7 Ottobre: il giorno in cui il mondo smise di vedere la verità e riscrisse la Storia per poter demonizzare Israele
Commento di Deborah Fait

Deborah Fait
Ci sono date che appartengono alla storia. E poi c’è il 7 Ottobre, una data che appartiene alla coscienza.
Ricordo quel giorno in cui ci siamo svegliati con l'incubo di non sapere cosa stesse accadendo ma con la certezza che fosse qualcosa di orrendo, barbaro, primitivo contro i nostri fratelli del sud di Israele. Ci siamo svegliati al suono delle sirene che ci avvisavano di correre in rifugio. In poche ore 5000 missili sule nostre teste. Ricordo Kikar haChatufim, la piazza degli Ostaggi, dove andavamo a piangere insieme alle famiglie di chi era morto o rapito. Come ogni israeliano, ricordo tutto. La paura delle mie nipotine che scoppiavano a piangere ogni volta che la sirena incominciava a suonare.
Quel giorno Israele fu aggredito, uomini, donne, bambini e anziani furono assassinati, torturati, violentati, rapiti, bruciati. Un massacro progettato, organizzato e celebrato dai suoi autori. Non fu un incidente della guerra, non fu una rivolta, fu l'inizio del sogno di ogni palestinese: bruciare Israele, distruggerlo, sterminarlo. Nel corso di settimane Israele fu circondato e piovevano missili da tutti i paesi circostanti che ospitavano i terroristi assassini.
Quasi subito nel mondo occidentale, è cominciato qualcosa di altrettanto sconvolgente: il tentativo di riscrivere quella giornata e di trasformarla in responsabilità di Israele. Ci sono riusciti, il tentativo è diventato convinzione globale. Israele aveva tutta la colpa.
Le vittime hanno cominciato a diventare «coloni». I terroristi sono diventati «militanti o guerriglieri; peggio: resistenti». Gli ostaggi sono scomparsi dalle prime pagine. E Israele, appena colpito a morte, è stato immediatamente trascinato sul banco degli imputati.
È una delle più terribili perversioni morali del nostro tempo: non si nega necessariamente che il 7 Ottobre sia avvenuto. Si cerca qualcosa di più sofisticato e perverso. Si cerca di convincere il mondo che, in fondo, Israele non meritava nulla di meno. Come se le vittime avessero una colpa. Come se il carnefice avesse delle attenuanti. Come se il sangue potesse cambiare colore a seconda della bandiera di chi lo versa.
Ma il 7 Ottobre resta lì. Con i suoi morti. Con gli ostaggi. Con le famiglie distrutte. Con la memoria di chi è stato ucciso soltanto perché era israeliano o ebreo. Questo, per gran parte dell'opinione pubblica, gestita dai media, è un particolare sufficiente perchè delle belve commettessero una strage di innocenti.
La storia può essere manipolata. La memoria può essere cancellata. La verità può essere circondata da mille menzogne e scomparire.
Il 7 Ottobre è successo.
Ricordarlo non è propaganda come dicono alcuni soggetti senz'anima. È il minimo indispensabile per non diventare complici dell'oblio.
Il 7 Ottobre non è stato soltanto il giorno in cui Israele è stato aggredito in modo bestiale da esseri che avevano un aspetto umano ma l'animo demoniaco. È stato, purtroppo, anche il giorno in cui abbiamo scoperto quanto velocemente una parte del mondo fosse disposta a dimenticare chi fossero le vittime.
Prima sono arrivati i terroristi. Poi sono arrivati i massacri, le violenze, i rapimenti, le case incendiate, i corpi, i bambini uccisi, le famiglie sterminate. E infine sono arrivati i commentatori, gli opinionisti, gli attivisti, i cortei con le bandiere del terrorismo e i social con tutto il loro veleno.
Ed è cominciata la seconda tragedia: riscrivere il 7 Ottobre mentre il sangue ebraico non era ancora asciutto.
Non bastava che gli israeliani fossero stati assassinati. Bisognava spiegare perché.
Non bastava che fossero stati rapiti. Bisognava ricordare che «c'era un contesto».
Non bastava che donne e ragazze fossero state vittime di violenze. Bisognava discutere, relativizzare, dubitare. Infine, negare.
E così, in un'incredibile inversione morale, la domanda non è più stata soltanto:«Che cosa hanno fatto i terroristi?»
La domanda è diventata: «Che cosa ha fatto Israele per provocarli?» Questa ultima domanda è partita dall'ONU e ha invaso il mondo come una valanga di fango.
È qui che la memoria viene assassinata una seconda volta.
Perché quando si comincia a cercare una colpa nelle vittime prima ancora di condannare il carnefice, non si sta facendo analisi politica. Si sta costruendo una giustificazione immorale.
Il 7 Ottobre è stato trasformato in un gigantesco «però».
Sì, ma Gaza.
Sì, ma l'occupazione.
Sì, ma i coloni.
Sì, ma Netanyahu.
Sì, ma la storia.
Sì, ma...
Quel «ma» è diventato il rifugio degli antisemiti in giacca e cravatta. Un'infinità di ma , di però attraverso i quali l'orrore è riuscito a entrare nelle coscienze senza essere riconosciuto per quello che era.
Lunedì sera Quarta Repubblica di Nicola Porro ha trasmesso il film We will dance again. Mi si è rivoltato lo stomaco nel sentire Paolo Mieli pronunciare tanti di quei "ma". Secondo opinionisti servili e tremebondi, Israele avrebbe dovuto metabolizzare l'eccidio senza reagire. Invece ha reagito, ha dovuto farlo e allora ecco i finti buonisti, gli ipocriti dire "Sì, il 7 Ottobre è stato una barbarie ma...Israele..." Bene, chi, per paura o per chissà quali altri motivi, usa questo tipo di linguaggio mi fa semplicemente schifo.
Mentre Israele cercava i propri morti, i pezzi di corpi cui dare sepoltura, mentre Israele contava i propri ostaggi, una parte dell'Occidente cominciava già a contare le colpe israeliane.
Sono passati tre anni, ma il 7 Ottobre non è diventato più lontano. È diventato più comodo per gli antisemiti.
Comodo per chi vorrebbe parlare di Gaza senza ricordare come è cominciata questa guerra. Comodo per chi pronuncia la parola «genocidio» sapendo di mentire spudoratamente ma evita accuratamente di pronunciare il nome delle vittime israeliane. Comodo per chi pretende di difendere i civili arabi dimenticando che gli israeliani sono civili anch'essi. Con una enorme differenza: i "civili" palestinesi esultavano durante l'eccidio, facevano girotondi, saltavano di gioia per i Yahud ammazzati e accoglievano a calci gli ostaggi trascinati a Gaza.
E soprattutto è comodo per tutti gli odiatori perché il 7 Ottobre non ha cancellato una comune e bugiarda narrazione: quella nella quale Israele è sempre il colpevole e il terrorismo palestinese è sempre e soltanto una conseguenza.
Il 7 Ottobre è stato una scelta. Una scelta di Hamas con tutti i palestinesi consenzienti ed eccitati all'idea del sangue. Una scelta dell'Iran e del Qatar. Chi ricorda le sofferenze dei "civili" palestinesi, che non sono innocenti perchè non se n'è visto uno, uno solo, impietosirsi dinnanzi ai bambini israeliani ammazzati, strangolati, bruciati. No, non si è visto un solo palestinese presente al teatrino osceno del rilascio degli ostaggi ridotti a cadaveri ambulanti, impietosirsi. Erano tutti là, con i cellulari che riprendevano quelle scene penose e urlavano "Ammazza, ammazza" Chi oggi ricorda le sofferenze dei palestinesi, dicevo, ha dimenticato che il massacro che ha dato inizio alla guerra, lo hanno voluto loro, la gente di Gaza che esultava alla vista dei cadaveri dei nostri poveri morti. E allora cercate di ragionare!
La neutralità è sempre vigliaccheria.
Perché davanti a un bambino ebreo assassinato non dovrebbe esserci un «ma».
Davanti a una donna violentata non dovrebbe esserci un «però».
Davanti a un essere umano rapito non dovrebbe esserci una giustificazione.
Dovrebbe esserci una sola parola:
orrore.
E una sola certezza:
il 7 Ottobre è accaduto.
Potranno riscrivere i titoli, cambiare le parole, selezionare le immagini, inventarle con l'AI, costruire nuove narrazioni. Potranno dare vita a un odio ancora più devastante contro il popolo ebraico. Ma non potranno farci dimenticare i nostri morti e il nostro desiderio di vivere per ricordarli e onorarli. Non riusciranno a farci dimenticare chi in questi tre anni si è suicidato, non riuscendo a sopportare il ricordo di quel maledetto giorno. Non potranno trasformare gli assassini in vittime semplicemente perché il mondo ha deciso di dimenticare chi ha cominciato a sparare per primo.
Il 7 Ottobre è stato, con tutto il suo orrore.
Ha cambiato l'anima di Israele, ma non ci ha indeboliti, non ci ha fatti precipitare nella desolazione e nella disperazione. Mi viene in mente una frase attribuita a Jabotinsky "Eravamo qui prima di voi, saremo qui dopo di voi".
La bandiera alle mie finestre sventola, penso ai nostri giovani meravigliosi, mi commuovo pensando a questo paese coraggioso che sa superare tutto, anche l'odio scellerato del mondo intero.