Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE la cronaca di Alessandro Carmi dal titolo: "Una bomba atomica francese su Tel Aviv, RMC si scusa"

Nel documentario sulle nuove armi francesi una simulazione mostra un’esplosione nucleare sulla città israeliana. Il film è stato ritirato
Un Rafale francese lancia il futuro missile nucleare, l’ordigno raggiunge una città affacciata sul Mediterraneo e sullo schermo si alza il fungo atomico. Quella città è Tel Aviv. È accaduto in un documentario trasmesso il primo settembre da RMC Découverte, canale televisivo francese dedicato alla divulgazione, che diciassette giorni dopo ha riconosciuto l’errore, presentato le proprie scuse e ritirato il film da tutte le piattaforme.
Il documentario, Nouveau Rafale, drones et canons – la révolution dans l’armement français, era dedicato alla nuova generazione dei sistemi d’arma francesi e, in particolare, al Rafale F5 e all’ASN4G, il missile nucleare ipersonico destinato in futuro a essere trasportato dal caccia. Per mostrarne le possibili capacità, la produzione aveva inserito una simulazione tridimensionale di un attacco contro una città costiera.
Il problema è che lo scenario scelto non era immaginario. Héloïse Fayet, ricercatrice dell’Institut français des relations internationales specializzata in questioni nucleari, ha riconosciuto nello skyline quello di Tel Aviv e il 17 settembre ha chiesto pubblicamente spiegazioni a RMC Découverte. Il giorno seguente la rete ha ammesso che l’immagine utilizzata rappresentava effettivamente la città israeliana.
La sequenza era tanto più impressionante perché serviva a illustrare l’ASN4G, arma ancora in fase di sviluppo che dovrebbe entrare in servizio intorno al 2035 e sostituire l’attuale ASMPA-R. Secondo le informazioni disponibili, il nuovo missile avrà una gittata superiore ai mille chilometri e costituirà una componente della futura deterrenza nucleare aerea francese.
RMC Découverte ha spiegato che il filmato proveniva da una banca professionale di immagini che lo aveva «identificato e catalogato in maniera errata». La rete ha annunciato l’immediata sospensione di ogni ulteriore trasmissione del documentario, la rimozione dalle proprie piattaforme e la preparazione di una versione corretta. Ha inoltre lasciato aperta la possibilità di intraprendere azioni legali nei confronti dei responsabili dell’errore.
Anche il regista Alex Gary ha preso le distanze dall’accaduto. Si è detto «profondamente scioccato» e ha spiegato che nella descrizione del materiale acquistato non compariva alcuna indicazione che consentisse di identificare una città reale e, in particolare, Tel Aviv. Se ne fosse stato consapevole, ha assicurato, non avrebbe utilizzato quelle immagini.
Il documentario era stato visto alla prima diffusione da circa 241 mila spettatori, pari all’1,5 per cento del pubblico televisivo francese di quella fascia oraria. Prima della rimozione, però, la sequenza aveva già cominciato a circolare sui social. L’ambasciatore israeliano in Francia, Joshua Zarka, l’ha rilanciata definendola una simulazione animata di un attacco nucleare francese contro Tel Aviv, precisando al tempo stesso di ritenere che dietro la scelta delle immagini non vi fosse un’intenzione deliberata.
Proprio questo elemento distingue l’episodio da una provocazione intenzionale. Le informazioni disponibili indicano un grave errore nella selezione del materiale visivo, riconosciuto dalla rete e dal regista. Rimane tuttavia difficile ignorare l’effetto prodotto da quelle immagini, soprattutto nel momento in cui vengono separate dal contesto originario e cominciano a vivere autonomamente sui social.
Un documentario nato per raccontare il futuro della deterrenza francese ha così finito per produrre un’immagine che nessuno dei suoi autori sostiene di avere voluto creare: un’arma nucleare francese che esplode sopra Tel Aviv. Per cancellarla dal film sono bastati pochi minuti di montaggio. Dalla rete, dove ormai aveva cominciato a circolare, sarà assai più difficile.