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Il Foglio Rassegna Stampa
16.10.2026 Le nozze infantili sono colpa del meteo e all’Onu il Burundi fa lezione sui diritti umani
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 16 ottobre 2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Le nozze infantili sono colpa del meteo e all’Onu il Burundi fa lezione sui diritti umani»

 Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Le nozze infantili sono colpa del meteo e all’Onu il Burundi fa lezione sui diritti umani"

 Informazione Corretta

Giulio Meotti

 

Sposa bagnata sposa sfortunata. Plan International, uno dei fondi per l’infanzia più longevi e influenti che ha lo status consultivo e partnership all’Onu, annuncia che “i disastri climatici stanno aumentando i rischi di matrimonio infantile”. E i media gli vanno dietro. “‘Aveva solo dodici anni’: il cambiamento climatico, nuovo acceleratore dei matrimoni infantili”, spiega il Parisien.

Si indigna il politologo Bruno Tertrais: “Sono uomini e donne che costringono le loro figlie a sposarsi, non il pianeta”. Il fisico e filosofo della scienza Étienne Klein va sul sarcastico: “Bisognerà pensare a insegnare in tutti i percorsi scolastici la differenza tra coincidenza, correlazione e causalità”. “Why is climate change fuelling child marriage?”, la Bbc. “I disastri climatici alimentano i matrimoni precoci”, l’Independent. Internazionale: “Il legame tra i cambiamenti climatici e le spose bambine”.

Non è più neanche colpa del “patriarcato” (mai stata colpa del patriarcato islamico): ora a sposare le bambine è il meteo. Prendi un orrore e lo avvolgi in una causa facile e condivisa e basta dire: “E’ colpa del caldo”. Non la consuetudine che considera la figlia un credito da riscuotere né la norma religiosa che lega l’onore familiare alla verginità. Il caldo. La siccità. L’alluvione. Una causa che, a differenza delle altre, non richiede di nominare alcuna cultura e che consente di convocare, al posto di una discussione imbarazzante, un consesso internazionale dove tutti possono annuire contro un colpevole senza volto.

La faglia antropologica e teologica si è così dissolta in una variabile atmosferica. Il dato diffuso dall’Unicef per la Giornata delle bambine e delle ragazze (11 ottobre) parla più di dodici milioni di spose bambine ogni anno, una ragazza che diventa schiava sessuale ogni tre secondi. “A child should never be in a marriage”, annunciano le Nazioni Unite. Ma l’Onu usa poi una ragazza occidentale per rappresentare il matrimonio infantile, che è come se per illustrare la fame in Africa si usasse un pasciuto bambino scandinavo. Intanto, congratulazioni al Burundi per essere stato appena eletto al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. In Burundi, un quinto delle donne va in sposa da bambina. D’altronde il regime dell’Iran, dove dal 1979 l’età legale per sposarsi è stata abbassata a nove anni, è stato eletto vicepresidente della Commissione Onu per lo sviluppo sociale, che serve a “promuovere l’uguaglianza di genere”.

E per chi si fosse addormentato, anche i due paesi con le più alte percentuali al mondo di matrimoni infantili siedono nel Consiglio dei diritti umani a Ginevra: Mali (71 per cento di spose bambine) e Bangladesh (64 per cento). L’ipocrisia non è un difetto del sistema Onu; è il lubrificante che permette al sistema di girare senza stridore.

Intanto è emerso che centinaia di matrimoni che coinvolgono anche bambine di undici anni sono stati registrati non nell’Hindu Kush, ma nel Baden-Wurttemberg, dalla bambina irachena di undici anni alla ragazza afghana di quattordici sposate a uomini col doppio degli anni. Ma anche in Germania sarà sicuramente colpa del clima.

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