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Il Giornale Rassegna Stampa
31.10.2026 Gli arabi israeliani vogliono integrarsi Coinvolgerli nel governo promettente per tutti
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 31 ottobre 2026
Pagina: 1
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Gli arabi israeliani vogliono integrarsi Coinvolgerli nel governo promettente per tutti»

Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 31/10/2026, il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "Gli arabi israeliani vogliono integrarsi Coinvolgerli nel governo promettente per tutti"

 

 
Fiamma Nirenstein

 

Khaled Abu Toameh non ha paura di nulla, né di pensare, né di parlare o di scrivere da giornalista e autore arabo dottore in letteratura inglese, né di avventurarsi fra le incognite del conflitto mediorientale (quante volte lo abbiamo fatto insieme) e ricavarne notizie e interpretazioni. Qui ci consegna la sua esperienza vissuta sull’incredibile affluenza alle urne degli arabi israeliani, un salto che li ha portati a 19 deputati eletti, un partner indispensabile per qualsiasi governo. Eisenkot, il cui blocco del cambiamento ha conquistato 48 seggi a fronte dei 5 di Netanyahu, ha promesso un governo solo di partiti sionisti. Difficile: sia la Lista Unita di Ahmad Tibi che Raam di Mahmoud Abbas rifiutano di definire Hamas organizzazione terrorista, e accusano Israele di colonialismo e genocidio, così da essere difficili da inglobare in un governo israeliano.

 

Khaled, come si spiega per esempio che a Umm el Fahem da 38,3 per cento dei votanti nel 2022 ora si è arrivati al 75,7 per cento?

 

“Ci sono due risposte: da una parte l’ansia, la paura, la parola d’ordine che intimava di votare contro il governo israeliano in cui Ben Gvir e Smotrich sono disegnati come la minaccia fatale. Un panico definitivo ha suggerito espulsione, distruzione, emarginazione. Dall’altra parte, c’è il desiderio di integrazione: lavorando fra gli israeliani, godendo della società libera e democratica, studenti, lavoratori, giudici, medici negli ospedali, vogliono contare di più. È l’unico Paese in cui gli arabi possano organizzarsi, manifestare, votare liberamente”.

 

Sì, ma nella società del popolo ebraico.

 

Certo, anche nella società italiana le minoranze vivono protette dalle leggi italiane. Molti questo lo apprezzano. Altri meno. Le minoranze devono espandersi, migliorare, e questo, anche fra i problemi, è avvenuto anche con gli arabi. Molte delle persone con cui parlo hanno un sincero desiderio di condivisione, non con questo o quello schieramento, Netanyahu o Eisenkot, ma con l’insieme della società israeliana.

 

Ma l’uso dello strumento democratico di fatto non può diventare un grimaldello dell’Islam estremo, che vuole tutto il potere? Leader come Ahmad Tibi, o Jussef Jabarin, o Mahmoud Abbas rifiutano di definire Hamas un’organizzazione terroristica in nome della democrazia...

 

“Ma i leader dei partiti arabi sono molto retorici e a volte stupidi, non esprimono le aspettative e i desideri di buona parte della società araba. Del resto in Israele da destra né da sinistra non si mostra di capirne i problemi: il futuro dei giovani, la criminalità devastante… Se la leadership araba attuale dice un sacco di sciocchezze, questo è sbagliato, dovrebbero smettere di cercare il consenso dando addosso a Israele. Molti arabi desiderano un’integrazione maggiore, non c’entra niente né il rifiuto di Bibi né d’altra parte la scalata jihadista che descrivevi. Molti pensano che il disastro del 7 ottobre sia mostruoso, e non hanno problemi a dire che Hamas è un’organizzazione terrorista. È talmente ovvio”.

 

Ma il richiamo islamista, la forza del dogma del possesso della terra, della supremazia islamica, di un’Israele colonialista, è forte anche qui.

 

“Noterai che questo nella campagna elettorale si è sentito pochissimo. Il mondo arabo israeliano da anni vive in stretta vicinanza con quello israeliano, è mescolato. Gli islamisti radicali non sono protagonisti di questa storia… e i laici anche da noi sono molti”.

 

Pensi che il sospetto della distribuzione delle buste di denaro dal Qatar e da altre fonti estere, specie nel Negev, sia massiccio?

 

“Non ne so niente, ma direi che se c’è stata corruzione è una macchia, ma non è l’episodio centrale. Esso è semmai un avvicinamento sociale che non corrisponde ancora a una leadership politica né araba né israeliana capaci di capirlo a fondo. Per troppi anni, anche quando i partiti arabi entravano nei governi in maniera molto strumentale, non si è guardato alla società araba. I leader attuali devono smettere con gli slogan aggressivi contro Israele. La componente sociale araba oggi potrebbe benissimo rientrare nella prospettiva di un governo di coalizione. Questo sarebbe promettente per tutti”.

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