"Tornare al Cairo", di Denise Pardo, Neri Pozza, euro 20

Giornalista e scrittrice Denise Pardo - nata a Il Cairo nel 1954 e cresciuta a Roma, la città dove nel 1961 ha trovato rifugio insieme alla famiglia dopo la fuga dall’Egitto a seguito dell’ascesa al potere di Gamal Addel Nasser - si è fatta apprezzare dal pubblico italiano con il suo meraviglioso romanzo autobiografico “La casa sul Nilo” (Neri Pozza, 2022) in cui l’autrice ha raccontato le difficoltà e il disagio di una famiglia costretta ad abbandonare una città amata, tradizioni e abitudini, sapori, odori e atmosfere per ritrovarsi in un mondo pressochè sconosciuto.
Chi è rimasto affascinato dalla capitale egiziana così magistralmente descritta nel primo libro può ritrovare questo luogo della memoria, così prezioso per l’autrice, nel secondo romanzo “Tornare al Cairo”: un libro ricco di storie, profumi, di passioni amorose, di ambientazioni esotiche, di spie che si muovono nell’ombra dove i forti contrasti e i rivolgimenti politici movimentano la vita di una metropoli cosmopolita e multietnica.
Nel nuovo romanzo le vicende private dei protagonisti, fra cui compaiono ancora i genitori dell’autrice, Sam e Fanny, si intersecano con la storia politica dell’Egitto del dopoguerra dando vita a un intreccio ben riuscito fra sentimenti, passione amorosa e ideali politici.
Al centro della narrazione c’è una giovane inglese, Kate Lambert, che insieme al padre un diplomatico vicino all’ambasciatore si trasferisce al Cairo rimanendo subito stregata dalle atmosfere e dal crogiolo di identità e di tradizioni così diverse l’una dall’altra ma capaci di amalgamarsi in un equilibrio perfetto.
Nell’Egitto di quegli anni convivono pacificamente ebrei, mussulmani, cristiani in uno scambio spesso divertente di lingue (yiddish, arabo, inglese) e di tradizioni nel rispetto reciproco. E’ al Cairo che Kate con a fianco la saggia Sarah, una stravagante veggente capace di “prevedere” il futuro che il padre aveva assunto per stare a fianco della figlia, trascorre gli anni più felici della sua adolescenza condividendo con le amiche, madame Barzel, Fanny, Ninì Baranes, Mireille gli agi e le ricchezze consentite dal suo status sociale fra pasticcerie e alberghi lusso: una vita spensierata che il re Faruk consentiva agli stranieri residenti consapevole del benessere economico che le loro attività professionali portavano al paese.
Kate è una donna volitiva che non si allinea ai modelli femminili in voga all’epoca: “tutto quello che rendeva felici le ragazze della sua età la lasciava completamente indifferente”. E’ interessata alla politica, ha un acuto spirito di osservazione, è circondata da spasimanti di cui disdegna la compagnia; eppure il rampollo di una ricca famiglia egiziana che ha studiato a Oxford ed è ritornato in Egitto per risollevare le sorti del suo paese riesce a penetrare la corazza del suo cuore.
E’ una relazione fin dall’inizio travagliata quella che unisce Kate e Mohammed Hafez. Sono troppe le differenze che affiorano e piano piano li travolgono: lui è un mussulmano che crede nelle tradizioni del suo paese e pur ammirando Kate ha ben presente quale debba essere il ruolo subordinato di una donna. Dopo aver incontrato un suo vecchio compagno di giochi, il figlio del postino, Gamal Nasser ora un uomo di spicco negli ambienti militari ne diventa un seguace convinto seguendolo anche nel colpo di Stato del 1952che porterà alla presa del potere da parte degli ufficiali.
Kate, inglese e dunque straniera, viene tenuta all’oscuro di tutto; è inevitabile che gli ideali politici di Hafez uniti all’ambizione per un Egitto libero portino le loro strade a dividersi. Kate tornata in Inghilterra con l’intento di dimenticare quell’amore impossibile ritrova la serenità a fianco di Derek, un funzionario del Foreign Office, si sposa pensando di aver dimenticato la sua passione per Hafez. Ma è solo tornando al Cairo con il marito per un soggiorno che avrebbe dovuto essere di pochi giorni che si accorge che quel sentimento, tenacemente avversato, cova ancora sotto le ceneri…
Il “ritorno” del titolo si apre dunque a molti significati dando respiro alla memoria collettiva di un popolo e facendo rivivere un’epoca di grandi cambiamenti, ormai perduta.
Tuttavia nel romanzo non c’è solo una travagliata storia d’amore perché Denise Pardo ritrae una stagione determinante per la storia del Medioriente. Con assoluto rigore storico l’autrice parte dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale per arrivare ai primi anni Sessanta descrivendo la nascita dell’Egitto odierno: fra le pagine del libro e con le inevitabili ripercussioni sui vari personaggi emerge l’antisemitismo di cui le famiglie ebraiche stentano a prendere atto, illudendosi che il Cairo cosmopolita non li avrebbe mai cacciati, il fondamentalismo politico-religioso dei Fratelli Mussulmani, la corruzione di re Faruk che porterà alla ribellione del popolo e fomenterà il nazionalismo dei Liberi ufficiali guidati da Nasser, il futuro capo dell’Egitto.
E’ descritta anche la crescente ostilità verso Israele dopo la nascita dello stato nel 1948 e la sconfitta dei paesi arabi, oltre all’ultimo periodo dell’Impero britannico, prossimo alla dissoluzione.
Un fra i tanti pregi del romanzo è la capacità della scrittrice di portarci a conoscere una galleria di umanità varia ed eterogenea nei gusti e negli stili di vita dove i piatti della tradizione yiddish si mescolano a ricette francesi o arabe e dove le parole nella lingua francese, inglese o araba si intrecciano in un medesimo discorso dando vita a una ricchezza linguistica che suggella in quegli anni un incontro fra culture diverse che si completano l’una con l’altra. “…la condivisione e l’unione delle diversità erano non solo normali, ma addirittura auspicabili”.
Nel libro il Cairo non è solo il luogo dove Denise ambienta la storia, è un vero personaggio, un organismo pulsante che restituisce pagina dopo pagina un affresco storico, sociale e politico indimenticabile. Perché le descrizioni dei luoghi, delle strade, dei quartieri come Garden City, le immagini delle dune di sabbia, la magia della Corniche, la pluralità culturale che è soprattutto una ricchezza, contribuiscono a dar vita a un’atmosfera sensoriale che consente al lettore di immergersi in quel crogiolo di radici, di storie, di umanità che era la capitale egiziana.
“Tornare al Cairo” è un romanzo ricco di storie, di sentimenti travolgenti, di abbandoni, di riconciliazioni, di fermenti politici fra Europa ed Egitto, di spie che agiscono non sempre per ideali patriottici in cui l’autrice, con una scrittura raffinata ed elegante, ci restituisce la complessità di un’epoca, oltre che una riflessione sull’identità, sull’esilio, sullo scontro/incontro fra culture diverse e sulla nostalgia per “un paradiso perduto”.
Giorgia Greco
