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Informazione Corretta Rassegna Stampa
22.10.2026 I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Lettere a Informazione Corretta

Testata: Informazione Corretta
Data: 22 ottobre 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde»

Una lettera

 

Cara Deborah,

Ti scrivo spinto da un bisogno profondo e urgente di condividere un peso che con il passare del tempo diventa sempre più insopportabile. In questi mesi ho cercato di documentarmi e di elaborare quanto accaduto il 7 ottobre. Ho guardato l'ultima stagione di Fauda, che si ispira a quell'immane tragedia; ho letto il saggio di Sharon Nizza; ho visto la serie Red Alert su Paramount. Per quanto queste opere provino a raccontare la realtà, restano prodotti inevitabilmente  filtrati dalla finzione drammatica o dalla sintesi editoriale.

Eppure, pur attraverso questa mediazione, la sensazione che rimane è un senso di vertigine e smarrimento assoluto. Ho cercato anche di recuperare il filmato di 47 minuti che il governo israeliano ha mostrato solo nelle ambasciate e a un ristretto numero di persone. Non sono riuscito a trovarlo, ma ho letto le testimonianze di chiunque lo abbia visionato: persone rimaste traumatizzate e sconvolte da un male viscerale. In quelle immagini c'è la dimostrazione che non si è trattato di un atto di guerra, di un attacco strategico o di un semplice assalto militare.

La parola "guerra" appare del tutto inadeguata, persino "carneficina" risulta riduttiva. La guerra implica dinamiche, per quanto tragiche, legate al conflitto e alla distanza impersonale di una bomba o di un IED. Lì è accaduto qualcosa di inaudito. Bruciare vive le persone nelle proprie case, infierire sui corpi delle vittime con stupri inenarrabili sia mentre erano in vita sia da morte, uccidere a colpi di piccone. C'era una prossimità fisica feroce, una ricerca deliberata del contatto sadico per causare la massima agonia possibile.

Penso che nemmeno i nazisti con la Shoah si siano spinti a una tale ostentazione visiva di ferocia diretta nel processo di annientamento. Al Nova Festival, nei kibbutz e nelle basi, l'obiettivo non era solo militare: era l'annientamento totale, la cancellazione e la distruzione di ogni forma di vita. Non si è trattato nemmeno di semplice odio; è stato qualcosa che travalica le categorie psicologiche umane.

Guardare un altro individuo negli occhi e compiere simili abomini significa aver perso ogni legame con la nostra specie. Mi chiedo come sia possibile che al mondo accadano cose del genere e come il genere umano — se ancora ha senso usare questa definizione — possa spingersi a tanto. Definire "esseri umani" chi ha compiuto quegli atti sembra un insulto all'umanità stessa; quegli esseri non si possono definire tali. Una persona normale non possiede nemmeno le parole per esprimere l'abisso che si è aperto quel giorno. Resta solo un vuoto spaventoso e il bisogno di rivolgersi a chi, come te, non ha mai avuto paura di guardare in faccia questo male senza edulcorarlo.

Shalom

Luca Ablondi

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Caro Luca,

Una frase della tua lettera mi ha colpito: "Guardare un altro individuo negli occhi e compiere simili abomini significa aver perso ogni legame con la nostra specie." 

E' esattamente quello che è successo il 7 Ottobre. I gazawi hanno compiuto tali orrori da perdere ogni legame con la specie umana. Nemmeno i nazisti arrivarono a tanta barbarie, loro consideravano gli ebrei subumani e li uccidevano con crudeltà immensa ma anche, nella maggior parte dei casi,  con grande indifferenza come se si fosse trattato di insetti da eliminare e non di esseri umani. Il loro sadismo si era espresso nelle uccisioni di massa, non smembrando bambini, non tagliando a pezzi corpi ancora pulsanti di vita. La bestialità del nazismo è stata proprio l'indifferenza, uccidere per convinzione, per ripulire il mondo da una razza che non era ariana, quindi era inferiore. Non per odio. Ai nazisti non importava niente degli ebrei, volevano eliminarli perché così andava fatto. La popolazione che vedeva i treni passare non ballava di gioia, non esultava, guardava e continuava la sua vita normale come se niente fosse. Indifferenza totale.

I palestinesi ci hanno colpiti guardandoci negli occhi e godendo personalmente del nostro sangue, del folle dolore che procuravano, ridendo istericamente. I palestinesi godevano di quello che ci stavano facendo. I bambini saltavano di felicità a Gaza alla vista degli ostaggi piegati, disperati,  terrorizzati.  Non ci sono parole. Io che ne scrivo da tre anni, non ho ancora trovato le parole giuste per poter far comprendere il 7 Ottobre. Non ne esistono!

Chi ha potuto vedere quei 47 minuti di inferno si è accasciato in preda a un orrore indescrivibile, ho visto uomini appoggiarsi alle pareti e piangere disperatamente. Ho visto chi aveva conati di vomito. La cosa spaventosa è che dal 7 Ottobre il mondo occidentale appoggia quegli esseri inumani. Questo sarà per me sempre incomprensibile. 

Shalom

Deborah Fait  


takinut3@gmail.com

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