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Il Giornale Rassegna Stampa
22.10.2026 Venti di guerra mentre Israele e Stati Uniti vanno al voto Iran nel mirino
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 22 ottobre 2026
Pagina: 1
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Venti di guerra mentre Israele e Stati Uniti vanno al voto Iran nel mirino»

Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 22/10/2026, il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "Venti di guerra mentre Israele e Stati Uniti vanno al voto Iran nel mirino"

 
Fiamma Nirenstein

 

In questi giorni si è andati molto oltre le parole nello scontro per la vita e per la morte fra Iran e Israele, e questo avviene proprio negli ultimi giorni prima delle elezioni in Israele, che si terranno martedì. L’esercito è in allarme rosso, la preoccupazione che il voto possa essere scombinato viene ripetuta in tv, e c’è chi ritiene questa possibilità un vantaggio e chi invece un guaio per Netanyahu. Ma la storia vera è il rischio di una guerra finale e quindi molto dura dietro l’angolo. Le elezioni possono esserne la miccia rovente. Le ultime notizie raccontano dalle colonne del Financial Times di uno stop da parte del presidente Trump alle intenzioni di Netanyahu: il primo ministro israeliano avrebbe deciso di attaccare, contro la ricostruzione in velocità delle strutture nucleari e del riarmo di Hezbollah e dei soliti proxy, e tutto sarebbe stato pronto già per il passato fine settimana. Accanto a questo scoop anche la rivelazione giornalistica che Israele avrebbe compiuto esercitazioni aeree nei cieli della Siria e dell’Iraq, sulla strada per Teheran. Che cosa ci consente di capire la realtà dietro gli scoop? Trump ha dichiarato più volte che non intende riaprire lo scenario bellico fino alle elezioni di midterm, il mese prossimo; la sua posizione può essere certo stata determinante sulle intenzioni di Netanyahu, e può darsi che la riaffermazione da parte di Trump dell’alleanza con Israele nel supporto a Bibi marchi un’intenzione rimandata e comune ai due leader, come del resto Trump ha ricordato. E comunque Israele ha molte più possibilità di concludere felicemente un intervento in Iran, distruggendo le strutture di arricchimento che Netanyahu ha appena affermato che l’Iran sta rinnovando, se lo fa con gli USA. Dunque Trump ha rinnovato la promessa di alleanza, sembra, nel suo segnale di endorsement basato proprio sul reciproco sostegno contro il nemico comune, l’Iran. Ambedue le parti sono oggettivamente interessate a vedere il regime iraniano alzare le braccia, e solo insieme lo possono fare. I toni sono molto duri, Teheran dichiara che non accetterà mai di spostare all’estero parte del suo uranio arricchito. Ebrahim Azizi, capo della commissione per la sicurezza del parlamento di Teheran, ha detto “siamo pronti a sradicare del tutto il male (cioè Israele, ndr) a fronte della vostra più minuscola mossa”. E questo mentre il ministro della Difesa Pete Hegseth sedeva con Netanyahu in una visita misteriosa di un’ora e mezza, faccia a faccia, di cui si sa solo che l’argomento era l’Iran. Netanyahu all’università Tel Hai di Kiriat Shmone vicino al bordo libanese ha di nuovo dichiarato che a fronte della determinazione del regime terrorista iraniano di ricostruire la minaccia atomica e l’asse del male con Hezbollah e Hamas, non c’è che cercare di distruggere il regime. E Rubio intanto accusava Teheran di metodi “nazisti” perché prende di mira navi civili a Hormuz. Non sono solo parole: pesanti accordi, preparazioni oscure muovono il capo della sicurezza iraniana Mohsen Rezai a incontrare il capo dell’esercito pakistano Asim Munir, mentre i contatti con Putin si sono intensificati, sia Israele che gli USA hanno elezioni da superare, ma l’Iran non ne ha in vista ed è libero di arroventare le sue punte contro Israele e il mondo intero. È significativo che Netanyahu, fedele alla sua scelta, denunci ogni giorno le manovre iraniane. Gli altri candidati non si sentono. I prossimi giorni diranno la verità.

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