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Setteottobre Rassegna Stampa
25.09.2026 La Germania divisa sull’antisemitismo
Commento di Giorgio Berruto

Testata: Setteottobre
Data: 25 settembre 2026
Pagina: 1
Autore: Giorgio Berruto
Titolo: «La Germania divisa sull’antisemitismo»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Giorgio Berruto dal titolo: "La Germania divisa sull’antisemitismo"

Merz lancia l’allarme sugli ebrei in Germania`

Merz: “Una vergogna”. La Linke nuovo partito islamogoscista?

Dopo le elezioni regionali a Berlino e nel Mecklenburg-Vorpommernil cancelliere Friedrich Merz ha scelto un tema destinato a pesare ben oltre il risultato delle urne: la sicurezza della vita ebraica in Germania. Nella conferenza stampa del 21 settembre il cancelliere ha individuatonell’antisemitismo una questione centrale della politica nazionale, legandola direttamente alla credibilità delle istituzioni democratiche. «La CDU e anch’io personalmente faremo tutto il possibile affinché la vita ebraica in Germania e anche qui nella capitale, a Berlino, sia sicura», ha detto Merz. E ha aggiunto: «Laddove questa sicurezza sia minacciata, ci opporremo con tutto ciò che abbiamo a disposizione». 

Il cancelliere ha quindi rivolto il suo messaggio alle comunità ebraiche «di Berlino e del mondo», denunciando ciò che, dopo il 7 ottobre 2023, vediamo ogni giorno nelle strade, nelle piazze e nei media.«Questa è una vergogna per la Germania — eine Schande für Deutschland — e farò tutto il possibile per riportare la situazione sotto controllo e respingerla». 

Merz ha parlato di un odio antiebraico «crescente, radicale e apertamente espresso», soprattutto a Berlino, sottolineando come sempre più spesso esso, anziché essere esecrato, venga rivendicato e accolto persino con applausi. «Il fatto che la vita ebraica in Germania non sia più sicura è la più grave ipoteca degli ultimi anni», ha concluso.

Quelle di Merz non sono parole generiche e astratte. Sono arrivate il giorno dopo due elezioni regionali che hanno ridisegnato gli equilibri politici tedeschi e soprattutto dopo la vittoria nella capitale della Linke — la sinistra parlamentare radicale. A Berlino, infatti, i numeri rendono possibile una maggioranza tra Linke, SPD (socialdemocratici) e Verdi. Ed è esattamente a questa eventualità che Merz si è rivolto: «Spero vivamente che soprattutto la SPD, ma anche i Verdi, diano qui una risposta molto chiara». Dove il “qui” è l’odio antiebraico dilagante. Come in Italia, anche in Germania non manca, specie nella Linke ma non solo, chi si dice a parole avverso all’odio contro gli ebrei, ma perde di colpo la parola quando i suoi artefici sono musulmani o viene compiuto in nome della negazione esistenziale di Israele.

Anche il presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, Josef Schuster, è intervenuto dopo il voto berlinese, affermando che la Linke si è resa «ripetutamente protagonista di sconfinamenti antisemiti» durante la campagna elettorale. Difficile dargli torto se —per limitarsi a un esempio — durante una manifestazione elettorale della Linke dal palco è stata invocata l’«intifada» e la morte di soldati israeliani, con una parte del pubblico che accompagnava gli slogan cantando e ballando. Per Schuster il fatto che la Linke abbia vinto nonostante questi episodi è «profondamente inquietante» e toglie credibilità al partito nella lotta contro l’odio antiebraico. Come Merz, anche Schuster fa appello a SPD e Verdi perché non portino la Linke al governo del Land.

La leader berlinese della Linke Elif Eralp ha dichiarato che «l’antisemitismo con me non ha alcuna possibilità» e promesso protezione alla vita ebraica. Molti in Germania però dubitano che il suo partito abbia la capacità o la volontà di impedire che posizioni antisemite — specie musulmane e terzomondiste — trovino spazio al suo interno.L’ascesa della Linke a Berlino e dell’odio antiebraico all’interno della Linke va collocata inoltre nel contesto europeo. È possibile che il partito della sinistra radicale tedesca ripercorra con qualche anno di ritardo il percorso della France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, partito francese fino a qualche anno fa di estrema sinistra divenuto oggi qualcosa d’altro.

Qualcosa che sempre più osservatori chiamano “islamogoscismo”, un ibrido cioè di islamismo e sinistra nel segno dell’antioccidentalismo, del vittimismo antiebraico e dell’assistenzialismo di stato. Come per la France insoumise, anche per la Linke tedesca lo slittamento ideologico — e la tolleranza, quando non addirittura l’aperta promozione del pregiudizio antiebraico — sarebbe parallelo allo spostamento di una fetta sempre più grande del voto islamico verso questi partiti. Si tratta comunque di una possibile strada che sembra che alcuni dirigenti della Linke siano intenzionati a battere. Va distinta dunque dall’islamogoscismo francese, che rappresenta già oggi una realtà. Anche rispetto all’utilizzo in Italia da parte del cosiddetto Campo largo dell’ideologia pro-pal come totem identitario la Linke appare sensibilmente più indietro. Molti ebrei tedeschi temono però che la distanza possa rapidamente accorciarsi.

In ogni caso l’antisemitismo è diventato un terreno sul quale si misuranonon solo le capacità di uno Stato di garantire sicurezza e diritti degli ebrei, ma anche i confini delle alleanze. È questo il vero banco di prova aperto dalle parole di Merz. Inutile aggiungere che parole simili da parte dell’attuale governo italiano non le abbiamo ancora sentite.

 


info@setteottobre.com

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