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Un pro-pal marocchino dietro le manifestazioni 26/10/2026 (Video di Ciro Principe)


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Informazione Corretta Rassegna Stampa
29.10.2026 Teniamo presente la natura intrinseca della violenza antisemita in Francia
Commento di Ben Cohen

Testata: Informazione Corretta
Data: 29 ottobre 2026
Pagina: 1
Autore: Ben Cohen
Titolo: «Teniamo presente la natura intrinseca della violenza antisemita in Francia»

Teniamo presente la natura intrinseca della violenza antisemita in Francia

Commento di Ben Cohen 
(Traduzione di Yehudit Weisz)

https://www.jns.org/opinion/ben-cohen/remembering-the-intimate-nature-of-antisemitic-violence-in-france


Ben Cohen

 

“Gli ebrei se ne andranno via in gran numero e la Francia cadrà nelle mani della sharia o del Front National.” Queste parole furono pronunciate nel dicembre 2014 da Roger Cukierman, all'epoca a capo dell'organizzazione rappresentativa ebraica francese CRIF, durante una manifestazione contro l'antisemitismo nella periferia parigina di Créteil. Con la Francia attualmente sconvolta da disordini e con alle porte un'imminente elezione presidenziale che vedrà contrapporsi l'estrema sinistra di orientamento islamista all'estrema destra, l'avvertimento di Cukierman potrebbe rivelarsi una preoccupante profezia. Ufficialmente dirette contro le pessime condizioni delle scuole francesi, le rivolte hanno causato danni per oltre un miliardo di dollari, oltre a circa 2.300 arresti e quasi 1.000 agenti di polizia ricoverati in ospedale per ferite. Sebbene sia una semplificazione eccessiva affermare che l'immigrazione sia l'unica causa dei disordini, gli episodi più gravi si sono verificati nelle grandi aree urbane come Parigi e Marsiglia, così come nelle città di provincia, dove gli immigrati e i loro discendenti tendono a concentrarsi. Questo aspetto, insieme all'esibizione di bandiere marocchine, algerine e soprattutto palestinesi, ha alimentato febbrili speculazioni sul futuro della Francia e sulla possibilità che, come ipotizzato da Cukierman più di dieci anni fa, gli ebrei “se ne vadano in massa.”  Le rivolte sono senza dubbio una pessima notizia per i 450.000 ebrei in Francia, la più grande comunità ebraica d'Europa, se non altro perché, nel corso della storia, i disordini sociali, sia in Francia che altrove, sono sempre andati di pari passo con l'incitamento all'antisemitismo. Le comunità ebraiche generalmente prosperano sotto governi stabili, moderati e centristi, mentre l'estremismo e il populismo sono invariabilmente fonte di problemi. Allo stesso tempo, è importante comprendere che la violenza subita dagli ebrei francesi negli ultimi venticinque anni va ben oltre le rivolte. Gran parte di ciò che hanno vissuto è stato un'esperienza diretta e personale, spesso di natura bestiale , il che è un motivo in più per preoccuparsi della situazione attuale, non  in meno. Prendiamo ad esempio la manifestazione contro l'antisemitismo del 2014, a cui partecipò Cukierman. L'evento scatenante di quella manifestazione non fu una rivolta, un boicottaggio o il vandalismo di una sinagoga o di un cimitero. Piuttosto, fu qualcosa che, soprattutto se foste sociologi francesi, potreste definire una fusione di violenza, potere e vicinanza; qualcosa che, in effetti, offrì un assaggio della disumana ferocia che gli israeliani subirono il 7 ottobre 2023. Pochi giorni prima della manifestazione, nello stesso sobborgo parigino di Créteil, un giovane ebreo in attesa di un pacco per posta, aprì la porta del suo appartamento. Tre delinquenti islamisti fecero irruzione. Per i successivi 90 minuti, il giovane e la sua fidanzata diciannovenne furono sottoposti a un'esperienza terribile. La coppia è stata presa di mira perché i teppisti volevano soldi, e da chi meglio degli ebrei, che secondo il folklore antisemita delle periferie francesi sono considerati ricchissimi, potevano esigerli? Il loro appartamento fu messo a soqquadro, con gli invasori che si preoccuparono in particolare di distruggere tutti i libri e i simboli ebraici esposti. Uno di loro ficcò un fucile a canne mozze nella bocca del giovane, rompendogli i denti. Un altro lo costrinse a sdraiarsi sul pavimento, dandogli  coltellate nella schiena in nome dei “miei fratelli in Palestina.”  Mentre lui era tenuto prigioniero, la sua ragazza fu trascinata in un'altra stanza dell'appartamento, dove fu brutalmente violentata. Questo non fu affatto un caso isolato. C'è il caso del 2005, di Ilan Halimi, un giovane venditore di telefoni cellulari, rapito da una gang musulmana nota come “I Barbari” e brutalmente torturato mentre i rapitori facevano pressione sulla sua famiglia – anch'essa ebrea, e dunque benestante – affinché pagasse un riscatto. Dopo tre settimane in cui lo tenne incatenato a un termosifone, affamato, picchiato e ustionato con sigarette accese, la banda abbandonò Halimi su un terreno accidentato vicino a una stazione ferroviaria, dove morì prima di raggiungere un ospedale. Nel 2017, una famiglia ebrea – Roger e Mireille Pinto, e il loro figlio David – ha subito un trauma simile quando una banda di musulmani ha fatto irruzione nella loro casa nella periferia parigina di Livry-Gargan. Anche in questo caso, il movente era derubare ebrei “benestanti”, e farlo con una brutalità degna dei nazisti. La signora Pinto, di 73 anni, è stata presa a pugni e imbavagliata, ricordando in seguito di aver temuto seriamente di essere violentata, mentre il signor Pinto, che all'epoca aveva 83 anni, è stato picchiato fino a perdere i sensi. Nello stesso anno, la pensionata ebrea Sarah Halimi (nessuna parentela con Ilan) fu picchiata e gettata dalla finestra del suo appartamento, morendo sul colpo, da un altro delinquente musulmano che, quando non spacciava droga, frequentava una moschea radicale vicino al complesso di edilizia popolare parigino dove entrambi vivevano. Questo caso è forse il più noto di tutti perché l'aggressore di Sarah Halimi – in un momento di assoluta vergogna per il sistema giudiziario francese – fu successivamente prosciolto dal processo con la ridicola motivazione che la quantità di cannabis che aveva fumato prima dell'aggressione lo aveva reso temporaneamente incapace di intendere e di volere. Un caso analogo accadde nel 2018, quando Mireille Knoll , una sopravvissuta alla Shoah, fu assassinata nel suo appartamento da due aggressori in cerca di denaro, uno dei quali era un musulmano suo vicino di casa che lei conosceva fin dall'infanzia, il quale poi diede fuoco al suo corpo senza vita. Purtroppo, esistono altri esempi di questo tipo di violenza bestiale, oltre che di terrorismo. Gli ebrei francesi non dimenticheranno l'attentato del 2012 compiuto dall'islamista Mohammed Merah contro una scuola ebraica di Tolosa, in cui quattro persone, tre delle quali bambini piccoli, furono brutalmente uccise. Né dimenticheranno l'attentato del 2015 contro un supermercato kosher di Parigi, che causò la morte di quattro persone che vi stavano facendo la spesa. In realtà, nella tristemente lunga lista di attacchi contro gli ebrei francesi dal 2000 – anno in cui lo scoppio della seconda intifada palestinese in Giudea, Samaria e Gaza aveva dato il via a un'ondata globale di antisemitismo senza precedenti dalla Shoah – le rivolte hanno svolto un ruolo pressoché trascurabile. È vero che, in una sola settimana del luglio 2014, manifestanti filo-palestinesi a Parigi hanno attaccato una sinagoga durante una funzione religiosa e negozi di proprietà ebraica nel sobborgo di Sarcelles, ma questo rimane il caso più rilevante. Quel che è più attinente è se l'attuale ondata di illegalità incoraggerà ulteriori violenze, definite dalla natura bestiale intrinseca sopra descritta. E questa volta, è ragionevole aspettarsi che tali violenze avranno conseguenze politiche più rilevanti, poiché la Francia si avvia verso le elezioni presidenziali che, se si tenessero oggi, si concluderebbero con la vittoria di Marine Le Pen del RN, erede del Front National. Bisogna inoltre notare l'ironia del fatto che, per molti ebrei francesi, una presidenza Le Pen sarebbe un esito preferibile a un trionfo di Jean-Luc Mélenchon , leader del partito antisemita di estrema sinistra La France Insoumise ("La Francia in rivolta"). In entrambi i casi, per gli ebrei di Francia, il grande dilemma esistenziale – restare o andarsene? – rimane quanto mai attuale.

 

 


takinut3@gmail.com

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