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Shalom Rassegna Stampa
21.09.2026 La tavola dell’angelo: un’antica usanza per Yom Kippur
Cronaca di Claudia De Benedetti

Testata: Shalom
Data: 21 settembre 2026
Pagina: 1
Autore: Claudia De Benedetti
Titolo: «La tavola dell’angelo: un’antica usanza per Yom Kippur»

Riprendiamo da SHALOM la cronaca di Claudia De Benedetti dal titolo: "La tavola dell’angelo: un’antica usanza per Yom Kippur"

Nelle case di alcune famiglie ebraiche italiane la notte di Kippur è accompagnata da gesti domestici, tramandati con discrezione di generazione in generazione, gesti semplici, spesso affidati alla memoria delle nonne, tra essi la tavola dell’angelo per Yom Kippur. Alla fine del pasto consumato prima dell’entrata del digiuno viene apparecchiata la tavola per un ospite invisibile e benevolo: la tovaglia bianca ricamata, qualche elemento ricorrente come il libro di preghiere, un bicchiere di acqua, un dolce, in alcune famiglie, il grano e una piccola mano di pasta forgiata nell’atto di impartire la benedizione sacerdotale.

L’impasto a base di acqua e farina è l’immagine più simbolica dell’usanza, della preghiera silenziosa che si alza verso il cielo per chiedere la protezione che a Kippur accompagna idealmente l’uomo nel suo desiderio di perdono e di rinnovamento. Accanto alla mano di pasta, il grano acquista un significato altrettanto intenso. Il chicco è il principio del pane, ma è anche il seme che deve attraversare la terra e il buio prima di germogliare. È una promessa di vita. E la sua forza sta proprio nella semplicità: non occorrono oggetti preziosi, anche se in qualche famiglia sacerdotale vi è l’uso di mettere un anello all’anulare della mano di pasta, raccontano un ebraismo vissuto nelle case della nostra penisola, da nord a sud, un ebraismo nel quale la tradizione religiosa si intreccia con l’identità, con la spiritualità, con l’osservanza e con la cultura del luogo. Nessuno sa spiegare da dove sia nata questa usanza, ma non è necessario. Ci sono tradizioni che non chiedono di essere spiegate: chiedono di essere tramandate.

La tavola dell’angelo rimane intonsa fino al termine di Kippur, intorno c’è tutto il popolo ebraico, tutta la sua memoria, tutta la sua speranza.

Voglia Hashem che le nostre case siano protette, che le nostre famiglie siano benedette, che chi non è più con noi continui a vivere nella nostra tavola, nel ricordo, e che questo Kippur porti con sé, anche quest’anno, la forza di perdonare.

Foto credit: Pino Dall’Aquila, tratte dal libro “Colori e Sapori della cucina ebraica italiana”.


redazione@shalom.it

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