua retorica poteva essere implacabile, come in un discorso tenuto a Brooklyn all’inizio del 1993: ‘Dobbiamo essere terroristi e dobbiamo terrorizzare i nemici dell’Islam e spaventarli e disturbarli e scuotere la terra sotto i loro piedi’. Entro la primavera di quell’anno, le forze dell’ordine stavano indagando sul possibile coinvolgimento di Abdel-Rahman in almeno due omicidi, tra cui quello di un importante rabbino. L’FBI e agenzie straniere avevano arrestato diversi stretti seguaci di Abdel-Rahman, con l’accusa di aver contribuito a realizzare l’attentato del febbraio 1993 al World Trade Center, che uccise sei persone ma mirava a un bilancio molto più alto. Due mesi dopo quella conferenza stampa, nel giugno del 1993, Abdel-Rahman sarebbe stato arrestato per aver pianificato quello che sarebbe stato un altro giorno catastrofico di terrorismo a New York; il piano includeva far saltare in aria due tunnel del fiume Hudson e le Nazioni Unite, e assassinare il leader egiziano Hosni Mubarak. Hamawy avrebbe testimoniato come testimone della difesa al processo di Abdel-Rahman nel 1995. Durante tutta la sua campagna elettorale, Hamawy non ha fornito un resoconto del motivo per cui frequentava Abdel-Rahman e altri del suo circolo. Diversi testimoni nel processo federale di Abdel-Rahman testimoniarono che lo sceicco e i suoi seguaci parlavano spesso della Bosnia e del dovere dei musulmani di combattere il jihad lì. Hamawy trascorse la sua prima settimana a Sarajevo e le successive quattro a Zenica, una città collinare a circa un’ora di distanza. Zenica divenne il quartier generale della famigerata brigata nota come Odred El Mudžahid, o ‘L’Unità Jihadista’, composta da combattenti stranieri da tutto il Medio Oriente e dalla Cecenia. La brigata si era impegnata in torture, saccheggi e massacri di croati cristiani e serbi, soldati e civili allo stesso modo, alcuni dei quali decapitati; nel gennaio 1994, uomini della brigata avevano ucciso un operatore umanitario britannico fuori da Zenica. Molto più tardi, alcuni comandanti affiliati alla brigata furono condannati per crimini di guerra. Benevolence International era un attore importante in quell’ecosistema jihadista. Dopo l’11 settembre, gli Stati Uniti e la Bosnia ed Erzegovina indagarono sul gruppo e fecero irruzione in diversi dei suoi uffici. Trovarono molti collegamenti convincenti ad al-Qaeda, inclusa una fotografia scattata in Afghanistan alla fine degli anni ’80 che mostrava il direttore di Benevolence International Enaam Arnaout e bin Laden. Hamawy mi ha detto di non sapere nulla all’epoca dei legami del gruppo con al-Qaeda o del suo sostegno ai combattenti jihadisti. Decenni dopo, nel 2024 e 2025, Hamawy viaggiò a Gaza per un’altra missione medica all’European Hospital nel 2024 e all’Nasser Hospital nel 2025. In seguito, Israele disse che le sue forze avevano trovato il corpo di Mohammed Sinwar, allora leader militare di Hamas, in un tunnel che correva sotto il pronto soccorso dell’ospedale. Ho chiesto a Hamawy della morte di Sinwar sotto l’European Hospital. ‘Non credo a nulla finché non abbiamo osservatori terzi sul campo’, mi ha detto Hamawy”.

Non ricordano e non confermano. Si chiama Taqiya. Dissimulazione. 

Ma la dissimulazione funziona. Basta leggere quel fanello di Gianni Riotta su Repubblica: “Socialisti, religiosi e pacifisti, la carica dei millennials dem nella corsa alla Casa Bianca”. 

Un anno dopo la condanna di Rahman all’ergastolo a New York, i terroristi del “Gruppo Islamico” di Rahman compirono il massacro di Luxor, in Egitto. 

Ai turisti europei furono tagliate le orecchie e il naso prima di essere uccisi nel tempio di Hatshepsut. “Hanno colpito un bambino piccolo, più e più volte, con la canna di un fucile, e hanno continuato a picchiarlo anche quando era già morto”. Nell’assalto hanno perso la vita 60 persone, di cui almeno 33 di nazionalità svizzera. Una donna ha raccontato come i terroristi danzavano e gridavano “Allah, Allah”. Tra le vittime straniere c’erano 31 svizzeri, 10 giapponesi, 5 tedeschi, 4 britannici (tra cui una bambina), un bulgaro, un colombiano e un francese. Alcuni furono costretti a inginocchiarsi prima di essere uccisi. C’era anche la britannica Shaunnah Turner, di 5 anni. 

Il democratico candidato in Michigan per un seggio al Senato Abdul El Sayed ha sconfitto il repubblicano Mike Rogers. E come ha scritto il New York Times, “su una cosa destra e sinistra del partito sono d’accordo: il risultato di El Sayed, se vince o perde e con quale margine, fisserà i parametri del dibattito politico e ideologico che condurrà ad una delle competizioni per la scelta del candidato presidenziale, che nel 2028 sarà la più aperta della storia recente”. 

Ha vinto e anche molto bene. 

Sayed ha costruito la sua notorietà attorno a un programma progressista: sanità universale, riduzione del costo della vita, riforma delle politiche di sicurezza e opposizione all’Amministrazione Trump, lotta a Israele.

Ecco perché piace tanto ai nostri giornali. 

La Repubblica: “Sayed: miracolo tutto americano” e “Obama lancia Sayed: ‘Parla come Roosevelt’”. 

Il Corriere della Sera: “Sayed, l’epidemiologo sostenuto da Obama”. 

 

La madre e lo zio di Abdul El Sayed hanno lavorato per un ente di beneficenza islamico accusato di finanziare Osama bin Laden, Al Qaeda e Hamas, mentre suo padre e suo suocero hanno fatto parte del consiglio di amministrazione di un altro ente di beneficenza accusato di finanziare Hamas e l’ISIS.

Daniel Greenfield traccia un ottimo ritratto della famigliola. 

Il padre e il suocero di El Sayed hanno fatto parte del consiglio di amministrazione di Life for Relief and Development, organizzazione sospettata di aver versato “milioni a un gruppo identificato dall’FBI come la branca giordana di Hamas” e di aver “finanziato Al Qaeda in Iraq”.

Al Qaeda in Iraq si sarebbe poi trasformata nell’ISIS.

“Life for Relief and Development” era legata alla branca irachena dei Fratelli Musulmani, la cui organizzazione politica prendeva il nome di Partito Islamico Iracheno (IIP). 

La madre e lo zio di El Sayed hanno collaborato con la “Islamic American Relief Agency” (IARA), la cui organizzazione madre, la “Islamic Africa Relief Agency”, mescolava i propri fondi con quelli dell’“Afghan Services Bureau” di Osama bin Laden.

Nel 2004, il Dipartimento del Tesoro americano ha designatola IARA e la “Islamic American Relief Agency” come parte di una rete terroristica che forniva sostegno a bin Laden, Al Qaeda e ai Talebani. A differenza del padre, la madre di El Sayed lavorava per l’organizzazione al momento dell’irruzione dell’FBI; durante l’interrogatorio, ha negato ogni accusa.

Atti del processo federale la menzionano “14 volte, documentando il suo coinvolgimento in otto bonifici”, tra cui rapporti con Khalid Al Sudani, in seguito classificato come “terrorista globale” (Specially Designated Global Terrorist).

L’Afghan Services Bureau operava in America attraverso l’Al-Kifah Refugee Center, una struttura che convogliava fondi dagli Stati Uniti verso l’Afghanistan e i cui membri furono responsabili dell’attentato al World Trade Center. L’ufficio si avvaleva delle reti dei Fratelli Musulmani, create da immigrati musulmani di prima generazione che avevano trovato impieghi come medici e ingegneri.

I membri dei Fratelli Musulmani istituirono e gestirono enti di beneficenza che fungevano, di fatto, da canali per il finanziamento dell’Islam politico e del terrorismo. L’IARA (Islamic Relief Agency) riuscì persino a ottenere milioni di dollari dall’USAID, utilizzando parte di tali risorse per acquistare un telefono satellitare destinato a un leader di Al-Qaeda. 

Ulteriori fondi sarebbero giunti dall’Islamic Society of North America, fondata da esponenti della Fratellanza; l’IARA, inoltre, sarebbe stata costituita dal vertice dell’American Muslim Council, a sua volta fondato da Abdurrahman Alamoudi – finanziatore di Al Qaeda e membro dichiarato dei Fratelli Musulmani, nonché ex presidente della MSA (Muslim Students’ Association).

La sorella di El Sayed si è vantata che “la mia famiglia appartiene da tempo ai Fratelli Musulmani”, aggiungendo: “Alcuni miei familiari sono stati incarcerati proprio per questo”. Sebbene i Fratelli Musulmani si presentino come un’organizzazione politica, da essi sono nati diversi gruppi terroristici islamici, tra cui Al Qaeda e Hamas.

La sorella di Sayed ha anche elogiato il 7 ottobre. 

A giugno, il Dipartimento di Giustizia ha incriminato otto attivisti, tra cui un membro dello staff di El Sayed, per aver intimidito amministratori filo-israeliani presso l’Università del Michigan e aver vandalizzato l’edificio della Federazione ebraica di Detroit in occasione del primo anniversario del 7 ottobre.

Sia Abdul El Sayed che sua moglie sono stati leader della MSA (Muslim Students Association). Diversi presidenti e figure di spicco della MSA hanno poi assunto ruoli di leadership nella politica americana e all’interno di Al Qaeda; tra questi figurano Wa’el Hamza Julaidan, cofondatore di Al Qaeda ed ex presidente della MSA presso l’Università dell’Arizona, e Anwar Al-Awlaki, che fu a capo della MSA alla Colorado State University prima di guidare Al Qaeda nello Yemen ed essere ucciso da un drone americano.

La politica o la jihad rappresentavano due delle possibili strade che un leader della MSA, formato dal movimento islamista, poteva intraprendere. 

Sayed ha fatto campagna contro una legge dell’Oklahomache vieta l’introduzione della sharia. 

Abdul El Sayed, nonostante le smentite, proviene da una famiglia legata ai Fratelli Musulmani, ha ricoperto un ruolo di primo piano in un’organizzazione dei Fratelli Musulmani e ha sposato una donna appartenente a un’altra famiglia legata allo stesso movimento. Entrambi i nuclei familiari sono stati coinvolti nelle reti di enti di beneficenza islamici finiti sotto stretta osservazione negli anni successivi all’11 settembre per terrorismo e complicità.

I Fratelli Musulmani si congratulano con Sayed. 

Le organizzazioni dei Fratelli Musulmani negli Stati Uniti hanno sostenuto che enti come “Life for Relief and Development” e la “Islamic American Relief Agency” (IARA) siano stati presi di mira da “islamofobi” nel contesto della “guerra al terrore”, scatenata dopo gli attacchi dell’11 settembre.

Tuttavia, tali gruppi erano finiti sotto la lente d’ingrandimento già dopo gli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998, orchestrati da Osama bin Laden dal Sudan. 

Ad esempio, il neo deputato Democratico Adam Hamawy è andato in Bosnia con una organizzazione di beneficienza che si è poi scoperto era legata ad Al Qaeda. 

Fu Richard A. Clarke, esperto di antiterrorismo dell’amministrazione Clinton, a sollecitare un maggiore controllo sulla IARA. I Democratici – prima che il loro partito venisse infiltrato da figure islamiste come El Sayed e i suoi alleati – avevano iniziato ad attuare un programma di antiterrorismo. 

La famiglia El Sayed rappresenta un esempio piuttosto tipico dei clan islamisti che hanno stabilito le proprie attività negli Stati Uniti. Non si tratta di “progressisti” o “di sinistra”, bensì di soggetti che seguono l’approccio della Fratellanza Musulmana: fanno sfoggio di una retorica incentrata sulla giustizia sociale, dando la priorità alla loro guerra ideologica globale... Gaza inclusa.

Aber Kawas è stata appena eletta al Senato dello Stato di New York. Kawas è la prima palestinese-americana e la prima donna musulmana a essere eletta nell’assemblea legislativa statale di New York. 

È per questo che El Sayed ha aderito al movimento “Uncommitted”, con l’obiettivo di fare pressione su Kamala Harris e sui Democratici affinché scelgano Hamas – il braccio terroristico della Fratellanza Musulmana a Gaza – a scapito di Israele. 

 

Il socialista democratico Zohran Mamdani, deputato dello Stato di New York e poi sindaco, ha pubblicato una foto che lo ritraeva in una moschea di Brooklyn con il suo imam, Siraj Wahhaj, che ha descritto come “uno dei più importanti leader musulmani della nazione”. 

Al momento del primo attentato al World Trade Center del 1993, questa moschea era frequentata da diverse persone collegate a quell’attacco. L’imam ritratto accanto a Mamdani era un complice non incriminato di quell’attentato e ha testimoniato come testimone difensivo per Omar Abdel-Rahman, lo “sceicco cieco” che ha guidato la cospirazione terroristica.

E la città dell’attentato dell’11 settembre ora è finita nelle mani di un islamista che dice che la zia che aveva paura a indossare il velo è una vittima dell’11 settembre quanto i tremila innocenti inceneriti da bin Laden.

Siraj Wahhaj, vicepresidente della Islamic Society of North America (ISNA), dice che “la democrazia crollerà e non resterà nulla, l’unica cosa che rimarrà sarà l’Islam. Se solo i musulmani fossero abili politicamente, potrebbero prendere il controllo degli Stati Uniti e sostituire il suo governo costituzionale con un califfato. Se otto milioni di musulmani si uniscono in America, il Paese verrà a noi”.

Sta arrivando, sta arrivando. 

“Speravamo di instaurare uno Stato islamico ovunque”, scrisse Jamal Khashoggi – l’agente legato al Qatar ucciso. “Credevamo che il primo avrebbe portato a un altro e che ciò avrebbe innescato un effetto domino capace di ribaltare la storia dell’umanità”. 

Se otto milioni di musulmani si uniscono in America, il Paese verrà a noi… Lo dicono nei microfoni, alla stampa, sui social, eppure non li prendiamo sul serio. 

Ma presto, forse, anche i Democratici, quelli dell’orto bio di Michelle, dei pronomi neutri, dei settanta generi sessuali di Facebook, dei safe space, dei trigger warning e delle “persone incinte” scopriranno con chi hanno a che fare. 

Come ho scritto la settimana scorsa, “Wallah! La sinistra alla Vattimo inizia ad avere paura del suo patto col diavolo”. 

In Michigan, lo stato del neo senatore islamico, lo hanno già scoperto. 

Hamtramck ha eletto un consiglio comunale tutto musulmano (composto da tre membri di origine yemenita, due di origine bengalese e una donna polacca convertita all’Islam). “Finora i serbi, i cattolici polacchi e gli ucraini hanno dominato la vita politica di Hamtramck, gli immigrati bengalesi e yemeniti hanno finito per sostituire gli europei dell’Est”, spiegava il Guardian, il quotidiano britannico notoriamente favorevole alla diversità, all’inclusività e alla giustizia sociale. 

Troppa diversità e la giunta islamica ha messo al bando le bandiere arcobaleno. 

La meravigliosa “rabbina di Gaza” Linda Goldstein scrive: “Fumata bianca. Il Michigan ha un nuovo senatore”. 

La fine dell’Occidente libero si avvicina e i suoi becchini, i dispregiatori woke, esultano per questa autodistruzione. L’esultanza suicida per i propri carnefici è l’espressione di una stanchezza di civiltà decadente senza precedenti.

Auguri dunque, America the brave and the beautiful! 

Ma come ho scritto a gennaio, “presto vivremo tutti a Mamdanistan”. 

Quel giorno forse realizzeremo che, destra o sinistra che sia, le elezioni non servono a molto se hai già perso il tuo paese. 


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giuliomeotti@hotmail.com

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