Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Giulio Meotti dal titolo: ""Così Teheran voleva uccidere giornalisti inglesi e sostenitori di Israele""

Giulio Meotti
Mentre gli Stati Uniti ritiravano in fretta tutti i dodici bombardieri B-1 dell’Aeronautica militare da una base aerea nel sud dell’Inghilterra, in seguito a nuove informazioni ricevute dai comandi riguardo a un attacco con droni ordinato dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica dell’Iran e dopo che Londra aveva sventato un attentato con i minivan, in un tribunale inglese emergeva un’altra realtà agghiacciante. Tre spie iraniane hanno effettuato attività di sorveglianza e ricognizione che avrebbero portato all’uccisione di giornalisti nel Regno Unito. Tra i loro obiettivi figuravano Mojtaba Pourmohsen e Kambiz Hosseini, giornalisti dell’emittente persiana Iran International con sede a Londra, e Jonathan Turner, fondatore dell’associazione UK Lawyers for Israel.
L’accusa sostiene che uno dei tre a processo era pronto a compiere materialmente gli attentati contro almeno uno degli obiettivi, mentre gli altri due hanno collaborato alla pianificazione.
Mohamed Shafiei, iraniano noto critico del regime e sostenitore dei Pahlavi, è stato colpito e ferito gravemente nella città olandese di Schoonhoven. Aveva celebrato la morte di Ali Khamenei sui social media. E Pouria Zeraati lavorava per il canale in lingua persiana Iran International con sede nel Regno Unito quando è stato accoltellato fuori da casa sua a Londra dopo aver ricevuto molteplici minacce dalle autorità iraniane. Si è trasferito in Israele dopo aver dichiarato di “non sentirsi più al sicuro nel Regno Unito”. Quindi la minaccia è serissima.
Che l’Iran volesse uccidere i dissidenti iraniani in Europa è un fatto noto dal 1979. Ma la minaccia non si ferma alla lingua farsi e investe chi, in inglese, in tedesco o in svedese, difende Israele in tribunale, in Parlamento o in un’associazione. Nel mirino non ci sono soltanto basi americane e sinagoghe (il premier inglese Burnham la settimana scorsa ha accusato Teheran), ma anche personalità pubbliche attive nel fronte pro Israele.
“Come faccio a sapere che l’Iran non sta inviando nuovi agenti in Svezia?”, si è chiesta Saskia Pantell parlando con il quotidiano svedese Expressen. Pantell, presidente della Federazione sionista di Svezia, è minacciata di morte da Teheran. Un uomo e una donna, che fingevano di essere rifugiati afghani, erano arrivati in Svezia. Dopo aver scoperto gli indirizzi di casa di Pantell e Aron Verständig, li seguirono e scattarono fotografie. Poi sono stati arrestati. Verständig è il presidente del Consiglio delle comunità ebraiche svedesi.
Anche Volker Beck, presidente della Società di amicizia Germania-Israele, è scampato a un complotto della forza iraniana al Quds per ucciderlo. Beck racconta allo Spiegel che deve la sua vita al Mossad. “Anche per portare a spasso il cane serve un veicolo blindato” racconta Beck. “Ho ridotto drasticamente gli appuntamenti fuori casa”.
Il complotto iraniano alla sua vita è stato reso pubblico dopo che il principale sospettato, identificato solo come Ali S., cittadino danese, è stato accusato di tentata cospirazione per omicidio e incendio doloso aggravato. Tawab M., cittadino afghano che secondo i pubblici ministeri ha svolto un ruolo di supporto, è accusato di tentata cospirazione per omicidio. Secondo il reportage dello Spiegel, i servizi di intelligence di vari paesi, a cominciare dal Mossad israeliano, hanno monitorato Ali S., operativo della Forza Quds sospettato di pianificare l’assassinio di Beck e del presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania Josef Schuster.
Lo scorso aprile, una bomba è esplosa fuori dalla sede di Christians for Israel a Nijkerk, in Olanda. Un mese dopo il 7 ottobre, Alejo Vidal-Quadras, capo del Partito Pololare in Catalogna, vicepresidente del Parlamento europeo dal 2009-2014 e membro di un gruppo pro Israele, è stato raggiunto da un colpo di pistola in pieno volto esploso da distanza ravvicinata. Cinque attentati, una sola regia possibile.
Vidal-Quadras tornava a casa verso l’ora di pranzo. Si trovava a trenta metri dal suo appartamento nel quartiere di Salamanca nel centro di Madrid, quando un uomo lo ha chiamato “Hola, señor”, facendolo voltare. E’ stato colpito a distanza ravvicinata con una pistola Parabellum calibro 9 mm, così chiamata in onore del motto latino “si vis pacem, para bellum”.
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