Fratellanza musulmana, la strategia dell’infiltrazione Commento di Alessandro Bertani
Testata: Setteottobre Data: 09 ottobre 2026 Pagina: 1 Autore: Alessandro Bertani Titolo: «Fratellanza musulmana, la strategia dell’infiltrazione»
Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Alessandro Bertani dal titolo: "Fratellanza musulmana, la strategia dell’infiltrazione"
Mentre alla Camera è in corso l’esame del ddl antisemitismo, è ripreso l’esame di tre proposte su temi a lungo sottovalutati, che costituiscono l’altra faccia della medaglia del contrasto all’antisemitismo: il fondamentalismo religioso, la trasparenza nella gestione e nel finanziamento dei luoghi di culto, la prevenzione della radicalizzazione. Le proposte si inseriscono in un quadro in cui il ministero dell’Interno ha richiamato l’attenzione sull’operatività della Fratellanza musulmana, una delle espressioni più strutturate dell’islamismo radicale.
È un segnale importante, che affronta una realtà complessa, dai contorni poco nitidi. Troppo spesso tendiamo, infatti, a riconoscere il fondamentalismo islamista solo quando si manifesta con atti terroristici. È certamente in grado di ricorrere alla violenza, ma ciò rientra in una strategia più ampia, volta a raggiungere un obiettivo preciso: formare all’Islam l’individuo, la famiglia e la società, per creare un ordine fondato sulla sharia.
Per farlo, è capace di infiltrarsi nelle istituzioni, nella cultura, nei media e nella società, sfruttando le regole e le garanzie delle nostre democrazie. Agisce attraverso sigle diverse, alle quali non chiede tessere di adesione. Usa un metodo gradualista che la rende presentabile. Sa parlare di pace, tolleranza e integrazione e sa anche fare lobbying per accreditarsi ed esercitare pressione sulla politica, mantenendo sempre il profilo (illusorio) di un interlocutore affidabile.
Il “bug” emerge solo quando si incalza con domande specifiche – non generiche – sull’antisemitismo e sul 7 ottobre. Emergono allora reticenze e distinguo per evitare una condanna definitiva, che invece viene rivolta a Israele, ma anche all’Occidente che, finito nella morsa del sionismo, può ancora redimersi, a patto ovviamente che si apra alla Fratellanza.
Prendiamo il caso di FEMYSO, Forum delle organizzazioni giovanili e studentesche musulmane d’Europa. Immagini patinate, social curati, giovani sorridenti, accreditamenti nelle istituzioni europee che fanno pensare a tutto, tranne che al fondamentalismo islamico.
Eppure, nonostante lo neghi, FEMYSO viene collegata alla Fratellanza da tre rapporti istituzionali e di intelligence: un report del 2025 del servizio tedesco di protezione della Costituzione del Brandeburgo e uno israeliano del 2026 la collocano nella rete europea dei Fratelli musulmani; un report francese del 2025 la definisce ramo giovanile del Consiglio dei musulmani europei, luogo di formazione di quadri “ad alto potenziale”. Non sentenze, ma comunque valutazioni accurate e convergenti.
In effetti, le modalità operative sembrano ricalcare quelle della Fratellanza. Il 21 settembre, ad esempio, ha organizzato una conferenza contro l’islamofobia nella sede del Parlamento europeo. CERIF e AK Polis, centri privati di ricerca sull’islamismo politico, ne hanno analizzato i materiali preparatori: è emerso un laboratorio in cui le richieste ai decisori politici per il contrasto dell’islamofobia si sono intrecciate con la propaganda su Gaza e le mobilitazioni filopalestinesi. Nei social, FEMYSO accusa Israele di apartheid e genocidio, chiede la sospensione dell’Accordo UE-Israele e critica Italia e Germania per averla ostacolata. Nei materiali esaminati non appare invece alcuna condanna di Hamas.
Sul banco degli imputati finiscono anche i governi occidentali, ritenuti colpevoli di politiche antiterrorismo che si tradurrebbero in sorveglianza, discriminazione e addirittura profilazione dei musulmani.
C’è poi il tema dei denari. FEMYSO, visti i dubbi circa la sua appartenenza alla Fratellanza, è stata oggetto di interrogazioni di parlamentari europei, di diversi orientamenti, sull’opportunità di concederle sovvenzioni. Sotto osservazione, l’organizzazione ha comunque mantenuto aperta la porta dei finanziamenti indiretti: l’Unione finanzia TACKLE, progetto contro il razzismo; la ONG belga Avocats Sans Frontières ne gestisce le sovvenzioni e le indirizza a EmpowerAction, programma di leadership e advocacy che ha FEMYSO come partner. Non sappiamo se e quanto FEMYSO abbia percepito con questo meccanismo, di per sé non illegittimo. Ma maggiore chiarezza sui criteri di assegnazione dei fondi e su chi li percepisce non guasterebbe.
Sottovalutare queste realtà sarebbe un atto di presunzione imperdonabile. Anche perché la rete arriva anche in Italia attraverso i Giovani Musulmani d’Italia, storicamente legati all’UCOII e che il rapporto israeliano del 2026 colloca, insieme all’UCOII, nell’area della Fratellanza. La realtà è che non ci siamo resi conto che l’islamismo radicale è già tra noi.
Ben vengano, perciò, iniziative contro il fondamentalismo, che potranno ovviamente essere discusse e migliorate nelle sedi opportune, ma che non devono essere osteggiate da una politica che preferisce chiudere gli occhi, anziché prendere di petto la questione. In gioco ci sono le libertà di tutti. Israele lo ha capito da tempo. Noi sapremo fare altrettanto?