Una Lettera
Cara Debora Faith,
ti scrivo per approfondire una riflessione che va al di là del semplice fatto di cronaca e che tocca la natura stessa dell'evoluzione politica di Israele. Quando ci si interroga su figure come Itamar Ben Gvir, sorge spontanea una domanda: si tratta di un’aberrazione della storia, un fenomeno isolato ed estremo paragonabile a ciò che il populismo di Trump ha rappresentato per gli Stati Uniti, oppure è l'espressione autentica di una fetta sempre più considerevole dell’elettorato israeliano? La realtà descrive uno spostamento strutturale a destra, maturato nel corso dei decenni poiché i precedenti governi laburisti e i processi di pace storici non sono stati in grado di garantire la sicurezza nazionale né di giungere a una convivenza stabile con la controparte palestinese.
In questo quadro si inserisce anche la vicenda del video con i terroristi della flottiglia. Sebbene un simile gesto possa apparire criticabile o provocatorio sul piano diplomatico, risulta per certi versi comprensibile se collocato nel trauma devastante del 7 ottobre. Quell'evento ha segnato una ferita profonda, per molti aspetti persino peggiore della Shoah, perché Israele non è stato invaso da una forza militare convenzionale né da semplici terroristi, ma da soggetti che hanno compiuto barbarie indescrivibili. Violenze, torture, atroci uccisioni e roghi hanno colpito indiscriminatamente donne, uomini, bambini e persino animali, perpetrate anche a mani nude o con strumenti di fortuna come picconi e badili, fino al sequestro di oltre 260 persone. Il fatto che per anni questi ostaggi siano rimasti prigionieri senza che la comunità internazionale organizzasse flottiglie o mobilitazioni di pari portata per chiederne la liberazione ha alimentato un forte senso di solitudine e ingiustizia.
Le successive operazioni militari condotte da Israele a Gaza sono nate con l'obiettivo primario di neutralizzare l'organizzazione terroristica e liberare i rapiti. Nonostante le narrazioni critiche di alcuni opinionisti, che hanno descritto le azioni delle autorità israeliane come un attacco indiscriminato, va ricordato che in diverse occasioni l'esercito ha scelto di frenare le proprie operazioni per tutelare l'incolumità degli ostaggi, accettando un rischio elevatissimo che si è tradotto nella perdita di numerosi soldati sul campo.
Le posizioni estreme emerse nell'opinione pubblica dopo il 7 ottobre — comprese le richieste di radere al suolo la Striscia, considerare opzioni estreme o rioccupare l'area — non nascono dal nulla. Dimostrano come molti cittadini ritengano che, se Gaza fosse rimasta sotto il controllo e la sorveglianza israeliana, una simile tragedia si sarebbe potuta evitare. In quest'ottica, la crescita di consensi attorno a figure come Ben Gvir e le loro azioni non rappresentano un'anomalia temporanea, bensì il risultato di una profonda e dolorosa trasformazione della società israeliana davanti alla minaccia per la propria sopravvivenza.
Shalom
Ablondi Luca
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Caro Luca,
Ho davanti agli occhi una scena che non dimenticherò mai. Un terrorista palestinese, non un guerrigliero di Hamas, ma un civile di Gaza, con un piccone cercava di staccare la testa a una persona a terra, ancora viva. Ha smesso di muoversi solo dopo i primi colpi al collo. La testa non si staccava, e il terrorista colpiva e urlava Allahu Akhbar. E colpiva, colpiva, instancabile, poi la camera di è spostata e non si sa quanti colpi sono serviti per staccare la testa a quel ragazzo ebreo. Io non ho nessuna simpatia per Ben Gvir ma posso capire chi lo ha votato e lo rivoterà. Posso capirlo perché la sopportazione del dolore del Popolo ebraico deve avere un limite. E il limite lo dimostra nel votare un ministro in altri anni impresentabile.
Inoltre, i media italiani mettono in bocca a Ben Gvir parole mai dette. Lui ha detto un giorno "per distruggere Hamas bisognerebbe ammazzare 30/40 terroristi al giorno". Ebbene, i giornali hanno scritto sostituendo -terroristi- con -bambini- e la frase che ne uscita è stata: "Bisognerebbe ammazzare 30/40 bambini al giorno". Questo è un tipico esempio di sporca propaganda anitsemita.
Se noi israeliani voteremo a destra un motivo c'è. Siamo arcistufi di questa situazione, dei palestinesi che vogliono ammazzarci tutti, del terrorismo che ha accompagnato per decenni la nostra vita, dell'odio del mondo intero per noi e non per i nostri aguzzini. Il popolo israeliano è molto coeso pur votando ognuno secondo le proprie idee politiche. Vedremo cosa diranno le elezioni. Mancano pochi giorni
Un cordiale shalom
Deborah Fait