Riprendiamo da BET Magazine il redazionale di Bet Magazine dal titolo: "Brindisi, la nave israeliana non attracca. I pro-Pal esultano. Tempi nuovi, vecchio antisemitismo"

La Crown Iris cancella la tappa del 15 ottobre. Ufficialmente per il maltempo, mentre gli attivisti rivendicano un possibile ruolo della mobilitazione. E torna la domanda sulla selettività delle proteste
La Crown Iris non farà tappa a Brindisi il 15 ottobre. La nave da crociera, di proprietà di una compagnia israeliana, avrebbe dovuto raggiungere il porto pugliese in arrivo dalla Grecia. La motivazione ufficiale della cancellazione è il maltempo, ma sul mancato approdo pesa anche l’incognita delle proteste annunciate dagli attivisti pro-Pal. Per ragioni di sicurezza, nei giorni scorsi era stato infatti deciso di spostare l’attracco dal porto interno a Costa Morena Nord, in un’area esterna alla città. Una misura legata alla mobilitazione del Comitato contro il genocidio del popolo palestinese, che aveva convocato un presidio per chiedere alle autorità di impedire l’arrivo della nave.
L’annullamento è stato accolto con soddisfazione dal Comitato, dalla Global Sumud Flotilla e da altre associazioni. Gli organizzatori rivendicano un possibile ruolo della mobilitazione, pur senza attribuirle con certezza la cancellazione.
Come riporta il Corriere.it, queste le parole testuali del comunicato, che reitera calunnie ormai insostenibili: «Il nostro pensiero in questo momento va alle vittime del genocidio del popolo Palestinese e di tutte quelle provocate da Israele in collaborazione con gli Usa in tutto il Medio Oriente. Unitamente alla rabbia di una situazione economica italiana diventata ormai intollerabile a causa proprio loro, non ultima la guerra con l’Iran. Non vogliamo come Comitato e movimento pugliese prenderci completamente il merito del loro mancato arrivo, ma la mobilitazione annunciata per il 15 ottobre, e costruita nel corso di mesi, un ruolo lo avrà certamente svolto».
Le ragioni effettive della cancellazione restano comunque da chiarire.
Il caso di Brindisi si inserisce in un clima di mobilitazione che non accenna a spegnersi. Sabato 10 ottobre, a Milano, migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere l’embargo, la cessazione degli accordi con Israele e lo stop a ogni forma di complicità con il governo israeliano, accusato di genocidio. Durante il corteo sono risuonati slogan contro Netanyahu e il sionismo.
Manifestare, denunciare le sofferenze dei civili palestinesi e contestare le scelte del governo israeliano sono diritti legittimi. Ma quando la contestazione si estende a qualsiasi realtà riconducibile a Israele, senza distinguere tra governo, cittadini, imprese e responsabilità individuali, il dissenso rischia di trasformarsi in ostilità generalizzata.
C’è poi una domanda scomoda: perché tanta mobilitazione collettiva si concentra su Israele, mentre altre tragedie sembrano suscitare un’indignazione assai più intermittente?
Non si tratta di mettere in competizione le vittime, né di sminuire quanto accade a Gaza. Si tratta di chiedere coerenza. Dove sono le piazze per i civili ucraini, per i giovani iraniani uccisi dalla repressione del loro regime, per le vittime di guerre che non occupano lo stesso spazio nel dibattito pubblico? Domande a cui mancano le risposte.