Mai dimenticare. Mai perdonare
Commento di Ben Cohen
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.jns.org/opinion/column/ben-cohen/never-forget-never-forgive

Ben Cohen
Nella sua feroce lettera aperta “J'accuse…!” , pubblicata nel pieno dello scandalo Dreyfus nel 1898, il grande scrittore francese Émile Zola disprezzava la “caccia agli ebrei 'sporchi', che disonora il nostro tempo”. Anche l'epoca in cui viviamo è stata ugualmente disonorata. Ma mentre l'affare Dreyfus concentrò le passioni antisemite su un singolo individuo ebreo, oggigiorno queste sono dirette contro l'unico Stato ebraico, così come contro coloro che, al di fuori di esso, si identificano con esso a livello politico, spirituale ed emotivo. A tre anni dalle atrocità di Hamas del 7 ottobre, gli ebrei sono di nuovo perseguitati. Molti dei persecutori sono comunisti, da sempre maestri nella caccia alle streghe. Insieme a loro si schiera un gruppo eterogeneo di islamisti, nostalgici di Hitler, terzomondisti, ambientalisti radicali, rampolli di famiglie ricche per i quali l'attivismo è una professione, incel e influencer senza scrupoli che si spacciano per giornalisti legittimi, supportati da un esercito di bot sui social media. Le loro parole non sono altro che un groviglio di menzogne, diffuse da chi è amareggiato da fallimenti personali e cerca qualcuno a cui dare la colpa, oppure da chi lavora su ordine di regimi stranieri corrotti come quello del Qatar. Eppure sono riusciti a trasformare la nostra cultura politica, agevolati dalla debole ed evasiva ambiguità dei leader politici del mainstream. L'epoca di emancipazione di cui hanno goduto le successive generazioni di ebrei del dopoguerra è finita. Il nostro nuovo futuro potrebbe essere ancora in fase di definizione, ma i suoi contorni attuali ci riempiono di un timore che nasce dall'esperienza storica. Nel corso di tre anni, abbiamo accumulato un numero impressionante di esempi di come questa caccia alle streghe stia producendo i suoi effetti, quindi mi concentrerò sui più recenti a scopo illustrativo. In Gran Bretagna, come ormai tutti sembrano sapere, il Partito dei Verdi di Inghilterra e Galles ha adottato una risoluzione che dichiara il sionismo una forma di razzismo, proprio come fece l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1975 su pressione dell'Unione Sovietica. Ancor più inquietante, un emendamento che prometteva l'assenza di conseguenze per i membri ebrei del partito che frequentano istituzioni comunitarie ebraiche che (si) identificano con il sionismo – e questo include praticamente tutte, comprese sinagoghe, scuole e centri culturali – è stato sonoramente bocciato. I sostenitori di Verdi per la Palestina, il gruppo che ha presentato la mozione, non hanno lasciato dubbi sulle implicazioni, con la principale promotrice, Lubna Speitan , che ha lanciato un cupo avvertimento riguardante le sinagoghe e ha descritto le scuole ebraiche come incubatrici per la prossima generazione di “criminali di guerra” israeliani. Dall'altra parte della Manica, la Francia è stata sconvolta da consecutivi giorni di disordini, con centinaia di feriti e migliaia di arresti. Apparentemente, la causa di questo malcontento non ha nulla a che vedere con gli ebrei o Israele: le pessime condizioni e i lunghi orari di lezione nelle scuole francesi hanno spinto gli studenti a scendere in piazza a protestare. Eppure, le immagini delle manifestazioni spesso mostrano bandiere palestinesi, perché – e questa è la vera vittoria inequivocabile che Hamas può rivendicare dopo il 7 ottobre – la “Palestina” si è affermata come simbolo universale di resistenza all’“ingiustizia”, accolta con entusiasmo nelle affollate periferie di città come Parigi e Marsiglia, dove si concentra un gran numero di migranti, provenienti soprattutto dal mondo arabo e islamico. Alla base della violenza ci sono gli sforzi propagandistici del partito di estrema sinistra e antisemita La France Insoumise ("La Francia in rivolta"). Una delle rappresentanti del partito al Parlamento europeo, la nota simpatizzante del terrorismo Rima Hassan , ha deliberatamente gettato a terra una bandiera israeliana nel palazzo del Parlamento, in memoria delle vittime del 7 ottobre. C'è stato un tempo in cui si poteva liquidare uno spettacolo del genere come la follia di un estremista, ora non più. La France Insoumise ha superato i partiti centristi nei sondaggi in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno, che si preannunciano come una sfida tra l'estrema sinistra e l'estrema destra del Rassemblement National (RN). È una delle amara ironie della storia che il destino degli ebrei francesi sarebbe più favorevole sotto un governo del RN, nato come partito neofascista pieno di negazionisti della Shoah, che sotto la France Insoumise. La caccia alle streghe si fa sentire in modo più acuto nei mondi della musica, della letteratura, dell'arte e dello sport. In Irlanda, la cui classe politica si è appropriata della causa palestinese come segno della sua presunta superiorità morale, una normale partita di calcio contro la nazionale israeliana si è trasformata in un campo di battaglia. L'allenatore islandese dell'Irlanda, che non sa nulla di Israele o della regione, ha risposto alle richieste dei manifestanti di sospendere la partita affermando che i suoi giocatori avrebbero giocato “contro il genocidio.” Ma neanche questo bastò a placare le legioni di antisemiti irlandesi per i quali una partita contro Israele equivaleva a un patto con il diavolo. Eppure, tutto questo obbrobrio ha rivelato solo che l'Irlanda è satura di un odio antiebraico rozzo e di stampo nazista, suscitando tra molti ebrei ignari un autentico momento di “chi l'avrebbe mai detto?”. Infine, ma non per importanza, ci sono gli Stati Uniti. Proprio mentre gli ebrei iniziavano a piangere le vittime dello stupro e dell'omicidio del 7 ottobre, il senatore democratico Chris Murphy del Connecticut si è recato in Qatar per adulare la famiglia regnante Al Thani, che ha sempre palesemente offerto rifugio ai leader di Hamas presso l'hotel Four Seasons di Doha, finanziando generosamente gli assassini che hanno attraversato il confine con Israele in quel giorno terribile. Negli ultimi tre anni, Murphy si è affermato come uno dei principali oppositori di Israele al Congresso, e questo mese ha co-sponsorizzato il disegno di legge “Stop agli insediamenti.” Durante la sua visita in Qatar, ha incontrato Sheikha Hind al-Thani nella sfarzosa cornice di “Education City” – costruita, come tutto il resto in Qatar, con il lavoro forzato – esprimendo entusiasmo per la presenza di università americane in questo piccolo e squallido emirato, dove meno del 10% della popolazione è cittadino a pieno titolo, affermando che “rappresenta un modo importante per gli Stati Uniti di promuovere i valori americani in Medio Oriente e creare legami più duraturi tra i popoli.” E quali sono esattamente questi valori? Campi pro-Hamas dove gli studenti ebrei sono costretti a subire violenze? Accademici di basso livello che insegnano scienze sociali in un ambiente caratterizzato dalla critica teoria della razza e da un volgare marxismo? Murphy potrà anche considerarsi un moderato che si aggrappa alla “soluzione dei due Stati”, ma con le sue parole e le sue azioni legittima e avalla gli elementi più odiosi della nostra società: dai viziati figli di papà che indossano la kefiah, ai commentatori a malapena alfabetizzati che diffondono ossessivamente la calunnia secondo cui Israele avrebbe commesso un “genocidio”, ignorando i veri esempi di genocidio nel mondo. Potrei citare altri esempi (e ce ne sono moltissimi), ma farlo richiederebbe un intero libro. Preferisco invece concentrarmi su come gli ebrei e i loro alleati dovrebbero reagire a quest'ultima caccia alle streghe. Innanzitutto, dobbiamo adottare una visione d'insieme di questi sviluppi, evidenziandone i collegamenti anziché valutarli singolarmente. A mio avviso, due aspetti spiccano in particolare. In primo luogo, l'ostilità verso il sionismo si esprime sempre più spesso in termini apertamente antisemiti, ora che il tabù postbellico contro l'odio palese verso gli ebrei è alla fine venuto meno. In secondo luogo, e di conseguenza, il ruolo degli antisionisti ebrei nel fornire copertura dalle accuse di antisemitismo è sempre meno significativo. Il futuro dell'attivismo filo-palestinese è saldamente nelle mani di individui che desiderano nuocere in egual misura agli israeliani e agli ebrei, come Laith Marouf, Rahmeh Aladwan e David Miller. In secondo luogo, dobbiamo fare pressione sui nostri politici e governi affinché adottino nuove misure legali o applichino quelle esistenti contro il movimento pro-Hamas. Negli Stati Uniti, il Primo Emendamento non è in conflitto con la legislazione antiterrorismo; pertanto, organizzazioni pro-Hamas come il Council on American-Islamic Relations, Within Our Lifetime e “Jewish” Voice for Peace dovrebbero essere costantemente e senza sosta sottoposte a un attento esame e punite severamente per ogni infrazione. Altrove, e soprattutto in Europa e in Canada, è necessario uno sforzo concertato per reprimere le marce d'odio pro-Hamas, riducendole a eventi statici ben lontani da qualsiasi edificio comunitario ebraico, e prevedendo lunghe pene detentive – non inferiori a due anni – per coloro che vengono condannati per crimini d'odio antisemiti. In terzo luogo, abbiamo bisogno di un cambiamento nella nostra psicologia. Dobbiamo, francamente, imparare a odiare in senso strategico, cosa che gli ebrei americani, per i quali le iniziative intercomunitarie sono una seconda natura, si sono mostrati restii a fare. Questo non significa picchiare a caso gli attivisti filo-Hamas. Significa piuttosto concentrarci su quanti più individui possibile che hanno oltrepassato il limite, nell’appoggiare Hamas e la sua crociata antisemita, chiedendo loro di rispondere delle proprie azioni e assicurandoci, per quanto possibile, che le conseguenze che subiranno lascino un segno indelebile sulla loro reputazione. In breve, dobbiamo riformare con decisione, o addirittura smantellare, qualsiasi ente governativo o istituzione civica caduta nelle grinfie del culto politico del palestinesismo. Va da sé che nulla di tutto ciò sarà facile. Il prossimo decennio, che vedrà un'elezione presidenziale cruciale negli Stati Uniti, porterà alla ribalta una nuova schiera di politici convinti di poter far progredire la propria carriera adottando l'agenda di Hamas e adattandola alle condizioni occidentali. Il compito immediato che ci attende è quello di sconfiggerli, armati della lezione fondamentale del 7 ottobre: Mai dimenticare. Mai perdonare.