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Setteottobre Rassegna Stampa
26.09.2026 Tyler Oliveira, l’inchiesta che mette gli ebrei sul banco degli imputati
Commento di Shira Navon

Testata: Setteottobre
Data: 26 settembre 2026
Pagina: 1
Autore: Shira Navon
Titolo: «Tyler Oliveira, l’inchiesta che mette gli ebrei sul banco degli imputati»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE  il commento di Shira Navon dal titolo: "Tyler Oliveira, l’inchiesta che mette gli ebrei sul banco degli imputati"

Tyler Oliveira, l’inchiesta che mette gli ebrei sul banco degli imputati

Il video sulle presunte frodi nelle scuole ortodosse parte da casi reali e trasforma i sospetti in un’accusa collettiva

 

Quasi dieci milioni di visualizzazioni in meno di due giorni e un titolo che emette la sentenza prima ancora di presentare le prove. Tyler Oliveira, 26 anni, quasi dieci milioni di iscritti su YouTube, ha pubblicato alla vigilia di Yom Kippur un video di 55 minuti intitolato «Ho scoperto una rete di frode ebraica che ruba ai bambini poveri». L’aggettivo è il cuore dell’operazione. Non una frode commessa da determinate persone, qualora venga dimostrata, bensì una «frode ebraica».

Il terreno dal quale Oliveira parte è serio. E-Rate è un programma federale americano che finanzia l’accesso a internet e i servizi di telecomunicazione nelle scuole e nelle biblioteche, arrivando a coprire fino al 90 per cento dei costi per gli istituti con un’alta percentuale di studenti provenienti da famiglie a basso reddito.

Gli abusi esistono e alcuni sono già arrivati davanti ai giudici. Nel gennaio scorso Richard Bernstein, consulente scolastico che lavorava anche con il programma E-Rate, si è dichiarato colpevole davanti a un tribunale federale di Brooklyn di aver indirizzato contratti verso fornitori dai quali riceveva segretamente una parte dei profitti. Secondo il dipartimento della Giustizia, la sua società incassò oltre 100 mila dollari in tangenti. Bernstein ha accettato di restituire 137.576 dollari e rischia fino a cinque anni di carcere.

Su questa base Oliveira costruisce la propria «inchiesta». Sostiene di avere individuato dieci società che forniscono servizi a 77 istituzioni ebraiche e afferma che, su 633 gare esaminate, nel 93,7 per cento dei casi sarebbe arrivata una sola offerta oppure nessuna offerta concorrente. Secondo i suoi calcoli, le entità da lui collegate avrebbero richiesto 43 milioni di dollari dal 2017, ottenendone più di 15, mentre altri 5,7 milioni sarebbero ancora in attesa di pagamento.

Sono elementi che possono meritare controlli. Il problema comincia esattamente dove finiscono i fatti accertati. Lo stesso Oliveira è costretto a precisare nella descrizione del video che, esclusi i procedimenti già conclusi con ammissioni di colpevolezza o condanne, nessuna delle persone, scuole o aziende mostrate è stata accusata di un reato. Nessun tribunale e nessuna autorità ha stabilito che i prezzi o le procedure citati siano illegali. Anche una gara con un unico offerente, riconosce Oliveira, da sola non dimostra una frode.

La cautela relegata nelle precisazioni scompare però dal titolo, dalle immagini e dal linguaggio. A New Square, villaggio chassidico nello Stato di New York, Oliveira filma gli abitanti che lo seguono e li definisce «l’intera gang». Dice che potrebbero aggredirlo, benché nelle immagini l’aggressione non avvenga, e scherza sull’aspetto degli uomini ortodossi e sulle loro barbe. Il sospetto su determinate operazioni economiche finisce così per fondersi con la rappresentazione di una comunità.

È un metodo che Oliveira aveva già utilizzato. Nei mesi scorsi aveva pubblicato video su Kiryas Joel e Lakewood con titoli che parlavano di una città «invasa da ebrei dipendenti dal welfare» e di una «invasione ebraica» del New Jersey. A maggio Israele gli ha impedito l’ingresso nel Paese. Il ministero per gli Affari della diaspora motivò la decisione sostenendo che la sua attività oltrepassava la critica legittima e comprendeva contenuti con caratteristiche antisemite.

Il nuovo video mostra quanto sia sottile, nell’ecosistema dei social, il confine fra un documento che merita un’indagine e un pregiudizio che aspetta soltanto una conferma. Le reazioni sono arrivate immediatamente. Migliaia di utenti hanno parlato degli ebrei come di una «mafia», altri hanno riesumato allusioni al denaro e al potere e qualcuno ha sostenuto che perfino i bambini ebrei vengano educati alla frode.

Oliveira chiede ora alle autorità americane di bloccare i 5,7 milioni di dollari ancora da versare e di indagare. È una richiesta sulla quale spetterà agli organismi competenti pronunciarsi. Nel frattempo il meccanismo della rete ha già fatto il suo lavoro. Le responsabilità individuali richiedono documenti, indagini, contraddittorio e tribunali. Per trasformarle in una colpa degli ebrei sono bastati un titolo, un video e milioni di clic.

Ho mantenuto ben distinta la frode già accertata nel caso Bernstein dalle accuse ancora prive di accertamento giudiziario: è il punto che rende il pezzo, secondo me, molto più solido.


info@setteottobre.com

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