Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 01/10/2026, il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "L’11/9 di Israele sventato dagli eroi. Allarme in Occidente sul pericolo jihadista"

Fiamma Nirenstein
Se su quell’aereo non ci fossero stati dei normali israeliani in vacanza, con la loro determinata e ben organizzata volontà di sopravvivenza, oggi il mondo di troverebbe di fronte a un nuovo 11 di settembre a Tel Aviv, un aereo utilizzato come arma jihadista sfracellata a terra col suo carico di circa 300 viaggiatori uomini, donne e bambini, di cui 180 israeliani. L’aereo ha fatto un salto in basso di 17mila metri e ha seguitato a perdere quota a 350 chilometri dal confine israeliano, molto vicino al probabile obiettivo del copilota dell’Oman; secondo alcuni ha levato il grido di ogni shahid, “Allah hu Ahbar”, ha pugnalato il pilota giusto poco prima di dare il via al suo piano terrorista suicida di massa. È la prima volta nella storia dei sequestri aerei che esso viene evitato dai passeggeri stessi col valoroso aiuto del personale di bordo emiratino e il recupero del volo da parte di due piloti ospiti. La coda dell’aereo nella violenza degli sbalzi è andata in pezzi e la fortuna ne ha evitato la disintegrazione. Durante la terrificante altalena un pugno di eroi che adesso vediamo nelle foto e nei film coperti di sangue, ha neutralizzato il terrorista e preso cura del capitano ferito grave. Ogni israeliano sa sempre guardarsi le spalle, reagire se necessario sul campo come nella difficile vita di ogni giorno. La giungla di sistemi di controllo dei bagagli e dei documenti, il labirinto che si affronta dal 1972 in ogni aeroporto del mondo prende il via dal massacro di Lod dove furono uccise 26 persone. Difficile prevenire il terrorismo suicida di massa che una mente ultrareligiosa o malata può covare, come quello dell’aereo dell’Egypt Air il cui pilota inabissò l’aereo nell’Atlantico coi suoi 217 passeggeri dopo aver recitato la Shahada; e i tanti altri casi di follia o fanatismo, compreso il tedesco Andrea Lubitz con Germanwings che si sfracellò sulle Alpi con 150 innocenti nel 2015; o il malese che ha portato giù nel 2014 239 persone. Netanyahu aveva avvertito, al solito criticato dall’opposizione, della possibilità di azioni inusitata aggressione in questi giorni. Purtroppo adesso lo sfondo è doppio: da una parte l’avvertimento che prevede attacchi a cittadini ebrei e agli israeliani in viaggio di vacanze per la festa di Succot. L’Iran minaccia di continuo di colpire gli israeliani e gli ebrei nel mondo, e le Guardie della Rivoluzione hanno rafforzato il messaggio proprio in questi giorni. E ormai, dato l’antisemitismo dilagante, l’imprevedibilità di individui fanatizzati che pensano di compiere un attacco agli ebrei sia un atto di purezza politica, o religiosa, o di giustizia. Israele è in stato di allarme, l’Arabia saudita dove ieri hanno aspettato ora di potere essere imbarcati i sopravvissuti israeliani, non ha consentito l’uso di aerei israeliani, e detiene i responsabili dell’evento. Forse è solo simbolico, ma l’Oman, luogo di origine del terrorista, ha dal 18 di agosto un patto di alleanza con l’Iran, che vi tiene antenne e presidi per controllare l’uscita dal Golfo. Il pilota aggredito è invece cittadino di un paese arabo amico, parte dei patti di Abramo. Tutti possono pilotare, entrare, uscire: l’aria è incontrollata e pericolosa, e non solo per Israele. L’obiettivo jihadista è tutto l’Occidente, gli aeroporti una larga scelta. Mohammed Atta, uno degli ideatori e realizzatori dell’11 di settembre era un bel ragazzo integrato in Germania. Gli Houty, Hamas, al Qaeda, la Fratellanza Musulmana, l’influenza qatarina e turca... riempiono di nuvole il cielo.
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