mercoledi` 14 ottobre 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Voleva fare un attentato a Torino (Video di Ciro Principe) 12/10/2026


Clicca qui






Il Giornale Rassegna Stampa
15.10.2026 Nel mirino del mondo. Coloni scudo di Israele
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 15 ottobre 2026
Pagina: 1
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Nel mirino del mondo. Coloni scudo di Israele»

Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 10/10/2026, il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "Nel mirino del mondo. Coloni scudo di Israele"

 
Fiamma Nirenstein

Chiamala Transgiordania o West Bank, metti sui pessimi “coloni” le ragioni per cui la guerra non finisce..: ma se la chiami Giudea e Samaria, il suo nome storico, questa terra e la sua storia propongono un modo d’essere e di vedere che non ha niente a che fare col colonialismo, ma con la storia e l’identità, Come chiamare Italia la terra degli italiani. Certo, con errori e vizi. Volti ad est sono i monti sassosi e desolati, quelli volti a ovest fioriscono: per tremila anni sono state Giudea e Samaria, anche quando le occupava la Giordania dal '48 al '67. Ma è proibito pronunciarne il nome, si preferisce citare gli episodi di violenza di qualche centinaio di giovani insofferenti e violenti, e le parole di un politico cinico come Ben Gvir, per scatenare la furia contro tutto Israele. Ripetere, come Miliband e Macron, la parola “coloni” cancella le mille ragioni per cui quest’area dimostrò a Rabin e Peres e anche a Reagan che “mai più ci si deve trovare in una strettoia senza la possibilità di difendere la propria sopravvivenza”. La gente che ci vive è religiosa e laica, di destra e di sinistra, pendola con gli autobus oltre la Linea Verde, tecnici high-tech, studenti, medici. Qui spende meno che a Tel Aviv, difende il proprio Paese, per loro “terra”, “nazione” non sono concetti negativi; sono la condizione per la sopravvivenza della marea di bambini nati qui. A volte questa storia è incomprensibile a chi cerca semplificazioni scansando la cannibalica aggressività dell’Iran, degli Hezbollah, di Hamas, e ama dire: “colonia”. Questa parola non si usò quando la Giordania aggredì Israele che vinse la guerra occupando poi quel pezzo di terra che nessuno si sognava di definire Stato Palestinese. Dopo, gli accordi di Oslo, l’Onu non ha mai chiesto che là sorgesse uno stato palestinese, si parla solo di accordo bilaterale. Ci avventuriamo in Samaria con Boaz Haezni, di Kiriat Arba e Yehuda Shalem di Ofra: due cittadini educati e appassionati, mi conducono fra le circa 750 mila persone di cui 230mila abitanti di Gerusalemme est. Boaz non è religioso, Yehuda ha la kipa, ambedue senza barba e riccioli, ambedue senza paura nelle strade dense di attacchi terroristi, padri mogli fratelli figli di amici uccisi: la raffica il 14 maggio 2025 sulla strada fra Bruchin e Peduel contro l’auto di Zeela Gets uccisa al nono mese, andava a partorire; vicino, il 12 aprile 2024 il quattordicenne Benjamin Achimeir, mentre pascolava le sue capre, uno dei casi che ha suscitato reazioni infuriate nell’area di Nablus; vicino a Eli due assassinati il 29 febbraio; poco lontano il 6 gennaio 2025 tre di Jenin uccidono due donne e uomo, ferendone 8; vicino, da Awarta uscirono i cugini che nel 2011 a Itamar uccisero la famiglia Fogel, padre, madre 2 bambini di 11 e 4 anni e una neonata di tre mesi, decapitata. Ogni giorno, ogni notte, la gente che vive in Cisgiordania è oggetto di attacchi alle auto, nei campi, alle finestre, subisce furti e avvelenamenti di bestiame; gruppi europei e americani aiutano urlando “from the river to the sea”. Per l’istituto INSS, di sinistra, gli attacchi del 2024 sono stati 6828, di cui 231 molto feroci, con 46 morti e 337 feriti. L’ONU sostiene che “in Cisgiordania” ci sono stati 1400 attacchi, 10 morti causati direttamente dai coloni, 27 in totale. Yesh Din, pro palestinese, sostiene che le indagini finiscono senza incriminazione per il 90 per cento, ma l’opinione pubblica nei Territori condanna i violenti. Acchiappiamo Yossi Dagan, energico capo del consiglio regionale della Samaria dal 2015 alla “terrazza del Paese” da cui si vede tutto Israele oltre la Linea Verde. “Se abbandoniamo, Israele diventa un bersaglio per missili”. I monti della Samaria a nord e a sud della Giudea sono il guardiano della costa; la distanza fra il mare e la linea verde a volte è di 15 chilometri, se vuoi bombardare l’aeroporto eccolo là, e poi Tel Aviv, un aereo dal Giordano al mare ci mette tre minuti preziosi, la valle del Giordano scoperta darebbe via libera dalla Giordania, Iraq, Siria, Libano, Iran…Noi siamo lo scudo, dice Yossi, viveva a Sa Nur che fu smantellato nel 2005 insieme a Gaza. Le nuove fattorie sono 40 su 200, una rete di strade nuove e di bus uniscono in un’ora a Tel Aviv e a Gerusalemme, la mattina partono e arrivano commuters in giacca e cravatta, tutto è vicinissimo, “ecco vede laggiù? Le strutture industriali sono imponenti, la vera pace con gli arabi che ci lavorano, ben pagati.” Per Dagan occorre lavorare duro, la Giudea e Samaria, dice, sono ebraiche e difendono la pace e la democrazia. Tutte cose nostre: “guerra e normalità vanno insieme. Di qua un villaggio o una cittadina ebraica, di là case e ville palestinesi, di qua una fattoria. Siamo marcati da agguati, ma la Bibbia si svolge qui al 90 per cento, da quando Abramo giunse a Shechem e costruì l’altare al Dio unico per ringraziarlo della terra promessa”. O a Shilo arrivò il popolo ebraico dall’Egitto con l’arca dell’alleanza! Ogni sasso è segno del patto che ha cambiato il mondo e dice ama il prossimo tuo. Benny Katzover vive a Elon More dove Dio promise a Abramo la Terra, ha fondato il Gush Emunim, a Sebastia per 7 volte è stato sgomberato, e poi ha costruito Kedumim col permesso di Rabin. È un padre fondatore. Sulla vetta di un monte di fronte alla cresta dei monti Ebal e Gherizim: “Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà sarà vostro” cita il Deuteronomio 11:24. Sembrava perduto l’altare che Mosè e Giosuè costruirono per sancire l’alleanza, ma un archeologo laico fu costretto dai fatti e da lui a individuare la pietra santa. Nelle chavot, le fattorie elementari e incredibili, sulle vette piantano vite e ulivo; si frappongono ai palestinesi che cercano di espandersi anche in zona C. È un film western, dire “eroico” è indispensabile per disegnare come dormono, nei caravan o nelle capanne, come mangiano, quanto lavorano. Ti spiegano che Israele è non solo il loro Paese da salvare, ma anche che si battono contro un mondo fanatico e autoritario, che uccide dissidenti, donne e gay.. e assicurano che per la sicurezza non impugnano le armi, ma chiamano l’esercito e la polizia. Sarà vero? Condannano i giovani violenti? Ci pensano i giudici, dicono, noi chiamiamo la polizia. Adi è alta e magra, vicino la sua bambina bionda si spenzola dal terrapieno, le mucche al pascolo sono 120, la vite è pestata nei tini, le olive verdi nel piccolo frantoio le pigiano i ragazzini, l’olio esce dorato. Quattro ragazzi che l’esercito manda in aiuto sono il salvavita di Adi: Shimon di 20 anni, Yossi 16 e mezzo, Hillel di 24 e Rachel di 20. Si fanno il caffè e aiutano per le mucche e i bambini, con un occhio alla vallata: dalle case arabe parte la minaccia di una conquista della zona C così Macron e altri potranno dire “i Territori” come se fossero tutti palestinesi ignorando la zona C. Ogni vetta ha un gregge da proteggere, un uliveto che spesso viene fatto a pezzi, bruciato. Ma senza lo Shomron Israele è nuda. Riccioli laterali e kipa sghemba, nella sua incredibile Hava’, Amishav è il giovane che l’ambasciatore americano Huckabee, per altro amico di Israele, ha redarguito, lui spiega che: “non ha capito che volevamo difenderlo dalle provocazioni”. Poco più in alto Turmus Aja incombe sulla sua testa.. Maglietta sdrucita, la bambina più piccola e un capretto a turno fra le braccia, la moglie incinta quieta sotto una tettoia di legno, si vanta “Ci sono altre quattro case, sono in arrivo nuove famiglie”. Una capra determinata vuole indietro il suo capretto lui mostra un nocio, in alto perché gli animali non lo mangino. “A me importa fare fiorire la terra e basta”Gli arabi? “Ho chiamato “Havat Gilad” la fattoria, Gilad mio fratello è stato ucciso mentre cercava di salvare dei gitanti caduti in un agguato. Gli hanno sparato. La violenza sono loro”. Havat Gilad sta in parte in area C e in parte in area B, quella che dovrebbe condivisa fra Israele e palestinesi. L’area A è palestinese, proibita agli ebrei. Allungandosi nell’area B Amishav taglia la strada a chi dal Turmus Aja cerca di allungarsi in area C. Lui pascola col mitra a tracolla. I settler non sono angeli, ma non sono certo diavoli, il passato non si cancella chiudendo la Bibbia e inventandosi “coloni” inesistenti; la battaglia iniziata tremila anni fa continua, e non solo per gli ebrei.

Per inviare la propria opinione al Giornale, telefonare: 02/85661, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


segreteria@ilgiornale.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT