giovedi` 15 ottobre 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Voleva fare un attentato a Torino (Video di Ciro Principe) 12/10/2026


Clicca qui






Il Riformista Rassegna Stampa
15.10.2026 Il comptroller di New York fa marcia indietro rispetto alla promessa elettorale ed esclude gli Israel Bonds
Articolo di Jns

Testata: Il Riformista
Data: 15 ottobre 2026
Pagina: 1
Autore: Jns
Titolo: «Il comptroller di New York fa marcia indietro rispetto alla promessa elettorale ed esclude gli Israel Bonds»

Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, l'articolo di Jns dal titolo: "Il comptroller di New York fa marcia indietro rispetto alla promessa elettorale ed esclude gli Israel Bonds"

Il Comptroller di New York City, Mark Levine, che supervisiona gli investimenti dei cinque fondi pensione pubblici della città, con un patrimonio complessivo superiore a 326 miliardi di dollari, ha fatto marcia indietro rispetto a una promessa elettorale e ha dichiarato al New York Times che non investirà nei titoli obbligazionari israeliani (Israel Bonds), citando preoccupazioni sulla loro solidità come investimento.

«Nel suo decimo mese di mandato, Mark Levine ha deciso di non reinvestire negli Israel Bonds, venendo meno a una promessa elettorale su una questione particolarmente delicata», ha scritto Sally Goldenberg, giornalista del New York Times che si occupa del municipio di New York. «Ha dichiarato di continuare a sostenere Israele, ma di ritenere che le obbligazioni non siano investimenti sufficientemente solidi».

Nel 2023, il predecessore di Levine, Brad Lander, che ha accusato Israele di «genocidio», aveva lasciato scadere il tradizionale investimento della città negli Israel Bonds, rifiutandosi di rinnovare le obbligazioni giunte a scadenza. Sia Levine sia Lander sono ebrei.

A luglio, Dani Naveh, presidente e amministratore delegato della Development Corporation for Israel, l’intermediario finanziario statunitense noto come Israel Bonds, aveva dichiarato a JNS che la sua organizzazione era in trattative in corso con Levine. Secondo Naveh, gli investimenti negli Israel Bonds sono più che raddoppiati dopo gli attacchi terroristici guidati da Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023.

All’epoca, un portavoce dell’ufficio di Levine aveva dichiarato a JNS che le decisioni d’investimento si basavano su considerazioni finanziarie, e non politiche.

«Si tratta di questioni d’investimento complesse, non politiche», aveva affermato il portavoce. «Continuiamo ad applicare un rigoroso processo di valutazione per determinare le esigenze dei portafogli e lavoriamo a stretto contatto con gli altri fiduciari dei consigli di amministrazione dei nostri fondi pensione. Il nostro approccio è guidato dalla responsabilità fiduciaria di tutelare gli interessi a lungo termine dei nostri iscritti e beneficiari».

Secondo quanto riferito, circa 300 milioni di dollari dei fondi pensione di New York City restano investiti in azioni israeliane, oltre a una somma inferiore investita nel settore immobiliare israeliano.

Le decisioni d’investimento dei fondi pensione pubblici sono soggette a obblighi fiduciari, che impongono ai funzionari e ai fiduciari di agire nell’interesse dei beneficiari. L’ufficio di Levine svolge il ruolo di consulente per gli investimenti dei cinque sistemi pensionistici della città, i cui consigli di amministrazione decidono come allocare le risorse con il contributo di professionisti del settore.

Nel frattempo, lo Stato di New York ha investito 360 milioni di dollari negli Israel Bonds, sotto la supervisione del comptroller statale Thomas DiNapoli. DiNapoli ha recentemente ottenuto una netta vittoria alle primarie contro candidati favorevoli al disinvestimento da Israele.

A giugno, l’Anti-Defamation League (ADL) ha pubblicato un’analisi secondo cui, se New York City disinvestisse dalle società che operano con Israele o al suo interno, ciò potrebbe comportare per i contribuenti una potenziale perdita di valore superiore a 37 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2035.

La stima si basava sulle differenze di rendimento storico tra portafogli d’investimento ipotetici e non riguardava esclusivamente il disinvestimento dagli Israel Bonds.

Diversi commentatori hanno criticato la decisione di Levine.

Peter Sterne, responsabile delle notizie e delle opinioni presso City & State New York, ha scritto che «dal punto di vista delle politiche d’investimento, non è una sorpresa», considerando che New York City non investe in obbligazioni emesse da governi stranieri e che la guerra in corso su più fronti che coinvolge Israele potrebbe influenzare la percezione del rischio associato al suo debito sovrano.

«Ma dal punto di vista politico, è un terremoto», ha scritto.

Jon Levine, del Washington Free Beacon, ha definito la decisione «una concessione spudoratamente politica a Mamdani da parte di Mark Levine, che si era candidato promettendo esattamente il contrario. Sono sinceramente sbalordito».

Dov Hikind, ex membro dell’Assemblea dello Stato di New York, ha criticato la decisione definendola «un esempio perfetto di codardo: un opportunista e un impostore che cerca di compiacere i pericolosi fanatici della sinistra che stanno trascinando New York e il Paese verso il precipizio. Vergogna!».

Per inviare la propria opinione al Riformista, cliccare sulla e-mail sottostante


redazione@ilriformista.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT