L'articolo e l'odio
Commento di Lidano Grassucci

Lidano Grassucci
Latina Oggi ha ospitato un mio intervento come Presidente dell’associazione La scelta per Davide – Latina amica di Israele. Un’analisi nata in occasione del doloroso anniversario del 7 ottobre, per offrire una riflessione, un ricordo, un segno. Di questo ringrazio il direttore Tonj Ortoleva.
L’articolo è stato pubblicato anche su Facebook, dove i lettori potevano interagire. E proprio da lì è emerso in modo palese il bisogno urgente di una legge contro l’antisemitismo.
Decine e decine di commenti non si concentravano sui 1.200 morti trucidati, sui quasi 300 rapiti — compresi i cadaveri —, sulle violenze sessuali o sulle sevizie condotte da Hamas (votata dai palestinesi di Gaza, che quel giorno festeggiarono). No, l'argomento principale era il classico "se la sono cercata".
Come se la fossero cercata gli ebrei in Europa nella prima metà del secolo scorso. Secondo questa narrazione, Hitler e Hamas non sarebbero il male assoluto, ma "vendicatori" di presunti torti commessi dai "perfidi ebrei". Del resto tutti ridevano alla battuta del marchese del Grillo che diceva all' ebanista Piperno: i tuoi hanno ucciso Cristo, posso sta ancora un po' incazzato?
L' imbecillita' non è, questa si di questi giorni.
Pensateci: per due millenni gli ebrei hanno chiesto una terra, ed è stata considerata una colpa grave. Volevano pregare il loro Dio, ed era gravissimo. Con la nascita di Israele volevano essere una nazione tra le nazioni, e non veniva e non viene concesso.
Un livore sistematico contro Israele e contro gli ebrei, una storia riscritta ad uso e consumo dell'odio. Magari al marchese che stava incazzato andava spiegato che il Cristo era ebreo e non fu mai altro men che meno cristiano.
È come sostenere che un omicidio non sia colpa dell'assassino, ma della vittima che "se l'è cercata", trasformando il killer in una brava persona solo perché muoveva da un sentimento di odio puro.
In questo clima, l'odio trasforma chiunque sostenga un'opinione diversa in un semplice complice. Riunirsi in un'associazione diventa quasi un reato, una lesa maestà contro il dogma del pensiero unico. E la reazione degli odiatori è sempre la stessa:
“Ma come fa questa associazione? Come si permettono di parlare? Come osano persino esistere e pensare con la loro testa, loro che sono i 'cattivi', mentre noi siamo i 'buoni'?”
Tra i tanti, un commento in particolare esemplifica questa deriva:
"La storia viene prima del 7 ottobre e non fate sempre le vittime, siete il male del mondo, avete commesso un genocidio tale da far dimenticare l'Olocausto. Ma come fate ancora a volervi integrare nella società? Siete fuori controllo."
È la manifestazione di una mentalità che vorrebbe dire agli ebrei, agli israeliani, ai sionisti e agli amici di Israele che non hanno altro diritto se non quello di stare in pigiama dietro il filo spinato, in attesa del proprio turno nel forno.
Riconosco bene questa impostazione: è la stessa di quei "bravi italiani" che nell'ottobre del 1943, a Roma, indicavano le case degli ebrei nel ghetto, si appropriavano dei loro beni, delle loro case e dei loro negozi, salutando romanamente l'inizio di un nuovo ordine senza diversità.
Non appartengo a questa schiatta. E lo dico chiaramente: mi fate schifo con le vostre facce innocenti, perché siete complici e coinvolti. Ma, proprio come nel ghetto di Varsavia, non si aspetta inermi: si combatte, si difende la dignità e ci si difende in armi.
Io sono sionista. Ritengo che gli ebrei abbiano diritto a una Patria e che quella Patria sia Israele. Credo fermamente nel diritto di Israele a difendersi, e il 7 ottobre 2023 ne è la tragica prova. Credo che oggi serva, più che mai, una legge che punisca non la libera critica, ma l'odio che punta a negare l'esistenza dell'altro.
Criminale è quel popolo che si fa scudo dei figli.
Un saluto agli amici di Hitler e Hamas