La fantastica storia degli ebrei che si fanno male da soli
Commento di Lidano Grassucci

Lidano Grassucci
Il sentire comune contro il diverso finisce sempre per alimentare il bisogno del branco.
Immaginiamo la scena: un aereo viene dirottato, uno dei piloti usa un coltello contro l’altro. I passeggeri intervengono, lottano, salvano se stessi e l'aeroplano. Una storia di coraggio? No?
Tu untto si fa nero. Perché il volo è un Dubai-Tel Aviv della Flydubai e i passeggeri sono in gran parte ebrei. E quando ci sono di mezzo gli ebrei, spunta subito l'interprete autentico della realtà, quello pronto a certificare che sì, insomma, alla fine se la sono cercata. Anzi, se lo sono fatti da soli.
Esiste un sentire diffuso che rifiuta di riconoscere il coraggio degli israeliani e degli ebrei in generale, preferendo abbeverarsi alla favola del complotto autolesionista. Come a dire che gli ebrei, sotto sotto, hanno un’irresistibile pulsione ad auto-eliminarsi. Non come noi cristiani, e ancor di più i fratelli musulmani: noi sì che siamo le vere vittime — quasi tre miliardi di anime — di quei quindici milioni di ebrei nel mondo (e di quei dieci milioni di israeliani, arabi compresi). Gente così perversa e cattiva da arrivare al punto di massacrarsi da sola.
Così il 7 ottobre diventa un’auto-carneficina in cui il governo israeliano sapeva e ha lasciato fare. Hamas? Ma figuriamoci, quattro buontemponi con la passione per la metropolitana e gli scavi sotterranei, che ogni tanto lanciano qualche missile solo per il gusto di proteggere i bambini che però mandano avanti.
Così va il mondo. Noi, i buoni, i tanti, schierati contro gli "eterni deicidi". Avendo cura di precisare, naturalmente, che anche in quel caso fecero tutto da soli: in fin dei conti, pure Cristo era ebreo.