Quando l’Occidente non vuole vedere da dove viene la minaccia
Commento di Michelle Mazel
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.dreuz.com/2026/10/quand-loccident-ne-veut-pas-voir-dou-vient-la-menace-332779.html

Michelle Mazel
Le Figaro si dichiara perplesso per il grave incidente avvenuto ad Aubagne. “Cosa passava esattamente per la testa di C. lunedì mattina ad Aubagne, quando è entrato nella sua scuola, la Scuola Media Joseph Lakanal, con un fucile calibro 12 accuratamente nascosto in una custodia per chitarra, prima di aprire il fuoco contro il Preside e un insegnante? Gli inquirenti stanno cercando di comprendere le motivazioni dell'attentatore che ha ferito due persone nella sua scuola. La scoperta di una possibile affiliazione con un movimento online che glorifica le stragi ha portato la Procura Nazionale Antiterrorismo ad assumere la gestione del caso.” Auguriamo buona fortuna alla Procura della Repubblica nella sua lotta contro questo movimento online. Ai giorni nostri, gli attacchi si susseguono, spostandosi da un continente all'altro senza un apparente collegamento, ma beneficiando sempre di un'ampia copertura mediatica e talvolta innescando un effetto emulazione: un altro atto terroristico che si ispira direttamente al primo. Ne abbiamo avuto di recente un esempio con il disastro, sfiorato per un soffio, del volo Flydubai, quando il copilota omanita ha tentato di far schiantare l'aereo contro l'aeroporto Ben Gurion, proprio come fecero i terroristi il 9 settembre 2001 a New York. Da allora si sono verificati attacchi di massa, come in Australia, dove un uomo armato ha seminato il panico durante una festività religiosa ebraica, o a Nizza, dove un camion si è lanciato contro la folla che si accalcava sulla Promenade des Anglais il 14 luglio. Attentati contro i mercatini di Natale a Strasburgo ed a Magdeburgo. Sparatorie contro scuole e studenti al loro interno, come a Columbine, in Colorado; contro luoghi di culto, chiese, sinagoghe e, più raramente, moschee. A volte, le vittime sono individui specifici, come insegnanti, agenti di polizia o semplici cittadini. Individuare il movente non è sempre facile. Spesso si tratta di puro e semplice antisemitismo. Attacchi contro gli ebrei, vandalismo di steli commemorative, ma anche di cimiteri, come a Carpentras. Atti spesso presentati come una “reazione” a crimini attribuiti allo Stato ebraico. Purtroppo, si verificano anche attacchi mortali contro persone accusate di aver insultato il Profeta dell'Islam, come ad esempio la strage di Charlie Hebdo nel gennaio 2015. I fratelli Chérif e Said Kouatchi, armati di fucili d'assalto, fecero irruzione nell'edificio che ospitava la redazione del giornale e uccisero undici persone, tra cui otto membri della redazione. Ma l'attacco più lungo e letale ebbe luogo nella sala concerti Bataclan, che causò 92 morti e numerosi feriti il 13 gennaio dello stesso anno. Ciò che colpisce di questo elenco non esaustivo è che nessuno di questi attacchi è stato perpetrato da un membro della comunità ebraica o da un cittadino israeliano. Eppure, gli atti di “inciviltà” diretti contro di loro sono innumerevoli. Un bell’ esempio del teorema del lampione: la tendenza a cercare una soluzione dove è più facile, piuttosto che dove si trova effettivamente.