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Il Giornale Rassegna Stampa
05.11.2026 La democrazia dei Fratelli Musulmani
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 05 novembre 2026
Pagina: 1
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «La democrazia dei Fratelli Musulmani»

Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 05/11/2026, il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "La democrazia dei Fratelli Musulmani"

 

 
Fiamma Nirenstein

Sì, Trump ha perso le elezioni, il Congresso sarà molto più “Democratico”, bene, è la volontà degli elettori; sarà più musulmano, ed è ok, ovvio; ma sarà anche molto più antisemita, e più islamista secondo i principi della Fratellanza Musulmana. E qui, ci permettiamo di dire, c’è una profonda contraddizione con la nostra democrazia come la conosciamo. Il risultato delle elezioni americane porta con sé un fallimento istituzionale: un gruppo notevole dei candidati vincenti, islamici e no, ma alleati a sinistra, può guidare le scelte americane verso l’odio antisemita più ossessivo, lo spostamento dei fondi e delle alleanze orientato alla distruzione di Israele, il favoreggiamento di un’ideologia che discrimina le donne, gli omosessuali, e tutti i non credenti nell’Islam. La fine dell’Occidente democratico. Il caso leader è quello di Abdul El Sayed, eletto al Senato in Michigan: non sa se è più pericoloso l’Iran o Netanyahu, lo definisce un criminale di guerra, Israele è genocida, assetato di sangue, non bastano più soluzioni pacifiche coi palestinesi; ha diffuso una clip in cui cittadini lamentano che le uova costino 7 dollari: il carovita nasce dall’aiuto agli assassini israeliani; ribadisce che i soldi americani non andranno in guerre genocide. L’ex sindaco Abu Shamala di Khan Yunis, Gaza, vi ha distribuito cioccolatini per festeggiare la vittoria di Fayed. Tanti eletti ne echeggiano le redditizie formule elettorali, ovvero il Partito Democratico è veicolo ormai di odio per Israele e per gli ebrei, garanzia di voti! Così, sono sulla stessa linea anche non islamici come Penny Flanagan in Minnesota, Troy Jackson in Maine, e si mescolano Rashida Tlaib e tutta la “Squad”, Melat Kirus di Denver, Claire Valdez e Darializa Avila Chevalier, cheerleader alla Columbia: rifiutano l’esistenza di uno Stato ebraico; così l’egiziano Adam Hamway, o Andre Carson dell’Indiana che ha votato contro la risoluzione di condanna del 7 ottobre. È una lunga, paziente storia, da Obama in visita al Cairo a Mamdani, e alle spalle la Fratellanza Musulmana di cui la famiglia Fayed è parte, intrecciata alla sinistra. Sono elezioni compatibili con la democrazia queste? O la democrazia è una buccia sottile, piena di buchi?

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