Sánchez dimentica gli ebrei sefarditi e premia i nipoti degli esiliati Commento di Sara Hernández Díez
Testata: Setteottobre Data: 16 ottobre 2026 Pagina: 1 Autore: Sara Hernández Díez Titolo: «Sánchez dimentica gli ebrei sefarditi e premia i nipoti degli esiliati»
Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Sara Hernández Díez dal titolo: "Sánchez dimentica gli ebrei sefarditi e premia i nipoti degli esiliati"
Il governo di Pedro Sánchez ha lasciato chiuse in un cassetto per cinque anni oltre 8.000 domande di cittadinanza presentate dai discendenti degli ebrei sefarditi, nei termini previsti e corredate della documentazione richiesta, giunte al sistema ministeriale per la valutazione e mai sottoposte a una decisione definitiva. Nel frattempo, ha concesso a ritmi serrati la cittadinanza spagnola, attraverso la nota Ley de Nietos (legge sui nipoti), a centinaia di migliaia di discendenti degli esiliati che abbandonarono la Spagna durante e dopo la guerra civile, riconosciuti dalla legislazione spagnola come vittime del franchismo.
La procedura per i sefarditi risale al 2015, quando il governo di Mariano Rajoy approvò una legge che consentiva ai discendenti degli ebrei espulsi dalla penisola iberica nel 1492 di ottenere la cittadinanza spagnola, senza dover rinunciare a quella d’origine. Nei primi anni circa 73.000 persone hanno ottenuto la cittadinanza spagnola. Nella fase finale, tuttavia, con la scadenza fissata al 2019, arrivò la svolta. Con Sánchez alla guida del Paese, l’allora direttrice generale per la Sicurezza giuridica e la Fede pubblica, Sofía Puente, sorella del ministro dei Trasporti Óscar Puente, emanò un’istruzione che cambiò il corso delle pratiche. Il bilancio? Secondo i dati riportati dal quotidiano spagnolo OKDIARIO, oltre 7.000 dinieghi e 8.622 domande ancora in sospeso.
Alcuni dei diretti interessati denunciano che il governo Sánchez avrebbe «inspiegabilmente chiuso lo sportello», lasciando irrisolte migliaia di pratiche. La Federazione delle Comunità Ebraiche di Spagna ha dichiarato a OKDIARIO che la risposta ricevuta dai funzionari è lapidaria: non avrebbero ricevuto istruzioni per esaminare le pratiche. La Federazione si rammarica profondamente dello stato di abbandono dei richiedenti, ricordando che molti hanno dovuto affrontare viaggi, esami e spese per completare la procedura e cercare di ottenere la cittadinanza.
Un quadro che dimostra ancora una volta come nella nazione iberica la memoria rischi di essere selettiva. Il confronto con la legge sulla memoria democratica, nota anche come legge sui nipoti, è eloquente: le procedure previste da quest’ultima hanno seguito ritmi ben diversi. In soli tre anni, entro l’ottobre 2025, sono state approvate, secondo i dati riportati, 600.684 domande e oltre la metà dei beneficiari risulta già iscritta nei registri consolari dello stato civile.
Il tema è diventato un caso politico e giudiziario. Il 9 ottobre, l’Istituto nazionale di statistica (INE) aveva stabilito il registro elettorale destinato a entrare in vigore per le elezioni generali del 29 novembre, includendovi i cittadini naturalizzati attraverso la legge sui nipoti e iscritti nel registro elettorale dei residenti all’estero (CERA). Il 12 ottobre, tuttavia, il Tribunale supremo ha respinto il ricorso del governo che chiedeva di revocare la sospensione cautelare e ha precisato che i cittadini naturalizzati attraverso questa procedura non potranno votare il prossimo 29 novembre, salvo coloro che possano dimostrare che i propri antenati furono esiliati per ragioni politiche, ideologiche, di fede o di orientamento e identità sessuale e che abbiano perso o rinunciato alla cittadinanza spagnola.
Il provvedimento riguarda il diritto di voto e l’iscrizione nelle liste elettorali, senza comportare automaticamente la revoca della cittadinanza. Il Supremo ha aggiunto che non si può invocare l’impossibilità materiale di eseguire un provvedimento giudiziario quando la causa dell’inadempimento risiede nella stessa amministrazione responsabile della sua esecuzione.
Una lezione giuridica che arriva però troppo tardi per le migliaia di sefarditi le cui pratiche continuano a raccogliere polvere negli uffici dell’amministrazione spagnola. Come ben ammonì Nietzsche, nel conflitto tra i fatti e l’orgoglio, la memoria finisce sempre per cedere a favore della convenienza.