Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Andrea Atzeni dal titolo: "Qualche domanda sulla giustizia a Ilaria Mazzei e Antonella Attardo"

Lunedì 27 ottobre nell’aula magna “Alessandrini” del Palazzo di Giustizia di Milano si è celebrata la Giornata europea della giustizia, quest’anno 2026 consacrata a “Libertà di espressione, reputazione, immagini, privacy e intelligenza artificiale: confronto tra diritto e cultura digitale”.
Gli esperti hanno spiegato alle numerose scolaresche convocate per l’occasione che, siccome (1) le parole portano spesso a conseguenze fattuali, anche violente, (2) quanto viene diffuso sui social e nelle chat o con qualunque altro mezzo è soggetto alle stesse norme che regolano le pubblicazioni a stampa, ovvero: (3) deve rispettare pertinenza, continenza e verità, (4) non deve diffamare le persone, in particolare accusandole senza prove o dichiarandole colpevoli in assenza di condanne definitive, neppure se (5) ci si limita ad alludere alla loro identità senza farne i nomi. Ai ragazzi è stato altresì chiarito che (6) c’è colpa e c’è dolo, e che (7) agire in gruppo non assolve i singoli dalle loro responsabilità, mentre al contrario (8) non segnalare il carattere personale delle proprie comunicazioni rischia di coinvolgere le istituzioni cui si fa capo, ma comunque, se accusati, (9) si ha sempre diritto a un giudice indipendenze e imparziale, che (10) con i minori dovrebbe avere particolare cura nel ponderare gli effetti delle proprie decisioni.
Tutte belle cose, e giuste. Se non fosse che tra la teoria e la pratica c’è sempre un divario. Persino la Corte penale internazionale (CPI), tanto per fare un esempio non a caso come si vedrà, predica bene ma poi razzola male: ignora la natura complementare del proprio mandato, pretende di agire al di fuori della propria giurisdizione e di arrestare un primo ministro in carica violandone l’immunità, soprattutto è costituita da giudici di nomina politica, tutt’altro che terzi.
Ma andiamo per ordine.
Durante l’interessante iniziativa di lunedì molti studenti hanno colto l’occasione per porre dei quesiti ai diversi relatori. Noi che studenti non siamo porgiamo qui qualche altra domanda, in particolare ad Antonella Caterina Attardo, consigliere della Corte d’Appello di Milano, e a Ilaria Mazzei, giudice del Tribunale per i Minorenni di Milano, che presiedevano il consesso. Proprio un anno fa, Attardo e Mazzei sottoscrissero un ambiguo “Appello dei giuristi per Gaza”, che riesce a ignorare sistematicamente Hamas, il 7 ottobre e tutto quanto ha portato alla situazione attuale: (1) L’appello non risulta di conseguenza squilibrato, reticente e corrivo con i violenti? (2) Trattandosi di un testo pubblico, non avrebbe dovuto prevedere un minimo di prudenza e cautela? (3) Non avrebbe dovuto rispettare almeno pertinenza, continenza e verità? (4) Come possono le firmatarie conferire credibilità a indimostrate “notizie sulla violazione sistematica e protratta del diritto alla vita e degli altri diritti fondamentali della popolazione civile” provenienti in ultima analisi dalla dittatura sanguinaria di Hamas? (5) L’accortezza di non nominare esplicitamente Israele è sufficiente a legittimarne la sua indiretta ma sistematica demonizzazione? (6) In tutto questo, fin dove arriva la colpa e fin dove il dolo? (7) Aggiungere conformisticamente il proprio nome a un lungo elenco assolve la propria coscienza? (8) Il contestuale impegno a “leggere ogni giorno pubblicamente nelle aule di udienza” la ratifica dello statuto della CPI, non contamina con la propria personalissima militanza la funzione pubblica che si riveste? (9) Non si incrinano così l’imparzialità e indipendenza, che dovrebbero caratterizzarla? (10) Non è forse questo un pessimo ammaestramento, anzitutto per i giovani?
Superfluo aggiungere che la corrispondenza fra le due serie numeriche non è un caso.
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