Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo del Times of Israel dal titolo: "Nel silenzio generale, la Tunisia proroga a 10 mesi la detenzione degli attivisti della flottiglia “Sumud 4”. Domanda: come mai la detenzione per pochi giorni di attivisti della Flottiglia da parte di Israele suscitò enorme attenzione e indignate condanne mentre quella attuata per molti mesi dalle autorità tunisine viene quasi completamente ignorata?"
Scrive Mathilda Heller: Mesi fa il fermo per pochi giorni, e la successiva espulsione da Israele, degli attivisti della “Global Sumud Flotilla” suscitò un’enorme attenzione internazionale a livello di media, governi, organizzazioni umanitarie, università.

Mathilda Heller
Viceversa, la detenzione – che si protrae da mesi – di quattro membri di quello stesso movimento da parte delle autorità tunisine suscita così poca attenzione da essere quasi totalmente ignorata o addirittura sconosciuta.

Attività “didattiche” persino in una scuola elementare, quando si tratta della Flottiglia in Israele. Silenzio quasi totale quando non si tratta dello stato ebraico, ma di uno stato arabo
Venerdì scorso, il giudice istruttore della Sezione economico-finanziaria del sistema giudiziario tunisino ha prorogato di altri quattro mesi la detenzione di quattro attivisti che avevano partecipato alla Flottiglia per Gaza del 2025.
Wael Naouar, Ghassen Henchiri, Ghassen Boughdiri e Nabil Chennoufi – i cosiddetti “Sumud 4” – sono detenuti dal marzo 2026 con l’accusa di riciclaggio di denaro e appropriazione indebita di fondi provenienti da donazioni. I legali che rappresentano i quattro attivisti affermano che le accuse a loro carico sono infondate e che si tratta di accuse che vengono spesso utilizzate in Tunisia per mettere a tacere gli oppositori politici.
Uno di loro, Naouar, è in sciopero della fame dal 16 agosto, una protesta a cui intendono unirsi anche gli altri tre.
“Scegliendo di incarcerare quattro organizzatori mentre prolunga tacitamente un’indagine priva di sostanza – ha dichiarato la Global Sumud Flotilla – lo Stato tunisino sta infangando la propria tradizione storica di paladino della solidarietà con i palestinesi”.
Il movimento ha richiamato l’attenzione su un nuovo rapporto di Human Rights Watch, pubblicato la settimana scorsa, secondo cui le autorità tunisine stanno “intensificando la repressione nei confronti delle organizzazioni della società civile, locali e internazionali, e dei loro membri, colpendoli con arresti e detenzioni arbitrarie, indagini finanziarie e penali e sospensioni arbitrarie”.
Secondo il rapporto di Human Rights Watch, dal 2025 almeno 47 persone legate a ONG in Tunisia sono state perseguite penalmente e 14 sono state condannate a pene detentive.
Un aspetto singolare di questa vicenda è la scarsissima attenzione mediatica che sta ricevendo.
Mentre il breve fermo dei membri della Flottiglia da parte delle autorità israeliane aveva scatenato indignazione internazionale, tra condanne e interventi diplomatici, la detenzione di sei mesi (ora prorogata a dieci mesi) di quattro attivisti della Flottiglia da parte delle autorità tunisine viene a malapena menzionata dai media internazionali, ed è pressoché ignorata dalle opinioni pubbliche.
Lo scorso aprile, Israele ha intercettato delle imbarcazioni e ha trattenuto per 2 o 3 giorni gli attivisti a bordo della seconda Flottiglia “Global Sumud”, con la sola eccezione del palestinese con cittadinanza spagnola Saif Abu Keshek e del brasiliano Thiago Ávila, che sono stati trattenuto per una decina di giorni prima di essere anche loro espulsi come tutti gli altri.
All’epoca, ong come Reporters Without Borders condannarono Israele per il “rapimento” di tre “giornalisti”, e l’intera vicenda venne ampiamente coperta da tutti i media del mondo, suscitando anche la condanna di molti ministri degli esteri.
Per qualche motivo, tuttavia, quando gli stessi attivisti vengono trattenuti in altri Paesi – specialmente in un Paese arabo – l’indignazione è minima o scompare del tutto.
Non si vuole sostenere che le circostanze delle due vicende, in Israele e in Tunisia, siano identiche sotto ogni aspetto.
Ma resta aperto un interrogativo sulla clamorosa disparità dell’attenzione internazionale: come mai la detenzione di attivisti, legati allo stesso movimento, ha suscitato una così vasta condanna quando è stata attuata per pochi giorni da Israele, mentre la detenzione (preventiva) che dura da molti mesi da parte delle autorità tunisine attira un’attenzione internazionale così scarsa?
(Da: Jerusalem Post, israele.net, 14.9.26)