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Setteottobre Rassegna Stampa
21.10.2026 Francia, Lucas Moulard lascia il Paese e sceglie Israele
Cronaca di Alessandro Carmi

Testata: Setteottobre
Data: 21 ottobre 2026
Pagina: 1
Autore: Alessandro Carmi
Titolo: «Francia, Lucas Moulard lascia il Paese e sceglie Israele»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE la cronaca di Alessandro Carmi dal titolo: "Francia, Lucas Moulard lascia il Paese e sceglie Israele"

Francia, Lucas Moulard lascia il Paese e sceglie Israele

Lucas Moulard ha deciso di lasciare la Francia per trasferirsi a Tel Aviv. La particolarità della vicenda è che il giovane influencer politico, diventato popolare sui social per la sua difesa di Israele e la denuncia dell’antisemitismo, non è ebreo. La sua decisione, annunciata in un video su Instagram nel quale appare visibilmente commosso, racconta qualcosa del clima che si respira oggi in Francia e delle conseguenze che può avere schierarsi pubblicamente dalla parte dello Stato ebraico.

«Mi trasferirò a Tel Aviv», ha dichiarato con le lacrime agli occhi. Il progetto deve ancora concretizzarsi, perché Moulard dovrà trovare un’azienda disposta ad assumerlo e ottenere un visto di lavoro. Eppure la scelta sembra ormai maturata, soprattutto dopo un soggiorno di tre settimane in Israele, durante il quale ha avuto modo di valutare le opportunità professionali e le condizioni di vita.

Conosciuto online come lucastalkactu, Moulard si è costruito un seguito attraverso video dedicati alla politica e all’attualità, pubblicati soprattutto su TikTok, Instagram e X. Si definisce un liberale e un repubblicano, due riferimenti che appartengono alla tradizione politica francese e che, nel suo caso, si accompagnano a un impegno sempre più esplicito contro l’antisemitismo.

Dopo il massacro del 7 ottobre 2023, l’influencer ha dedicato una parte importante della propria attività alla denuncia delle falsificazioni e delle teorie complottiste circolate intorno agli attacchi di Hamas. Si è recato personalmente nei luoghi delle stragi per realizzare un documentario destinato soprattutto ai giovani francesi, cercando di mostrare le conseguenze del terrorismo sulla popolazione israeliana e di raccontare un Paese spesso rappresentato attraverso immagini deformate.

Quell’impegno ha avuto un prezzo. Moulard riferisce di essere stato bersaglio di minacce e di aver progressivamente perso la serenità necessaria per vivere normalmente nel proprio Paese. «Ho bisogno di uscire per strada e sentirmi al sicuro», ha spiegato, pur ribadendo il proprio attaccamento alla Francia, che continua a considerare uno dei Paesi più belli del mondo.
La sua scelta acquista un significato particolare proprio perché proviene da una persona estranea alla comunità ebraica. Moulard ha deciso di difendere Israele per convinzione politica e morale, assumendosi le conseguenze di una posizione diventata sempre più controversa nel dibattito pubblico francese.

Naturalmente il trasferimento risponde anche a motivazioni personali. Tel Aviv lo attrae per il carattere cosmopolita, l’apertura culturale e le prospettive offerte nei settori della tecnologia, dell’informazione e dell’imprenditoria. La città israeliana rappresenta ai suoi occhi un ambiente nel quale sviluppare la propria attività e costruire una nuova esperienza professionale.

Rimane tuttavia il paradosso di un giovane francese che, dopo aver ricevuto minacce per le sue opinioni, pensa di trovare maggiore libertà e sicurezza in un Paese esposto da anni al terrorismo e alla guerra. Una contraddizione che merita qualche riflessione, soprattutto in una Francia dove la crescita dell’antisemitismo ha già modificato profondamente la vita quotidiana di numerosi cittadini ebrei.

L’annuncio di Moulard arriva infatti in un momento nel quale il rapporto tra una parte della società francese e Israele è diventato particolarmente conflittuale. Le manifestazioni contro lo Stato ebraico, le polemiche politiche e gli episodi di intimidazione hanno contribuito a creare un ambiente nel quale anche chi difende Israele, indipendentemente dalla propria appartenenza religiosa, può sentirsi esposto.

La vicenda pone dunque una questione che riguarda direttamente la democrazia francese. Se un cittadino arriva a considerare l’emigrazione come una risposta alle minacce ricevute per le proprie convinzioni, significa che qualcosa nel sistema di tutela della libertà di espressione richiede attenzione.

Moulard deve ancora trovare un lavoro e ottenere il visto necessario. Il suo trasferimento, per ora, resta un progetto. Ma la decisione annunciata pubblicamente contiene già un messaggio politico preciso. Un giovane francese che ha scelto di battersi contro l’antisemitismo guarda a Israele come al luogo nel quale poter continuare a vivere ed esprimersi liberamente. E la Francia, che della libertà ha fatto uno dei propri principi fondativi, dovrebbe interrogarsi sulle ragioni di questa scelta.


info@setteottobre.com

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