Il boicottaggio entra negli ospedali britannici Cronaca di Paolo Montesi
Testata: Setteottobre Data: 10 ottobre 2026 Pagina: 1 Autore: Paolo Montesi Titolo: «Il boicottaggio entra negli ospedali britannici»
Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE la cronaca di Paolo Montesi dal titolo: "Il boicottaggio entra negli ospedali britannici"
Il Royal College of Nursing britannico ha deciso di interrompere i rapporti commerciali con Teva UK, filiale del colosso farmaceutico israeliano e uno dei maggiori fornitori di medicinali del servizio sanitario nazionale. La decisione arriva dopo una campagna condotta da organizzazioni propalestinesi e segna un salto di qualità nella pressione esercitata dal movimento di boicottaggio contro Israele: questa volta il terreno scelto è quello della sanità.
Teva avrebbe dovuto sponsorizzare il Nursing Leadership Summit dedicato alla cura dell’emicrania e delle cefalee, in programma il 30 ottobre nella sede londinese del Royal College of Nursing (RCN), il sindacato professionale che rappresenta oltre mezzo milione di infermieri e operatori sanitari britannici. L’incontro si svolgerà regolarmente, però senza il sostegno dell’azienda israeliana.
A confermare la rottura è stata Carmel O’Boyle, presidente del consiglio del RCN, in una lettera inviata a Nurses for Palestine, una delle organizzazioni che avevano chiesto di cancellare la collaborazione. Insieme a UK Healthcare Petitions to Royal Colleges, il gruppo aveva contestato i presunti legami di Teva con le forze armate israeliane e sostenuto che la sponsorizzazione fosse incompatibile con la neutralità politica rivendicata dal RCN.
Il sindacato ha motivato la propria scelta affermando di voler intrattenere rapporti commerciali soltanto con aziende coerenti con i valori della professione infermieristica e ha richiamato anche i precedenti giudiziari e regolatori di Teva. Si tratta di vicende reali e rilevanti. Nel 2024 la Commissione europea ha inflitto al gruppo una multa da 462,6 milioni di euro per abuso di posizione dominante legato al Copaxone, farmaco contro la sclerosi multipla. Negli Stati Uniti Teva ha inoltre raggiunto accordi con il dipartimento di Giustizia per centinaia di milioni di dollari in procedimenti riguardanti pratiche anticoncorrenziali e presunti pagamenti illeciti.
Il punto politico della vicenda, tuttavia, emerge dalle reazioni dei promotori della campagna. Nurses for Palestine e UKHPRC hanno salutato l’esclusione di Teva come una grande vittoria dell’attivismo sanitario e del movimento BDS. E già chiedono che altre organizzazioni professionali britanniche seguano la stessa strada.
È qui che il caso acquista una dimensione più ampia. Teva opera nel Regno Unito da circa novant’anni ed è uno dei principali fornitori di farmaci del National Health Service. Secondo i dati dell’azienda, un farmaco generico su sette prescritto e distribuito nel mercato britannico è prodotto da Teva; nel 2023 i suoi medicinali generici avrebbero consentito al NHS risparmi per circa 2,4 miliardi di sterline. Il gruppo produce inoltre Ajovy, un trattamento preventivo contro l’emicrania, proprio la patologia alla quale è dedicato il convegno da cui Teva è stata esclusa.
L’azienda ha espresso «delusione» per la decisione e ha chiesto di proseguire il dialogo con il RCN, mettendo in guardia dalla politicizzazione della sanità. Al momento la rottura riguarda esclusivamente la partnership commerciale e la sponsorizzazione dell’evento e non risultano conseguenze sulle forniture di medicinali al NHS.
Il confine, però, si è spostato. Una campagna nata attorno alla guerra di Gaza è riuscita a incidere sul rapporto tra una delle maggiori organizzazioni sanitarie britanniche e un’azienda farmaceutica israeliana profondamente integrata nel sistema sanitario del Paese. Il successo è già indicato dagli attivisti come un modello da replicare. Ed è proprio questo il passaggio da osservare: dopo università, cultura, spettacolo e commercio, la pressione per isolare Israele sta cercando di conquistare anche gli ospedali.