Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un editoriale del Wall Street Journal dal titolo: "Come l’ONU alimenta il pregiudizio contro Israele: le maggioranze automatiche dell’Assemblea Generale sfornano condanne à gogo e generano un intero sistema burocratico permanente fatto di mandati, commissioni, bilanci e rapporti che si citano a vicenda fino ad assumere l’apparenza di una verità indipendente"
Scrive l’editoriale del Wall Street Journal: Ogni anno, la Settimana delle Nazioni Unite porta con sé due certezze: traffico per i newyorkesi e ingiurie contro Israele.

Le maggioranze automatiche dell’Assemblea Generale sfornano condanne a profusione contro Israele. Perché le democrazie finanziano questo sistema discriminatorio e autolesionista?
Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha dimostrato il suo impegno su entrambi i fronti insistendo affinché il primo ministro israeliano venisse arrestato giovedì.
La fiera dell’odio è già in pieno svolgimento.
Martedì sono state lanciate accuse di genocidio, la menzogna del giorno.
Poi, nel criticare Israele, il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato: “Hamas non è mai stata attiva in Cisgiordania” [“Le Hamas n’a jamais sévi en Cisjordanie”].
Eppure, domenica scorsa un terrorista di Hamas ha assassinato in quella regione un padre israeliano di sei figli. E un attacco avvenuto mercoledì ha ridotto in fin di vita il figlio dell’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti.
Se Israele dovesse ritirarsi dalla Cisgiordania, Hamas ne prenderebbe rapidamente il controllo.
Il problema dell’ONU riguardo a Israele è di natura strutturale, come dimostra un nuovo rapportodel Misgav Institute di Gerusalemme.
Nel 1975, i blocchi sovietico, arabo e dei Paesi non allineati unirono le forze per calunniare il sionismo come razzismo.
Oggi, osserva il rapporto, l’Organizzazione della Cooperazione Islamica, il Gruppo arabo, il Movimento dei Paesi non allineati e le nazioni in via di sviluppo allineate con la Cina “sono in grado di generare maggioranze automatiche o quasi automatiche”.
Secondo i dati di UN Watch, dal 2015 l’Assemblea Generale ha adottato 187 risoluzioni di condanna contro Israele: “più del doppio del totale di quelle adottate contro Russia, Cina, Iran, Siria, Corea del Nord, Myanmar, Qatar, Pakistan, Cuba e Venezuela messe insieme”.
I voti si trasformano in “mandati, commissioni, bilanci, obblighi di rendicontazione e rinvii a giudizio”: elementi costitutivi di una burocrazia permanente che fornisce conclusioni anti-israeliane, poi riprese dalle agenzie umanitarie e da altre organizzazioni delle Nazioni Unite.
Rileva il rapporto: “Un organismo delle Nazioni Unite ne cita un altro, fino a quando le accuse generate all’interno del sistema assumono l’apparenza di una convalida indipendente”.
Quelle conclusioni vengono utilizzate da governi, giornalisti, ONG e tribunali per inserire Israele nelle loro liste nere e sanzionarlo.
La Corte Internazionale di Giustizia è pronta ad abbassare la soglia della definizione legale di genocidio con questo stesso scopo.
Solo Israele è oggetto, per regolamento, di un punto fisso all’ordine del giorno del Consiglio per i diritti umani in ogni sua sessione ordinaria, oltre che di una “Commissione d’inchiesta a tempo indeterminato e di un mandato di Relatore Speciale unico nel suo genere per durata indefinita”.
A ciò si aggiungono il Comitato per l’esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese, la Divisione per i diritti dei palestinesi, il Sistema informativo sulla questione palestinese e l’UNRWA, l’agenzia per i profughi palestinesi progettata per durare all’infinito.
La domanda è: perché gli Stati Uniti e le altre democrazie finanziano questa discriminazione, che mina la capacità di tutti di combattere il terrorismo?
Finché i finanziamenti non saranno subordinati allo smantellamento dei meccanismi speciali dell’ONU contro Israele, il linciaggio politico continuerà.
(Da: Wall Street Journal, 24.9.26)