Riprendiamo da BET Magazine il redazionale di Bet Magazine dal titolo: "Progettava attentati alla sinagoga di Milano e alla moschea di San Donato: arrestato un giovane di 22 anni"

Progettava attentati contro la sinagoga di Via Guastalla a Milano e contro il centro di preghiera islamica a San Donato Milanese il giovane di 22 anni arrestato dal ROS di Milano il 29 ottobre. Nella sua stanza, sono stati trovati una bandiera nazista e scritti di Anders Breivik, il suprematista e terrorista norvegese, autore degli attentati del 22 luglio 2011 a Oslo e Utøya, che hanno provocato la morte di settantasette persone. Trovati anche selfie con il passamontagna e saluto nazista.
Il giovane arrestato stava progettando in modo dettagliato un’azione solitaria con bombe molotov: grazie a un amico, venuto a conoscenza del piano, è partita la segnalazione alle forze dell’ordine.
Secondo la ricostruzione dell’ANSA, sono accuse gravissime quelle ipotizzate nei suoi confronti dai Carabinieri e dalla Procura della Repubblica di Milano, ovvero di aver “aderito integralmente” a ideologie suprematiste della razza bianca e naziste, ispirandosi in particolare agli scritti e pensieri di Anders Breivik, il terrorista autore della duplice strage del luglio 2011 in Norvegia. Il giovane, secondo un ‘testamento’ che aveva preparato, intendeva agire in solitaria con bombe molotov, dopo avere acquisito in modo autonomo istruzioni sulla preparazione e sull’uso di materiali esplosivi, con un “costante auto-addestramento con finalità terroristiche”. Per questo ora è indagato per il reato ex art. 270-quinquies del Codice penale che punisce l’addestramento ad attività con finalità di terrorismo. Ma non aveva nessun contatto con gruppi politici di estrema destra, organizzazioni attivistiche e nemmeno sarebbe mai riuscito a creare una ‘cellula’ sua. Dalle indagini emerge come un giovane italiano senza problemi particolari, incensurato, con una famiglia multietnica (la madre è di origine cubana) che aveva perso il lavoro come magazziniere e viveva isolato in casa a San Giuliano Milanese (Milano), con il padre e la sorella, radicalizzandosi pian piano all’insaputa della famiglia. Le prime perquisizioni nei suoi confronti risalgono allo scorso agosto e fino ad allora nessuno dei suoi parenti ne avrebbe saputo nulla. Il 22enne temeva per “l’invasione islamica” e “la fine della razza bianca”, come si evince da una sorta di testamento, a metà tra uno scritto di addio e un lascito ideologico, in cui affermava che “è arrivato il momento che qualcuno faccia qualcosa. Ho paura ad agire da solo, ma se nel frattempo che metto a punto un piano non troverò nessuno al mio fianco, lo farò lo stesso. Lo farò per il futuro. Io mi sento un soldato e so che la mia è una guerra già iniziata, anche se la sto ancora organizzando. Ma ci arriverò, credetemi”. Nel farneticante documento di dodici pagine, ora acquisito dagli inquirenti, aggiunge: “Non si tratta solo della nostra prosperità, ma della sopravvivenza stessa del nostro popolo. (…) Dobbiamo stroncare l’immigrazione e deportare quegli invasori che già vivono sul nostro suolo”.
Walker Meghnagi, presidente della Comunità di Milano:
“Lo Stato ci protegga, non sattovaluti i pericoli che corre la nostra Comunità”
«Sono scioccato, incredulo, allibito nell’apprendere la notizia dell’arresto dell’uomo che stava progettando un attentato alla Sinagoga centrale di Milano – ha detto Walker Meghnagi, Presidente della Comunità Ebraica di Milano. – Desidero rivolgere un sentito ringraziamento a tutte le Forze dell’Ordine per la tempestiva e fondamentale operazione che ha permesso di sventare questa grave minaccia. Colgo l’occasione per rivolgere un appello alla Magistratura e alle Istituzioni: siamo cittadini italiani, siamo stati oggetto di persecuzioni sistematiche nella storia di questo Paese, e chiediamo che lo Stato ci protegga. La giustizia vigili con la massima attenzione su quanto sta accadendo. Una qualsiasi sottovalutazione, da parte di chi amministra la giustizia, dei pericoli che la nostra comunità corre sarebbe gravissima, in un Paese in cui solo qualche decennio fa gli ebrei furono consegnati alla belva nazista».