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Informazione Corretta Rassegna Stampa
05.11.2026 I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Lettere a Informazione Corretta

Testata: Informazione Corretta
Data: 05 novembre 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde»

Tre lettere

 

1.

 

Cara Deborah,

è terribile come tanta gente giudichi Israele in maniera tanto superficiale e approssimativa, abbagliata oltre che dalla propaganda propal e dalle immagini delle rovine di Gaza e dintorni anche dalle condanne, a priori e senza fondamento giuridico, da parte di esponenti vari dell'ONU.

Sento sparare giudizi malevoli a mezza bocca anche da persone gentili, acculturate e genericamente informate sui fatti. Queste persone, così civili, hanno già maturato, secondo me anche in parte inconsciamente, un severo giudizio di condanna morale e politica su Israele e, naturalmente, sul suo primo ministro.

Con queste persone, con cui è almeno possibile interloquire, non rinuncio mai a instillare il tarlo del dubbio nei loro cattivi pensieri  usando toni educati e civili.

Ecco, è molto difficile anche con queste persone, ottenere un qualche risultato immediato ma sono certo che, se utilizziamo le ragioni della verità, prima o poi qualcosa si riesce ad ottenere.

Rinuncio invece a polemizzare con propal sfegatati, di qualsiasi tendenza politica essi siano, perchè, come dicono anche i sacri testi " ad uno stolto, anche se lo pesti in un mortaio, non toglierai la sua stoltezza".

Ammiro molto le persone che, come te, affrontano a viso aperto anche i  gruppi di persone più fanaticamente antisemite.

Segnalo l'avvocato Francesco Catania, consigliere comunale  di Abbiategrasso, che, oltre a pubblicare sul suo blog analisi di attualità politica favorevoli ad Israele, si è recentemente presentato sulla piazza principale dei suo comune per porre delle domande critiche nel corso di una manifestazione dell'ANPI per la scarcerazione di tutti i palestinesi in carcere, da Barghouthi ai responsabili della strage dell'ottobre 2023. Tesi della manifestazione: nel vocabolario palestinese non esiste la parola "terrorista" ma solo quella di "combattente per la libertà" ( sic!).

Grazie a te e a Informazione Corretta  per tutto quello che fate sapendo che fuori di Israele avete amici veri che soffrono e lottano con voi quotidianamente.

Shalom.

Diego Albieri

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Caro Diego,

 

L'ONU, come ha scritto Stefano Magni, è diventato un centro sociale globale e questo, aggiunto all'odio insito nell'animo occidentale per gli ebrei, mette in pericolo Israele e tutto il popolo ebraico. All'ONU orami comandano i paesi che non sanno nemmeno scrivere la parola democrazia. Sono dittature, teocrazie, Paesi canaglia che vogliono distruggere la cultura occidentale incominciando da Israele. Come sempre incominciano dagli ebrei e poi continueranno. La disgrazia è che gli europei non lo hanno ancora capito, sono malati di palestinismo, e danno sostegno a coloro che, fra qualche anno, saranno i padroni delle nostre esistenze. Sono pessimista? Si, perche' non vedo alcuna reazione positiva, soltanto giustificazioni per l'islam. Parlano dell'islam politico, dell'islam radicale ma c'è solo un islam, quello che obbedisce al Corano.

Tuttavia, continuiamo a sperare per il meglio, non abbiamo alternative. La speranza a volte fa fare miracoli.

Un cordiale Shalom  

Deborah Fait

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2.

Cara Debora,

Ci sono frasi che attraversano il rumore del mondo con la nitidezza di un fendente, spogliate di ogni dote retorica e proprio per questo dotate di una forza dirompente. La riflessione condivisa da P!nk — «Essere ebrea non significa dover chiedere scusa per esistere» — appartiene esattamente a questa categoria. Non è soltanto un’affermazione d’identità, ma un atto di affermazione esistenziale che richiama alla mente la necessità incrollabile di stare al mondo a testa alta, senza concessioni e senza sensi di colpa.

In un'epoca in cui l'identità ebraica viene troppo spesso analizzata, vivisezionata o costretta entro perimetri giudicanti, una simile presa di posizione rivendica il diritto primario alla propria presenza. Esistere non è una concessione accordata dal giudizio altrui, né una condizione provvisoria soggetta a giustificazione permanente. Il paradosso storico e contemporaneo con cui la storia ebraica si confronta continuamente è proprio questa richiesta implicita, sottile ma pervasiva, di dover continuamente esibire una patente di legittimità, di dover bilanciare la propria appartenenza con una forma di scusa preventiva.

La voce di un'artista che parla a milioni di persone attraverso un registro diretto e senza filtri spazza via queste sovrastrutture. Dire che non c'è nulla di cui scusarsi significa rifiutare la logica dell'assimilazione difensiva, quella tendenza storica ad abbassare il tono di voce o a smussare i propri tratti identitari per risultare più accettabili o tollerabili. L'identità non è una colpa da espiare né un compromesso da contrattare. Essere ciò che si è rappresenta il fondamento primario della dignità individuale e collettiva.

Riflettere su questa frase insieme a te significa anche riconoscere il valore della memoria e dell'orgoglio culturale. Quando il contesto circostante spinge verso il dubbio, la difesa costante o la giustificazione, riappropriarsi della propria storia senza timore diventa un atto di resistenza quotidiana. Non si tratta di chiudersi rispetto agli altri o di rinunciare al dialogo, ma di stabilire un punto fermo da cui qualsiasi confronto deve necessariamente partire: il riconoscimento reciproco del diritto inalienabile alla propria esistenza.

Il messaggio di P!nk risuona così forte proprio perché rifiuta la vittimizzazione pur prendendo atto delle complessità del presente. È un invito all'integrità, alla fierezza delle proprie radici e al rifiuto categorico di qualsiasi tentativo di colpevolizzazione identitaria. Spero che questa considerazione possa offrirti uno spunto di riflessione condiviso e un motivo di forza per continuare ad affermare, con serenità e fermezza, la bellezza e l'irrinunciabilità della propria storia.

Shalom

Ablondi Luca

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Caro Luca,

Parole sante! Non dobbiamo mai chiedere scusa perchè esistiamo. Questo non è richiesto a nessun popolo al mondo, solo agli ebrei. Per fortuna abbiamo 3700 anni di storia sulle nostre spalle che ci impediscono di rinunciare alla nostra identità, non solo, ma di esserne orgogliosi. Pensavo giorni fa che il Popolo ebraico ha imparato una cosa importante in tutti questi secoli di umiliazioni e di persecuzioni: la pazienza. Nessun altro popolo avrebbe sopportato di farsi sputare addosso per 2000 e più anni, senza ribellarsi. La pazienza ci ha fatti sopravvivere e la speranza e il coraggio hanno permesso il risorgere di Israele come entità politica e sociale dove ogni ebreo viene accolto e protetto. Continuo a credere che tutto questo sia un miracolo.

Shalom a te

Deborah Fait

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3.

Cara Deborah,

Premetto che non sono una estimatrice di Donald Trump: troppa  debolezza verso Putin e incertezza nei confronti dell'Iran. Certe dichiarazioni in campo democratico mi lasciano peraltro inorridita. I palestinesi debbono poter vivere nella terra dei loro padri. Così Al Sayed, l'epidemiologo comunista (con tanto di mogliettina velata). Bisogna capire il significato di simile dichiarazione. Quale terra? Vuol dire che gli israeliani sono degli abusivi? Nel 2005 i palestinesi hanno avuto l'opportunità di costruire uno Stato a Gaza e non l'hanno sfruttata. A loro interessa cacciare gli Ebrei da una terra che è loro da circa tremila anni. Il guaio è che questi "argomenti" fanno presa in Occidente, antisemita per natura.

Un cordiale Shalom.

Mara Marantonio

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Cara Mara,

 

Mi sarei meravigliata se Trump non fosse stato sconfitto alle elezioni mid-term per le ragioni che elenchi tu ma anche per il timore che incutono le sue esternazioni improvvise e i suoi voltafaccia nei confronti degli alleati e parlo soprattutto di Israele. Al Sayed ha detto varie cose antisemite, secondo lui Israele non dovrebbe esistere. I palestinesi devono ritornare nella terra dei loro padri? Che padri e che terra? Del resto, sappiamo come la pensano anche molti politici nostrani del cosiddetto Campo largo. Esattamente come il novello sentore antisemita. Pensa se fra due anni vincesse le elezioni, come qualcuno ha già scritto, Alessandra Ocasio-Cortez. A New York Mamdani, in Michigan Al Sayed, alla Casa Bianca Ocasio Cortez. 

Meglio non pensarci!

Un cordiale shalom

Deborah Fait 


takinut3@gmail.com

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