Riprendiamo dal FOGLIO l'intervista di Giulio Meotti a Hillel Neuer dal titolo: "“Da Cuba alle vignette: Pillay si è schierata con le dittature e contro la libertà”. Parla Neuer"

Giulio Meotti
“Per il lavoro che ha fatto in Sudafrica al tempo dell’apartheid Navi Pillay ha dimostrato coraggio” dice al Foglio Hillel Neuer, direttore di UN Watch, la storica ong spina nel fianco delle Nazioni Unite. “Ma se si guarda alla sua carriera da quando è entrata all’Onu nel 2008 come Alta commissaria per i Diritti umani si vede che è andata sempre con la corrente e si è allineata ai regimi dominanti”. Prendiamo Cuba. Nel luglio del 2008, il regime castrista ha sostenuto la nomina all’Onu di Pillay in rappresentanza dei paesi non allineati.
Due anni dopo, mentre la morte del prigioniero politico Orlando Zapata Tamayo in carcere dopo uno sciopero della fame di 85 giorni generava condanne internazionali, Pillay posava sorridente a Ginevra assieme al ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla. Su Zapata, Pillay non ha mai detto niente, ma visitò l’Avana come presidente della Commissione internazionale contro la pena di morte e ringraziò il regime per l’ospitalità.
Pillay poteva ma non si espresse neanche sul dissidente cubano Oswaldo Payá (insignito dal Parlamento Europeo del Premio Sakharov per la libertà di pensiero) quando Rosa María Payá le chiese un’indagine indipendente sulla morte di suo padre. “Nel rapporto con Cuba, Pillay era sostenuta dai paesi non allineati, dove Pakistan e Cina hanno un’influenza molto forte” prosegue Hillel Neuer al Foglio. “E lei è andata con loro. All’Onu c’è una certa cultura: attaccare l’occidente, attaccare il capitalismo e attaccare Israele. E’ la cultura dominante e c’è una maggioranza automatica. E lei si è allineata. Se si guarda il suo bilancio, sull’Iran è molto scarso. Non è stata mai coraggiosa su Teheran. E’ documentato. Su Cuba è stata per lo più silenziosa”.
E sulla Cina è stata complice. “Sappiamo che Foreign Policy è una rivista molto pro Onu e ha pubblicato un articolo importante su come Pillay ha snobbato la cerimonia di premiazione del Nobel a Liu Xiaobo. Liu era una persona coraggiosa, era in prigione in Cina ed è stato uno degli uomini più importanti del movimento democratico cinese. Quando gli hanno dato il Nobel, Pillay si è rifiutata di andare a Oslo, inventando una scusa burocratica banale e dicendo di avere un conflitto di agenda. Ha indignato il rappresentante di Liu Xiaobo, il dottor Yang Jianli, lui stesso ex prigioniero politico”.
E non è stato un caso isolato. “Nel suo ufficio c’era una cultura consolidata di collaborazione con la Cina” dice Neuer. “E la Cina è molto potente. Essere complici della Cina non è coraggio. Emma Reilly, la whistleblower, ha rivelato che il suo ufficio passava regolarmente i nomi dei dissidenti che dovevano parlare un mese o due dopo in una sessione dell’Onu. La Cina voleva sapere chi sarebbe arrivato. E l’ufficio di Pillay passava le informazioni. Reilly ha ripetutamente detto: ‘Non si può fare, è molto pericoloso, state mettendo a rischio loro e le loro famiglie, compresi molti uiguri’, in un momento in cui la Cina perseguitava e opprimeva gli uiguri. Sappiamo che hanno rinchiuso un milione di persone nei campi. E Pillay lo ha permesso”.
Ma non è solo il dissenso nelle dittature. In un’intervista al quotidiano danese Berlingske, l’ex ministro degli Esteri della Danimarca, Per Stig Moller, ha appena raccontato un altro episodio su Pillay, dicendosi “furioso e scioccato” quando ha saputo che era stata insignita del Nobel. Quando la Danimarca si trovò ad affrontare attacchi nel mondo islamico a causa delle vignette su Maometto (un’autobomba esplose davanti all’ambasciata danese a Islamabad), Copenaghen si rivolse all’Onu, in particolare all’allora Alto Commissario per i diritti umani, Navi Pillay.
In quell’occasione, Pillay si rifiutò di sostenere la Danimarca. Il suo suggerimento al ministro degli Esteri fu quello di introdurre la censura. “Parlavano solo di diffamazione della religione, di diffamazione dell’islam e hanno creato un nuovo concetto” dice Neuer. “Un concetto che è una sorta di contro narrativa per contrastare le notizie sugli attentati terroristici, l’11 settembre, il Bataclan, il 7 luglio in Inghilterra e tutti questi attacchi terroristici islamisti in Europa e in molti altri paesi. I paesi islamici all’Onu hanno inventato l’idea. Dicevano: ‘L’islam è la vittima’.
E hanno creato un nuovo concetto: ‘L’islam ha diritti’. Ma solo ogni individuo ha diritti. E’ stato introdotto un concetto concorrente: ‘La religione ha diritti, non si può diffamare una religione’. Ma questo è completamente contrario all’idea dei diritti individuali. Questa narrativa sovversiva ha avuto talmente tanto successo che la stessa sala al Consiglio dei diritti umani di Ginevra ha un nome che è stato sovvertito. Ci si riunisce nella sala dei Diritti umani e dell’Alleanza delle civiltà.
Un concetto secondo cui l’occidente e l’islam dovevano incontrarsi e inventato da Turchia e Spagna. Così la sala che dovrebbe essere soprattutto dei diritti individuali ha importato al suo interno l’Alleanza delle civiltà. Quando l’ambasciata danese veniva attaccata e Charlie Hebdo veniva attaccato – questo era prima del massacro del 2015 – Pillay ha detto che era provocatorio. E ha condannato Charlie Hebdo. La sua reazione non è stata quella di difendere la libertà di espressione, dicendo che abbiamo la Dichiarazione universale dei diritti umani e che la libertà di espressione è un diritto fondamentale. Non è stata quella la sua risposta. La sua risposta è stata attaccare Charlie Hebdo. Non è coraggio. Le hanno dato il premio per aver accusato Israele di genocidio”.
In generale, conclude Neuer, Pillay è emblematica di una cultura dei diritti usurpata dalle dittature. “C’era un tempo in cui i paesi occidentali prendevano posizione. Intorno al 2010 i occidentali ancora dicevano detto apertamente: no, non accetteremo questo. E combattevano. Ma negli ultimi decenni, in generale, l’occidente non riesce più a difendersi. Lo vediamo. Ecco perché ho commentato di recente che, se si guarda Israele, si vede che Bahrain, Marocco ed Emirati Arabi Uniti sono sempre più amici di Israele rispetto a paesi come Regno Unito, Canada e Australia.
E questo perché questi paesi musulmani combattono gli islamisti, sanno cos’è l’islamismo e lo combattono. Le nostre società occidentali sono completamente cambiate. Si può dire che le nostre società sono state sovvertite dall’interno. E non siamo più in grado di difendere ciò in cui crede l’occidente. E penso che Pillay sia un simbolo di questa caduta, di questo declino”. Forse non ha vinto il Nobel per la pace. Forse lo ha vinto per aver trasformato il diritto in un’arma a senso unico. Nel verso della corrente dei regimi.
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