martedi` 06 ottobre 2026
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE

vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Sapevi che nell'islam andrai a fuoco al posto dei musulmani? (Video di Ciro Principe) 28/09/2026


Clicca qui






Setteottobre Rassegna Stampa
06.10.2026 7 ottobre, i corpi raccontano il piano di Hamas
Commento di Shira Navon

Testata: Setteottobre
Data: 06 ottobre 2026
Pagina: 1
Autore: Shira Navon
Titolo: «7 ottobre, i corpi raccontano il piano di Hamas»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE la cronaca di Shira Navon Carmi dal titolo: "7 ottobre, i corpi raccontano il piano di Hamas"

7 ottobre, i corpi raccontano il piano di Hamas

Tre settimane prima del massacro il leader di Hamas fece arrivare allo Shin Bet un messaggio minaccioso. L’uomo che lo trasmise racconta oggi cosa accadde

Un messaggio di Yahya Sinwar arrivò allo Shin Bet meno di tre settimane prima del 7 ottobre. Conteneva una minaccia, la richiesta di prepararsi a svuotare le carceri israeliane e persino una parola, «Zilzal», terremoto, che a posteriori appare sinistra. Eppure l’uomo incaricato dallo stesso Sinwar di trasmettere quell’avvertimento assicura oggi di non aver immaginato che Hamas stesse preparando un’invasione di Israele dalla Striscia di Gaza.

A raccontarlo all’emittente israeliana N12 è Sofian Abu Zaida, esponente palestinese conosciuto con il soprannome di «Occhi di carbone», che ha ricostruito in un’intervista realizzata in Svizzera i contatti avuti con Sinwar e con i servizi israeliani prima del massacro.

La storia comincia nel marzo 2022, quando Ghazi Hamad, dirigente di Hamas, contatta Abu Zaida per cercare di riavviare le trattative sulla restituzione dei corpi dei soldati Hadar Goldin e Oron Shaul e sui due israeliani allora trattenuti a Gaza, Avera Mengistu e Hisham al-Sayed. Hamad gli comunica che Sinwar si fida di lui. Abu Zaida diventa così uno degli intermediari di un negoziato che coinvolge indirettamente Hamas e Israele.

Il 1° agosto 2022 incontra anche Ronen Bar, allora capo dello Shin Bet. Secondo il suo racconto, sul tavolo ci sono il rilascio di centinaia di detenuti palestinesi e, in cambio di progressi sulla questione degli israeliani trattenuti a Gaza, concessioni riguardanti l’ingresso di lavoratori palestinesi in Israele, la ricostruzione della Striscia e le infrastrutture per acqua ed elettricità.

Poi arriva il 14 settembre 2023.

Sinwar convoca Abu Zaida con urgenza. Mancano ventitré giorni al massacro. Gli spiega che qualche progresso è stato compiuto, però la distanza tra le richieste di Hamas e ciò che Israele è disposto a concedere rimane troppo grande. A quel punto gli ordina di annotare il messaggio «parola per parola, lettera per lettera».

Nell’intervista Abu Zaida mostra il quaderno sul quale sostiene di aver trascritto quelle parole. Compare «Zilzal». Sinwar chiede a Israele di prepararsi a liberare tutti i detenuti palestinesi entro la fine di settembre.

Abu Zaida capisce di trovarsi davanti a una minaccia. Ciò che afferma di non aver compreso è la sua portata.
Dopo l’incontro telefona a Mohammed Dahlan e Samir al-Mashharawi negli Emirati Arabi Uniti. Entrambi gli chiedono se Sinwar abbia davvero voluto che quelle parole fossero consegnate agli israeliani. Abu Zaida risponde che il messaggio gli sembra estremamente importante, pur ignorando che cosa nasconda.

Lo traduce quindi in ebraico e lo invia via WhatsApp al suo contatto nello Shin Bet. La reazione, stando al suo racconto, è immediata. Nel giro di mezz’ora viene richiamato e interrogato sullo stato d’animo di Sinwar, sul significato delle sue parole e sulle «carte» che il leader di Hamas potrebbe essere pronto a giocare. Il giorno successivo incontra anche il responsabile della regione meridionale dello Shin Bet, conosciuto con il nome operativo di «Oscar».

Il particolare decisivo è ciò che Abu Zaida dice di aver pensato allora. Immaginava che Hamas progettasse il rapimento di un soldato o di un civile in Cisgiordania per procurarsi una nuova merce di scambio. L’ipotesi di un’offensiva su vasta scala lanciata dalla Striscia, assicura, non gli passò per la mente.

La sua testimonianza complica quindi la discussione sugli avvertimenti che precedettero il 7 ottobre. Abu Zaida contesta in particolare le ricostruzioni secondo cui avrebbe trasmesso a Israele un avviso inequivocabile dell’imminente attacco. Il messaggio c’era, la minaccia pure. La sua interpretazione, sostiene, era diversa.

Rimane la domanda più pesante. Se un intermediario palestinese poteva non comprendere ciò che Sinwar stava preparando, quale lettura diedero di quel messaggio gli uomini incaricati professionalmente di decifrare le intenzioni di Hamas? È lo stesso Abu Zaida a formularla: se lui non aveva capito l’allusione, perché neppure l’intero apparato di sicurezza israeliano riuscì a comprenderla?

Tre anni dopo il 7 ottobre, quel quaderno mostrato davanti alle telecamere aggiunge così un altro tassello al dossier dei segnali raccolti e interpretati in maniera sbagliata prima della più grave catastrofe della storia di Israele.


info@setteottobre.com

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui

SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT