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Il Giornale Rassegna Stampa
10.10.2026 Così si celebra l'odio anti-ebraico di professione
Comento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 10 ottobre 2026
Pagina: 1
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Così si celebra l'odio anti-ebraico di professione»

Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 10/10/2026, il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "Così si celebra l'odio anti-ebraico di professione"

 
Fiamma Nirenstein

Una vita dedicata all’antisemitismo: non poteva essere più meritato il Nobel conferito a Navi Pillay, capa della Commissione d’Inchiesta dell’ONU per i Territori Palestinesi Occupati che ha accusato Israele di genocidio.  Niente è più "mainstream" del premio Nobel, più dedito al bene dell’umanità, alla sua tavola sono ammessi solo i veri signori. Il premio per la scienza e la matematica è diverso, ma  scrittori e politici devono avere un distintivo liberal, con la scritta “pace” anche se sono terroristi, come Arafat, o “eguaglianza” anche se ancora non hanno fatto nulla, come Obama,  o almeno un segnale di disprezzo per il capitalismo, come Dario Fo… L’idea è quella di un “role model” che dobbiamo ammirare e seguire. Siamo abituati, ma stavolta è dura: il Nobel va a una signora che dell’odio per Israele reso istituzione ONU ha fatto il suo vessillo; il nesso con i diritti umani che avrebbe dovuto difendere è sbugiardato dalla sua tiepida attenzione per tante cause indispensabili, Cina, Russia, Iran... si ricorda un viaggio in Siria ai tempi degli eccidi di Assad che non risvegliò una reazione importante. Navy Pillay sale nell’empireo dell’ispirazione per l’umanità che il premio vuole essere. Trump lo pretendeva, e invece ecco, lo diamo a una sua nemica. E’ uno sberleffo vecchio stile all’America dello stereotipo imperiale, ma soprattutto è una conferma ideologica del passaggio nel recipiente del palestinismo dell’ ambizione delle persone per bene ai diritti umani, alla pace, alla libertà… Navy Pillay è una giurista sudafricana la cui scelta disegna ancora una volta il fallimento del corpaccione internazionale, esteso qui al buon senso e alla conoscenza dei fatti. Pillay ha istituzionalizzato l’accusa di genocidio in parallelo col processo inconcluso dell’ICC e questa è l’insieme della sua storia. Ha percorso dal 2008 come alto commissario per i diritti umani OHCHR tutto il cammino ideologico del neoantisemitismo che vuole cancellare di Israele, di cui è spia l’accusa di colonialismo che ripete volentieri. Nel 2010 istituisce la missione guidata da Richard Goldstone, che scriverà un rapporto di criminalizzazione sulla base di testimonianze pregiudiziali, tipo Amnesty International: Goldstone lo ha sconfessato. Negli anni difficili fitti di terrorismo, bombardamenti e guerra fino al 2014 la sua critica è così a senso unico da accusare di non aver fornito Iron Dome a Gaza. Dal 2017 è leader della campagna del BDS, firma “Sanction Apartheid Israel!”, dal ‘17 al ‘22 fra l’altro dichiara la speranza che “la lotta palestinese contro la colonizzazione imponga boicottaggio, disinvestimento e sanzioni”. Dal bds all’apartheid, la più ridicola delle accuse (basta visitare scuole, mall, ospedali, aule di giustizia),chiede di sospendere i rapporti internazionali con Israele. Firma nel 21 una lettera per Biden contro “l’oppressione del popolo palestinese”, nel luglio del 22 difende il membro della sua commissione Millon Khotari che se l’è presa con “la lobby ebraica”. Eppure arriva la nomina contestata da organizzazioni come NGO Monitor e UN Watch. L’accusa di genocidio come conclusione della sua commissione è del 28 ottobre 2025. Adesso è la regina dell’odio antiebraico, chissà Francesca Albanese come la invidia. Ma no, il prossimo premio sarà suo. 

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