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Setteottobre Rassegna Stampa
21.09.2026 Tre voci dal Medio Oriente sfidano la propaganda anti-Israele nei campus americani
Cronaca di Paolo Montesi

Testata: Setteottobre
Data: 21 settembre 2026
Pagina: 1
Autore: Paolo Montesi
Titolo: «Tre voci dal Medio Oriente sfidano la propaganda anti-Israele nei campus americani»

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Paolo Montesi dal titolo: "Tre voci dal Medio Oriente sfidano la propaganda anti-Israele nei campus americani"

Tre voci dal Medio Oriente sfidano la propaganda anti-Israele nei campus americani

Un’israeliana, una bahreinita musulmana e un cristiano nato in Libano incontrano gli studenti negli Stati Uniti. L’iniziativa di Noa Tishby porta nelle università testimonianze dirette contro disinformazione ed estremismo

 

Un’ebrea israeliana, una musulmana del Bahrein e un cristiano nato in Libano. Tre storie diverse, tre identità che difficilmente trovano spazio nel racconto schematico del Medio Oriente diventato dominante in molti campus americani. Noa Tishby li ha riuniti per un tour di quattro giorni nelle università degli Stati Uniti con un obiettivo preciso: rispondere alle campagne ostili contro Israele attraverso le testimonianze di chi quella regione la conosce per esperienza diretta.

L’iniziativa si chiama “Voices of the Middle East” ed è organizzata da Eighteen18, l’associazione fondata e diretta dalla stessa Tishby, attrice, autrice e attivista israeliana, già inviata speciale di Israele per la lotta all’antisemitismo e alla delegittimazione.

Accanto a lei ci sono Fatema Al Harbi, direttrice degli Affari del Golfo di Sharaka, organizzazione impegnata nel dialogo tra Israele e il mondo arabo, e Jonathan Elkhoury, cristiano libano-israeliano attivo nella difesa delle minoranze. Tutti e tre condividono l’opposizione all’estremismo e la convinzione che i rapporti tra israeliani e arabi possano essere costruiti su basi diverse da quelle proposte dalle ideologie che puntano sul conflitto permanente.

Il significato dell’iniziativa sta soprattutto nella provenienza dei suoi protagonisti. Nei campus americani, dove dopo il 7 ottobre le proteste contro Israele hanno assunto una dimensione senza precedenti, il Medio Oriente viene spesso ridotto a categorie rigide. “Voices of the Middle East” cerca di introdurre in questo scenario esperienze che difficilmente possono essere ricondotte a uno slogan.

Emblematico è il percorso di Fatema Al Harbi. Cresciuta in Bahrein, racconta di essere stata educata in un ambiente profondamente segnato dalla propaganda anti-israeliana. Con il tempo ha cambiato prospettiva ed è diventata una sostenitrice del dialogo con Israele. Secondo Al Harbi, oggi molti bahreiniti hanno modificato anche la propria percezione degli equilibri regionali: Israele ha cessato di essere considerato la principale minaccia, mentre l’attenzione si è spostata sull’Iran e sulla sua politica di espansione e influenza in Medio Oriente.

È proprio questo genere di testimonianza che Tishby vuole portare davanti agli studenti americani: la voce di persone che provengono dalla regione e che descrivono una realtà più complessa rispetto alla contrapposizione assoluta tra Israele e mondo arabo. «Non siamo d’accordo su tutto, però crediamo tutti nella pace e crediamo gli uni negli altri», ha spiegato Tishby. «Questo è il vero futuro del Medio Oriente e gli studenti americani meritano di vederlo».

Dopo aver dedicato una parte importante della propria attività pubblica alla lotta contro l’antisemitismo e la delegittimazione di Israele, Tishby considera ormai le università americane uno dei luoghi decisivi del confronto. E sceglie di entrarvi con una bahreinita musulmana e un cristiano libanese al proprio fianco. Una composizione che, da sola, mette in discussione parecchi degli schemi con cui il Medio Oriente viene raccontato.

 


info@setteottobre.com

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