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Informazione Corretta Rassegna Stampa
05.10.2026 I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Lettera a Informazione Corretta

Testata: Informazione Corretta
Data: 05 ottobre 2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde»

Una lettera

Cara Deborah,

Ti scrivo spinto dal bisogno di condividere alcune riflessioni nate dopo la lettura dell’inchiesta pubblicata da Haaretz sugli eventi del 7 ottobre. Si tratta di un resoconto che sta suscitando forte scalpore in tutto l’Occidente, ma che lascia aperti interrogativi profondi.

Ciò che emerge con estrema chiarezza è il doppio gioco condotto da Yahya Sinwar: da un lato la trattativa aperta con il governo Netanyahu per allentare le restrizioni su Gaza, ottenere maggiore assistenza umanitaria e negoziare la liberazione di quattro ostaggi; dall’altro, la pianificazione clandestina del 7 ottobre. Tuttavia, risulta quasi paradossale la tesi dei due giornalisti secondo cui l’operazione sarebbe stata ideata solo pochi mesi prima. Un’azione strategica e logistica di tale portata non si improvvisa in una manciata di settimane: richiede anni di addestramento, coordinamento e preparazione sotterranea.

Questo schema, d’altronde, non rappresenta un’anomalia storica. Come è giusto ricordare, già nei primi anni Duemila Yasser Arafat, mentre mostrava di proseguire il processo di pace sotto l’egida americana, stava contemporaneamente ponendo le basi per la Seconda Intifada. Sinwar ha applicato esattamente la medesima strategia di inganno tattico.

La contraddizione diventa ancora più evidente quando si analizza la gestione degli ostaggi. Se davvero l’intenzione di Hamas fosse stata quella di rilasciarli a breve termine, come mai non sono stati affidati alle organizzazioni internazionali o alla Croce Rossa, ben presenti sul territorio di Gaza? Il loro immediato trasferimento a un ente neutrale avrebbe costituito un segnale politico dirompente: se il governo israeliano avesse attaccato ugualmente la Striscia, la responsabilità morale della risposta militare sarebbe rimasta del tutto scoperta di fronte alla comunità internazionale. Invece, neanche un ostaggio è stato rilasciato spontaneamente in quelle prime fasi.

Allo stesso tempo, sostenerne l'irrilevanza strategica non trova riscontro nei fatti: se la liberazione dei rapiti non fosse stata un obiettivo primario per Israele, per quale motivo le operazioni militari a Gaza si sarebbero protratte per tre anni? Diversi generali israeliani hanno confermato a più riprese come numerosi attacchi strategici siano stati ritardati, limitati o del tutto annullati pur di preservare la vita dei prigionieri.

Il quadro che ne deriva dimostra chiaramente come nessuno possa considerarsi privo di responsabilità. Episodi come il blitz per il salvataggio di Noa Argamani e degli altri tre ostaggi, che ha comportato la devastazione dell'area circostante adibita a roccaforte dei miliziani, evidenziano la drammatica capillarità del controllo del territorio. Di contro, il tragico ritrovamento di Eden Yerushalmi e degli altri cinque prigionieri, giustiziati a bruciapelo dai carcerieri all'approssimarsi delle truppe, smentisce definitivamente qualsiasi presunta apertura di Hamas verso una liberazione incruenta.

L'inchiesta ci consegna dunque una realtà spietata, in cui la diplomazia apparente è stata usata come copertura tattica per un piano di sterminio premeditato.

Shalom

Luca Ablondi

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Caro Luca,

Non leggo mai Haaretz. Lo so che dovrei ma il mio fegato ha i suoi limiti dopo tanti anni di attivismo per Israele. Israele sperava di mantenere la calma a Gaza promuovendo i mezzi perchè vivessero bene: soldi del Qatar, camionate di viveri ogni giorno ecc. Non è servito perchè il fine ultimo di Hamas e di tutte le altre organizzazioni terroristiche che operavano nella Striscia ( che esistono tuttora) era di distruggere Israele. Niente è servito a rabbonirli, la strategia non era quella giusta. Io ricordo che prima del 7 Ottobre al confine con Gaza c'era la calma più assoluta. Il pericolo veniva da Giudea e Samaria con il terrorismo quai quotidiano e dal Libano con Hezbollah. Ma i gazawi stavano buoni come agnellini. E intanto tramavano. Come tu dici, Arafat ha usato la stessa strategia. Parlava di pace e preparava la guerra. Certo le responsabilità ci sono ma nessun paese al mondo è perfetto e Israele porta sulle spalle 80 anni di guerre e terrorismo continuo. I terroristi non avevano nessuna intenzione di restituire gli ostaggi. Il piano di sterminio era nella testa di Hamas che pensava, aprendo una guerra su 7 fronti, praticamente circondando Israele da nord a sud, di riuscire a indebolire il Paese al punto di poterlo conquistare e distruggere. Non è accaduto e non accadrà, nonostante Haaretz.

Un cordiale shalom

Deborah Fait    


takinut3@gmail.com

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