Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Giulio Meotti dal titolo: "Il colore della follia antisemita"

Giulio Meotti
Roma. A ridosso del terzo anniversario del pogrom di Hamas, mentre la Metropolitan Police di Londra esortava gli organizzatori di una grande manifestazione pro palestinesi di non farla il 7 ottobre, una mozione che definisce il sionismo come “razzismo” è stata approvata alla conferenza annuale del Partito dei verdi. 1.026 i voti a favore e 648 i contrari.
I Verdi sono diventati il primo partito europeo a definire il sionismo una forma di razzismo, come nella sciagurata risoluzione dell’Onu del 1975. Israele ha reagito mettendo al bando il leader dei Verdi Zack Polanski. La mozione difende anche il diritto dei palestinesi a “resistere” e chiede “l’istituzione di un unico stato palestinese in tutta la Palestina storica, con Gerusalemme come capitale”. Via Israele. Difficile negare ancora che l’antisionismo abbia sostituito l’antisemitismo come strumento ideologico di persecuzione degli ebrei.
Elise Benjamin, fondatrice dei Jewish Greens, ha trasformato la sua scheda di voto in una stella gialla e se l’è appuntata alla giacca: “La mia famiglia è stata assassinata nell’Olocausto, ora qui la gente ha festeggiato un voto che renderà gli ebrei insicuri”. E’ stata respinta una proposta volta a tutelare gli ebrei appartenenti a sinagoghe che si identificano come “sioniste”. In un paese che un anno fa ha visto una strage alla sinagoga di Manchester e che scopre ogni settimana nuovi piani per colpire gli ebrei britannici.
“Questo è il passo logico successivo del corbynismo” dice al Foglio Dominic Green, editorialista del Wall Street Journal ed esponente della comunità ebraica londinese. “Le stesse persone, una volta spinte ai margini dell’influenza nel Labour, sono passate ai Verdi e hanno intensificato la loro campagna nell’atmosfera successiva al 7 ottobre. Il gruppo che ha spinto in questa direzione, i Greens for Palestine, è un gruppo filoiraniano che ha sfruttato la situazione post 7 ottobre per accelerare quello che, di fatto, è una sorta di dirottamento di un partito che prima si occupava di ambiente e che ora è diventato ossessivamente concentrato sugli ebrei come fonte dei mali. Negli anni Trenta c’era un movimento fascista inglese molto popolare, ma non riuscì a ottenere un solo seggio. Quel cordone sanitario è stato rotto da diversi anni. E nessuno sa dove si andrà da qui in avanti”.
C’è anche una competizione elettorale.“ Se si votasse domani, importanti esponenti della leadership laburista perderebbero i loro seggi, compreso il vice primo ministro. E’ il risultato della strategia elettorale che dipende dalle aree nelle grandi città in cui le popolazioni immigrate sono state integrate politicamente nel sistema. E poiché si sono integrate come blocco, sono in grado di agire come blocco. Così avanzano ulteriormente. L’agenda islamista avanza ora attraverso i Verdi. Ma non durerà a lungo. C’è una contraddizione enorme tra la politica identitaria dei socialisti di sinistra e quella degli islamisti. Quello che mi aspetto è la maturazione di un partito islamista e questo ha già un raggruppamento parlamentare informale. Li chiamiamo ‘indipendenti per Gaza’. Funzionano già, di fatto, come un partito. Tutto ciò che serve è che si coagulino formalmente come tale. A quel punto ci sarà un grande panico, perché diventerà evidente che cosa è successo”. Secondo Green, per il Labour è una grande opportunità. “Per riposizionarsi come il partito della decenza e del buon senso”. Gli ebrei inglesi si sentono intanto abbandonati. “Per il numero limitato di idealisti, chiamiamoli così, rimasti nei Verdi, il voto è uno choc terribile. Il sentimento generale in Gran Bretagna è che stiamo spingendo il paese verso il bordo di un precipizio e che la maggior parte di chi può permettersi di andarsene stia pensando a come farlo. C’è un sentimento generale che ci si stia avvicinando a un crollo. Gli ebrei sono più esposti e reagiscono più in fretta”.
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