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Il Foglio Rassegna Stampa
25.09.2026 La visita lampo di Netanyahu all’Onu: isolato e agguerrito
Commento di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 25 settembre 2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «La visita lampo di Netanyahu all’Onu: isolato e agguerrito»

Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Giulio Meotti dal titolo: "La visita lampo di Netanyahu all’Onu: isolato e agguerrito"

 Informazione Corretta

Giulio Meotti

 

Mentre numerosi delegati dell’Onu uscivano dalla sala all’inizio dell’intervento di Benjamin Netanyahu, il premier israeliano ha detto: “Se ci sono altri codardi che non hanno lasciato l’aula, fatelo ora”. “Bibi” ha parlato di Iran: “Se non avessimo distrutto le installazioni atomiche iraniane saremmo morti e abbiamo difeso anche molti paesi i cui delegati hanno lasciato quest’aula. Molti ci hanno poi ringraziato in privato. Ipocriti”. Ha evocato il fratello Yonatan e il raid di Entebbe. Ha parlato del 7 ottobre (“per un paese di dieci milioni è come 40 mila americani uccisi in meno di 24 ore”) per rivendicare le guerre: “Quale altro paese grande come il New Jersey avrebbe combattuto su sette fronti contro questi barbari?”. Poi Netanyahu ha tirato fuori un cercapersone, come quelli di Hezbollah fatti esplodere da Israele.

Netanyahu ha sempre usato l’Assemblea generale per scuotere l’opinione pubblica. Nel 2009, appena tornato al potere, il giorno dopo il discorso del negazionista dell’Olocausto Mahmoud Ahmadinejad, Netanyahu gridò “vergogna” mostrando le mappe di Auschwitz. Nel 2012 tracciò la “linea rossa” al programma nucleare iraniano col disegno di una bomba e la miccia accesa. Nel 2015, Netanyahu osservò quaranta secondi di silenzio contro l’inerzia dell’Onu di fronte alle intenzioni di Teheran. Nel 2017, Netanyahu si rivolse al popolo iraniano in persiano: “Non siete nostri nemici”. Nel 2023, alla vigilia di una pace con l’Arabia Saudita che non si sarebbe mai concretizzata, Netanyahu pronunciò la parola “pace” quaranta volte. Poi è il 7 ottobre. L’anno scorso, Netanyahu ha parlato in un’aula di seggi vuoti e ha detto: “Dare ai palestinesi uno stato a un chilometro da Gerusalemme dopo il 7 ottobre è come dare ad al Qaida uno stato a un chilometro da New York dopo l’11 settembre”. Nell’ombra lunga del 7 ottobre ieri Netanyahu ha compiuto la visita più breve da quando nel 1998 ha parlato per la prima volta all’Onu. Ha trascorso sei ore a New York, il tempo di parlare e ripartire, senza incontrare Donald Trump. Per Bibi solo un incontro con il segretario di stato, Marco Rubio. La brevità della visita è dovuta, oltre che all’isolamento, alle preoccupazioni per la sicurezza e per le manifestazioni indette dal sindaco di New York Zohran Mamdani. Netanyahu lo ha attaccato dal Palazzo di vetro: “Nessun ebreo è più sicuro qui a New York”. Intanto cinquecento cartelloni pagati da Israele chiedevano: “Da che parte state, Israele e Usa, libertà vita e civiltà? O Iran, Hamas e Hezbollah, terrore morte e tirannia?”. Anche l’itinerario del volo di Netanyahu rifletteva la visita inusuale. Prima la sua flotta ha evitato l’Irlanda, uno dei paesi europei più antisraeliani, per evitare di essere arrestato (Grecia e Italia gli hanno consentito di passare). Poi l’aereo di Netanyahu è atterrato non al Jfk, ma allo Stewart International Airport di Newburgh, a cento chilometri da New York. Nessun benvenuto per il primo ministro dell’unico paese che ha combattuto al fianco degli Stati Uniti contro l’Iran. Bibi è stato costretto a entrare negli Stati Uniti quasi di nascosto, mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian passeggiava senza contestazioni (a parte quelle della diaspora iraniana). Il giorno prima di Netanyahu, chiunque avesse parlato all’Onu si era sentito in dovere di puntare il dito contro Israele. António Guterres ha detto persino di non aver “mai visto uccisioni e distruzioni come quelle a Gaza in tutti i miei anni come segretario generale”, sebbene durante il suo mandato più di 600 mila persone siano state massacrate o morte di fame in Etiopia, 377 mila in Yemen, 150 mila in Sudan e altre decine di migliaia in Ucraina. All’Onu, Netanyahu non aveva vicino a sé l’ambasciatore israeliano Yechiel Leiter, volato in Israele dopo che un terrorista palestinese gli ha quasi ucciso il figlio in servizio militare a un checkpoint. “Cari dell’Onu, sapete cosa farebbe un missile balistico su questa sede?”, ha detto Netanyahu all’Assemblea generale. “Contro di noi ne hanno lanciati più di mille. I giorni in cui gli ebrei marciano verso la morte sono finiti”.

Nessun paese, neanche il figlio del dittatore della Guinea equatoriale Teodoro Obiang Nguema Mbasogo al potere dal 1979 e che ha parlato prima di Netanyahu, si è mai sentito più isolato al Palazzo di vetro.

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