Sul fronte di Ucraina e Israele, dove l’identità è libertà
Commento di Ben Cohen
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.jns.org/opinion/column/ben-cohen/the-un-secretary-general-race-is-steeped-in-intrigue-should-we-care

Ben Cohen
Per gran parte di quest'anno, un nutrito ciclo di notizie lontane dai titoloni ha tenuto viva la corsa alla successione di António Guterres come Segretario Generale delle Nazioni Unite. Per chi non avesse seguito la vicenda, posso anticipare che è stata piuttosto avvincente. Non si assisteva a un epilogo così al cardiopalma dal 1996, quando gli Stati Uniti, all'ultimo minuto, revocarono il veto al secondo mandato del Presidente egiziano Boutros Boutros-Ghali. Al momento in cui scrivo, non è ancora chiaro chi succederà a Guterres alla scadenza del suo mandato, il 31 dicembre, anche se la situazione sembra farsi più definita. Per quanto riguarda il processo di selezione, il candidato prescelto deve ottenere la maggioranza dei 15 Stati membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 10 dei quali sono eletti con mandati temporanei. Deve inoltre evitare uno o più veti da parte dei cinque membri permanenti: Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Cina e Russia. Una volta superato questo ostacolo, il candidato del Consiglio di Sicurezza viene sottoposto all'approvazione dell'Assemblea Generale, una procedura solitamente semplice. All'inizio di quest'anno, si dava per scontato che l'incarico sarebbe andato a un diplomatico proveniente dall'America Latina, in linea con la prassi informale di far ruotare la massima carica delle Nazioni Unite tra le diverse regioni del mondo; e, idealmente, a una donna, dato che tutti i segretari generali finora sono stati uomini. Di conseguenza, i due principali candidati all'inizio del 2026 erano Michèle Bachelet, ex Presidente del Cile, e Rafael Grossi, il diplomatico argentino attualmente a capo dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Fortunatamente, la Bachelet, che ha demonizzato Israele durante il suo mandato (2018-2022) come Presidente del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, e che ha inquietanti legami stretti con la Cina, ha visto la sua candidatura naufragare poco dopo che il neoeletto governo conservatore cileno ha annunciato che non l'avrebbe sostenuta. Dal canto suo, Grossi, ancora in corsa, sembra dover affrontare una forte opposizione da parte dei russi a causa delle sue preoccupazioni sulle implicazioni per la non proliferazione derivante dall'invasione in corso dell'Ucraina da parte di Mosca e dagli stretti rapporti con l'Iran. Fino alla metà di questo mese, le due principali rivali di Grossi provenivano anch'esse dall'America Latina: Rebeca Grynspan (sì, è ebrea), la costaricana che attualmente presiede la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo; e Carolyn Rodrigues-Birkett, attualmente Ambasciatrice della Guyana presso le Nazioni Unite. Grynspan è forse la candidata interna all'organizzazione, in quanto gode di ampio rispetto tra il personale professionale ed è considerata molto simile a Guterres. Tuttavia, ciò solleva il dubbio sulla sua capacità di attuare la radicale riforma finanziaria e strutturale delle Nazioni Unite, richiesta dagli Stati Uniti. Inoltre, è vicina alla Cina e non è nota per essere particolarmente favorevole a Israele. Nonostante i dubbi su Grynspan, Rodrigues-Birkett sarebbe una scelta di gran lunga peggiore. Ha espresso simpatia per la tirannia comunista cubana ed è una fervente sostenitrice della tesi del regime cinese secondo cui solo la Repubblica Popolare Cinese può legittimamente rappresentare la Cina nei forum internazionali, emarginando così la democratica Taiwan. Ha inoltre definito la guerra di Israele contro Hamas a Gaza, successiva al 7 ottobre, un “vero e proprio genocidio.” Nelle ultime tre votazioni informali condotte in seno al Consiglio di Sicurezza, né Grynspan, né Grossi, né Rodrigues-Birkett sono riusciti a ottenere un vantaggio decisivo. Nell'ultima votazione, vinta da Grynspan per un soffio e codificata da colori per indicare la posizione dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, tutti e tre hanno ricevuto due voti di veto. Ciò ha alimentato le speculazioni sul fatto che la competizione non si sarebbe risolta entro la fine dell'anno, il che significa che Guterres potrebbe dover rimanere in carica come Segretario Generale ad interim fino allo sblocco della situazione di stallo. Poi è arrivata una notizia sconvolgente. Il 21 ottobre, Lana Nusseibeh, una giovane e talentuosa diplomatica degli Emirati Arabi Uniti con una lunga esperienza negli affari delle Nazioni Unite, tra cui 11 anni come inviata degli Emirati Arabi Uniti presso l'organizzazione mondiale, ha annunciato la sua candidatura. Di origini palestinesi e proveniente da una delle famiglie arabe più in vista di Gerusalemme, Nusseibeh si è talvolta mostrata duramente critica nei confronti della condotta di Israele a Gaza. Tuttavia, è stata anche un'entusiasta sostenitrice degli Accordi di Abramo tra Israele e diversi Stati a maggioranza musulmana, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, ed è laureata presso il prestigioso programma di Studi Israeliani della School of Oriental and African Studies di Londra (dove il suo relatore l'ha descritta come “una studentessa brillante che ha scritto saggi straordinariamente perspicaci e incisivi sul sionismo e sulla storia israeliana”). Nusseibeh ha ricevuto rapidamente manifestazioni di sostegno dal Consiglio di Cooperazione del Golfo, dall'Egitto e dalla Giordania, nonché da alcuni Paesi europei, tra cui la Grecia, membro della NATO. Diverse personalità diplomatiche di spicco l'hanno appoggiata, tra cui Nikolai Mladenov, capo del Consiglio di Pace incaricato di stabilizzare la Striscia di Gaza, e Brett McGurk, che ha ricoperto ruoli di alto livello nella sicurezza nazionale sotto quattro presidenti diversi, incluso Donald Trump. Gli Stati Uniti non hanno reso nota la propria posizione, ma negli ultimi giorni si è ipotizzato che i presunti candidati alternativi proposti da Washington, come l'ex Primo Ministro ungherese Viktor Orbán, siano presi in considerazione solo per permettere ai diplomatici statunitensi di persuadere più convincentemente i loro colleghi che Nusseibeh sia il candidato di compromesso ideale. Sarebbe un errore considerare Nusseibeh una vincitrice scontata in questa fase. La Turchia, rivale degli Emirati Arabi Uniti in termini di influenza regionale, sta valutando la possibilità di candidare un proprio esponente, il diplomatico di lungo corso Feridun Sinirlioğlu. Vent'anni fa, Sinirlioğlu era Ambasciatore di Ankara a Tel Aviv; oggi, si fa portavoce fedele delle posizioni anti-israeliane e anti-ebraiche promosse dal suo capo, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, difendendo, senza alcuna ironia, l'occupazione illegale turca della parte settentrionale di Cipro. Dobbiamo aspettarci che il dramma e l'intrigo continuino man mano che ci avviciniamo pericolosamente alla data di uscita di Guterres. Ma al di là di questo, la domanda sul perché qualcuno dovrebbe in ultima analisi interessarsi all'esito rimane pertinente. Per gli ebrei americani e gli israeliani, questa è una questione particolarmente importante. Le Nazioni Unite sono l'organismo che ha approvato una risoluzione che equipara il sionismo al razzismo. Si impegnano nella discriminazione strutturale contro Israele, violando il principio di “uguaglianza sovrana” sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. Offrono rifugio a una delle antisemite più efferate e feroci al mondo, Francesca Albanese, relatrice speciale “sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967.” Quando i suoi funzionari si esprimono sull'antisemitismo, le loro parole sono così stucchevoli e ipocrite che si vorrebbe che fossero rimasti in silenzio. Ora, nonostante tutto, un atteggiamento di totale indifferenza nei confronti di tutti i candidati, e dell'intera organizzazione, non è la risposta più saggia. Che piaccia o no, Israele deve farsene una ragione. Che piaccia o no, Israele ha bisogno del sostegno degli Stati Uniti nei corridoi e nelle sale riunioni delle Nazioni Unite. Che piaccia o no, le Nazioni Unite manterranno la loro ossessione antisemita per i presunti abusi di Israele, ignorando in gran parte veri e propri Stati canaglia come l'Iran e la Corea del Nord, finché non verrà impedito loro di farlo. Per queste e altre ragioni, l'organizzazione ha bisogno di un Segretario Generale in grado di collaborare proficuamente con gli Stati Uniti, soprattutto nei prossimi cinque anni, quando la situazione a Gaza continuerà a rappresentare una componente fondamentale della sua agenda. Ha inoltre bisogno di un leader che ponga fine al cronico spreco di risorse e reprima gli organi di propaganda come il “Comitato per l'esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese.” Lana Nusseibeh potrebbe essere una candidata adatta? Sarebbe sciocco fare una previsione del genere ora, per quanto promettente possa sembrare rispetto alle sue rivali. Eppure, è certamente più aperta nei confronti di Israele rispetto alle altre candidate. Quindi, tenete d'occhio l'evolversi di questa corsa.