Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 17/09/2026, il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo:"Se l'Arabia risceglie l’Occidente"

Fiamma Nirenstein
Il geniale, giovane rais saudita che affascina molti col disegno di modernizzare il cuore dell’Islam sunnita da cui, con la Mecca e la Medina, il segno del Profeta emana egemonia globale, cambia rotta. Muhammed Bin Salman pensava di navigare la guerra a piacimento, il leader arabo più coccolato da Trump, il più corteggiato da Israele, il più potente e ricco a causa dell’immensa riserva di petrolio che la sua terra gli regala, il più significativo del mondo arabo. Se lui soffre, tutto il mondo arabo non è contento, e così è adesso. Crisi generale per la sua debolezza. La logica di questa guerra ha un chè di ineluttabile, non funziona il suo far l’indifferente sotto missili e droni iraniani; e ora gli Houty, tragica emanazione di un Iran ormai agli sgoccioli, inferocito, gli fanno paura… ha creduto di starne fuori, e c’è dentro fino al collo.
Così Adesso Bin Salman, dopo essere stato castigato dalla più misera delle emanazioni iraniane, ha capito di nuovo che l’amicizia si trova dove si deve abbattere un nemico comune, e aveva proprio sbagliato quando poche settimane fa stretto il patto della Mecca: tre grandi potenze islamiche Turchia, Pakistan e Arabia Saudita, associate nella buona e la cattiva sorte, per sempre. Peccato che la Turchia non abbia mai avuto intenzione di smettere di occhieggiare all’Iran e tantomeno ai suoi angeli custodi Russia e Cina; e il Pakistan poi... È lontano. Qui vicino Bin Salman si rivolge all’Egitto, dove è andato in visita e almeno con al Sisi vige una solidarietà sunnita; fa firmare un documento alla sua “Associazione di cooperazione islamica”, nove nazioni che condannano l’attacco degli Houty. E si è rivolto a Centcom, che però aspetta finché Trump va alle elezioni di mid term; Vance si è fatto cura di riconfermare la cautela americana anche sventolando una sua lontananza da Israele che ha un suono tutto elettorale. Israele è tornato a essere un esplicito interlocutore almeno, si dice, su sicurezza e intelligence.
Non si stancata, non va in nessun posto, ci si può contare perché il nemico è lo stesso: l’Iran e gli Houty. Bin Salman ha giocato spesso con la promessa condizionale di un rapporto con Israele, in modo ambiguo. Ma La realtà è più forte dei giochi di potere. Di là tradimento, di qua interessi comuni. Come gli Houty senza limiti, cercano di colpire Mecca e Medina dopo aver chiuso Bab el Mandeb e la costa est del Mar Rosso, così sognano anche perché no, di bombardare Gerusalemme. Ma l’Iran, e questo è interessante, non gli dà il permesso.
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