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Il Foglio Rassegna Stampa
03.11.2026 Chi è Hasan Piker, lo streamer antisionista megafono della sinistra radicale americana
Commento di Marco Arcati

Testata: Il Foglio
Data: 03 novembre 2026
Pagina: 1
Autore: Marco Arcati
Titolo: «Chi è Hasan Piker, lo streamer antisionista megafono della sinistra radicale americana»

Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Marco Arcati al titolo: "Chi è Hasan Piker, lo streamer antisionista megafono della sinistra radicale americana"

Immagine di Chi è Hasan Piker, lo streamer antisionista megafono della sinistra radicale americana

Dopo la vittoria di Trump alle presidenziali del 2024, molti analisti hanno attribuito un ruolo decisivo ai podcaster conservatori, da cui il presidente era andato più volte a farsi intervistare, nel convincere i giovani maschi a votare repubblicano. Nell'ultimo anno, soprattutto durante le primarie, i candidati più a sinistra del partito democratico hanno avuto in Hasan Piker, uno streamer di sinistra radicale autodefinitosi antimperialista e antisionista, il loro megafono più influente. L'anno scorso aveva intervistato l'allora candidato socialista a sindaco di New York Zohran Mamdani e quest'anno ha fatto vari eventi durante le primarie con il candidato al Senato in Michigan Abdul El-Sayed, che però ha deciso di non fare campagna con lui alle elezioni generali. El-Sayed lo ha definito "uno streamer che vive in California" e, secondo la Cnn, gli avrebbe fatto notare che la sua retorica antisraeliana gli starebbe facendo perdere voti. 

Piker dice di aver iniziato a fare campagna per i candidati progressisti dopo aver visto il fenomeno delle marce del movimento "No Kings" contro Trump e gli eventi denominati "Stop all'oligarchia" organizzati dal senatore del Vermont Bernie Sanders. Intervistato dal Financial Times, ha detto di non sentirsi simile a un fenomeno di successo come il podcaster conservatore Joe Rogan: secondo lui, infatti, quest'ultimo avrebbe un coinvolgimento politico molto basico nei suoi show. Avrebbe, invece, più punti in comune con il commentatore radiofonico ultraconservatore Rush Limbaugh, "ma per la generazione Z".

Nato in New Jersey e cresciuto in Turchia in una famiglia di accademici, Piker ha fatto uno stage al network progressista online The Young Turks, cofondato dallo zio Cenk Uygur. Nel 2018 ha aperto il suo canale Twitch, che oggi conta oltre 3 milioni di follower: secondo un censimento demografico condotto dallo stesso Piker, il suo pubblico oggi è meno maschile rispetto agli inizi. In una finestra di sei anni, sarebbe passato dall'83 per cento di prevalenza maschile al 63. Dalla piattaforma è stato bannato temporaneamente sette volte, l'ultima a gennaio quando ha utilizzato il termine "maiali sionisti". 

La sua carriera è infatti costellata di polemiche. In un'intervista ad Axios ha affermato che "gli Stati Uniti hanno commesso più atrocità di Al-Qaeda", nel 2019 aveva detto che "gli Stati Uniti si sono meritati l'11 settembre", una frase per cui poi ha chiesto scusa. Ma è contro Israele che ha espresso le posizioni più estreme: ha affermato che lo Stato ebraico è "mille volte peggio di Hamas", che "il 7 ottobre è colpa di Israele" e che non gli interessa "se sono avvenuti stupri" durante il massacro. Sul palco dell'Assemblea generale dell'Onu, il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu ha attaccato Mamdani per il suo presunto legame con lo streamer. Piker ha avuto screzi piuttosto pesanti con l'Anti-Defamation League, l'associazione che si occupa di combattere l'antisemitismo nel paese; accusato da questa proprio di antisemitismo, l'ha definita "la Lega a difesa dell'Apartheid". Durante più di 22 mila ore di girato, con sessioni live che durano anche sette ore, in cui interagisce col pubblico e gioca ai videogiochi, Piker si lascia andare spesso. Ha accusato l'amministratore delegato di United Healthcare, ucciso per strada a New York, di "omicidio sociale" e ha definito il leader comunista cinese Mao Zedong "un grande uomo della storia", affermando che gli Stati Uniti dovrebbero imparare dal Partito comunista della Cina.

Per i repubblicani in campagna elettorale, Piker è uno degli uomini più pericolosi del paese. Vari spot, soprattutto in Michigan, riprendono le dichiarazioni più offensive del podcaster e cercano di legarlo a El-Sayed. Anche le figure dell'establishment democratico sono contrarie alle sue posizioni marxiste e antisioniste, e temono possano erodere l'appeal di massa del partito in vista delle elezioni di metà mandato. Nonostante questo, secondo un sondaggio condotto dal New York Times, il 54 per cento degli elettori del Michigan continua a non sapere chi sia.

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