7 ottobre, io mi armerei
Commento di Lidano Grassucci

Lidano Grassucci
Terribile sarà l'ira dei mansueti
Giornata grigia, giornata d’ottobre.
Dei ragazzi volevano fare festa, sentirsi giovani con il futuro tra le mani. Si erano dati appuntamento, si erano organizzati, volevano solo perdersi nella felicità nella musica.
Si sono persi la vita.
Quel giorno altri ragazzi non pensavano alla felicità, ma alla vendetta, allo sfogo, all’odio. L’amore contro l’odio, e l’odio ha vinto. Milleduecento ragazzi non sono tornati a casa; altri si sono fatti orchi e non sono più tornati ad essere umani. Hanno ucciso, violentato, torturato, rapito; hanno negato l’altro nella sua stessa esistenza.
È accaduto il 7 ottobre del 2023, nella Terra del Signore — un Dio che è di tutti, ma che lì qualcuno credeva esclusivo. Si fa la guerra in nome della pace, si crea l’inferno in nome di Dio. E poi? Poi il mondo si ribalta: nei racconti le vittime diventano carnefici e i carnefici assurgono a eroi di una giustizia che è solo cattiva coscienza.
In un colpo solo sono morte milleduecento persone, uccise a mani nude, guardate negli occhi senza scorgere in quegli sguardi la grandezza di Dio, ma riflettendo la paura di un Satana che aveva messo loro sul viso occhiali mostruosi.
In guerra si uccide rischiando di essere uccisi. La guerra è brutta, la guerra non è un valore per nessuno; eppure in troppi ritengono che gli altri non abbiano il diritto di vivere, che siano colpevoli a prescindere, incapaci persino di essere se stessi. Ed ecco la solita, ipocrita coscienza che ha sempre bisogno di ebrei da odiare, di sei milioni di scuse da trovare.
È ottobre. Vengono uccisi, rapiti, violentati centinaia di ragazzi da altri ragazzi, per poi sentirsi dire: "Sì, ma se la sono cercata", e pretendere che ora stiano buoni e inermi in attesa della prossima mattanza, proprio come in Europa ottant'anni fa.
La terra di Dio è diventata la terra in cui germoglia il Satana dell'odio.
Cosa farei io? Mi armerei.
Non per morire contento, ma per morire umano davanti agli orchi che non saranno mai impuniti.