Riprendiamo da IL TEMPO la cronaca di Davide Di Segni dal titolo: "Milano, rabbino aggredito da tre giovani di origine araba. Meghnagi: "Colpa di chi ostacola il ddl antisemitismo""

Stava aspettando l’autobus in zona Bande Nere, a Milano, il rabbino di sessant’anni che ieri è stato gravemente aggredito da tre persone di origine araba nel cuore del quartiere ebraico. Vestiti di nero e blu scuro, i volti scoperti in senso di impunità e il telefono in mano. I violenti lo hanno prima insultato e poi, in segno di oltraggio, gli hanno sputato e tolto il cappello che indossava sopra al copricapo religioso della Kippah. Solo alla fine, dopo averlo spaventato, sono passati all’azione arrivando perfino a colpirlo con dei calci ai testicoli.
Grazie al tempestivo intervento delle Forze dell’Ordine, i responsabili del gesto sono stati fermati in una stazione della metropolitana. Solidarietà è giunta da parte del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha condannato l’accaduto e chiarito che «violenza e odio antisemita non possono trovare spazio nella nostra società e devono essere contrastati con fermezza, attraverso l’accertamento dei fatti e l’individuazione delle responsabilità». Dura è stata la reazione della Comunità Ebraica di Milano, il cui presidente Walker Meghnagi ha riferito al nostro giornale di puntare il dito «contro Avs, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, che sono contrari al ddl antisemitismo». E ha aggiunto: «È colpa loro se succedono queste cose. Si tratta di azioni a sfondo razziale, non semplici rapine, e loro ancora votano alla Camera emendamenti contro il provvedimento a tutela degli ebrei. Li accuso apertamente».
La vittima, secondo quanto riferito, si è recata in questura per formalizzare la denuncia e non ha avuto bisogno di ricovero ospedaliero per le ferite riportate. «Un fatto mefistofelico - ha aggiunto Davide Romano, presidente del Museo Brigata Ebraica - Ora credo sia doveroso andare oltre e capire chi siano i loro mandanti morali». L’episodio, che si inserisce in un crescendo di odio antiebraico esploso dal 7 ottobre 2023 e legato al radicalizzarsi delle proteste pro-Palestina, arriva a nemmeno due mesi da un caso analogo che ha riguardato proprio i figli del rabbino aggredito.
Lo scorso luglio i tre minori erano stati immotivatamente fermati all'interno di un negozio da una guardia giurata che, dopo aver chiesto e saputo della loro nazionalità israeliana, aveva iniziato una perquisizione approfondita nei loro confronti senza trovare poi alcuna presunta refurtiva. Stessa scena rio destinato, qualche giorno dopo, al loro fratello maggiore entrato nel negozio assieme alla famiglia. Medesimo protocollo, seguito da una intimidazione: «Potrei anche spogliarti». Frase che aveva acceso l'aria e spinto la vittima a filmare il tutto per autotutelarsi, fino all'arrivo del responsabile. Il manager era però solamente riuscito a peggiorare la situazione, chiedendo la cancellazione di foto e video girati come condizione per farli uscire dalla struttura.
E ancora, a giugno, dopo essere usciti dalla sinagoga di Via dei Gracchi, due giovani ebrei di 15 e 18 anni erano stati avvicinati da tre ragazzi - due egiziani e un italiano - che prima li hanno insultati e poi hanno strappato a uno di loro il telefono per infine scappare in direzioni diverse. Un clima pesante, che per Meghnagi ricorda «i pogrom subiti durante la Seconda guerra mondiale».
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